mercoledì 27 Gennaio 2021

Non voltiamo le spalle alla natura

Dal mensile di novembre – L’85% dei quarantatre miliardi di tonnellate di anidride carbonica emessi in atmosfera nel 2019 dalle attività antropiche proviene dal consumo di carbone, petrolio e gas e dalla produzione di cemento; il restante 15%, quasi sei miliardi, dalla distruzione e dalla degradazione del manto forestale. Un rapporto Onu pubblicato lo scorso settembre conferma che i cambiamenti climatici sono tra i cinque principali fattori di declino delle foreste, e della natura in generale. Gli scienziati ritengono che la riduzione delle foreste, soprattutto dei tropici (dove si concentra la deforestazione mondiale) può modificare le condizioni climatiche da cui esse stesse dipendono, alterando così la loro resilienza alla deforestazione e la loro risposta ai cambiamenti climatici. A metà ottobre uno studio pubblicato su Nature da Piero Visconti e altri collaboratori stima che il ripristino del 15% degli habitat degradati in passato potrebbe evitare il 60% delle estinzioni previste, in più sequestrando quasi 300 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, il 30% dell’aumento totale nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale a oggi.

Mai come ora le foreste sono state al centro del dibattito per arrestare e invertire il declino della biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici. Con le nazioni che non riescono a fare abbastanza per contenere le proprie emissioni di gas-serra, aumenta l’attenzione verso la protezione o la piantagione di milioni di alberi. L’Unione europea, la Cina e diversi Stati Usa puntano molto sulle “nature-based solutions”.  Di fronte a questo entusiasmo, alcuni scienziati invocano maggiore cautela. Sostengono che hanno impatti climatici molto più complessi e incerti di quanto ritengano alcuni studiosi, decisori politici e ambientalisti. Sebbene gli alberi raffreddino il globo assorbendo carbonio con la fotosintesi, emettono anche un mix di sostanze chimiche, alcune delle quali, come i composti organici volatili, riscaldano il pianeta. Inoltre, le foglie scure degli alberi possono anche aumentare la temperatura assorbendo la luce solare. Diverse analisi negli ultimi anni suggeriscono che questi effetti di riscaldamento delle foreste potrebbero compensare parzialmente o completamente la loro capacità di raffreddamento. Tali preoccupazioni hanno suscitato un acceso dibattito tra gli scienziati, rischiando di rallentare lo sviluppo delle soluzioni offerte dalla natura per mitigare l’emergenza climatica. Noi siamo dell’idea che gli alberi fanno bene all’ambiente, che le foreste offrono benefici alle persone, materiali e immateriali, che ospitano gran parte della biodiversità terrestre del mondo. Inoltre, non bisogna dimenticare che le foreste possono essere nostre alleate non solo per mitigare, ma anche per adattarci ai cambiamenti climatici. In attesa che i governi assumano politiche più stringenti nei settori dell’energia, dei trasporti, dei rifiuti e dell’edilizia, non possiamo rinunciare alle soluzioni che la natura ci offre e abdicare alla protezione delle foreste esistenti e alla piantagione di nuove. Come dice il titolo di un video di George Monbiot e Greta Thunberg, le foreste vanno “protette, restaurate e finanziate”.

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