domenica 24 Gennaio 2021

“Non sottovalutiamo la stupidità umana”

Harari, scrittore israeliano

Yuval Noah Harari ha incassato endorsement importanti. Barack Obama e Bill Gates, giornali e recensori con il dente avvelenato hanno salutato questo giovane studioso israeliano come uno dei saggisti più brillanti e stimolanti in circolazione. Anche il suo mentore non celato, Jared Diamond, ha provato a spiegare le ragione del successo del bestseller internazionale che lo ha rivelato, Sapiens (Bompiani, pp. 534, 13,60 euro), con parole sicure: “Affronta le più grandi domande della storia e del mondo moderno, ed è scritto in un linguaggio incredibilmente vivido” concludendo con un “You will love it!” che sa di advertisement globalizzato. Ora esce 21 lezioni per il XXI secolo, sempre per Bompiani e nella traduzione di Marco Piani, e nello spettro tra i due numeri – quello arabo delle domande future e quello romano del flusso che abbiamo davanti – si aprono riflessioni che sanno di definitività e di pericolo anche se Harari è ironico e vitale, non certo un menagramo ma neppure un negazionista. Eccole le 21 riflessioni: disillusione, lavoro, libertà, uguaglianza, comunità, civiltà, nazionalismo, religione, immigrazione, terrorismo, guerra, umiltà, dio, laicismo, ignoranza, giustizia, post-verità, fantascienza, istruzione, senso, meditazione.
C’è tutto quello che tiene banco nei trend topic: la questione della post-verità (“La verità è che la verità non è mai stata prioritaria nel programma di Homo Sapiens”) e del lavoro, quella di Dio e della fake news, pericolosamente ma giudiziosamente intrecciate. E poi la via per conoscere la propria mente: il capitolo che chiude benevolmente il libro, con fiducia. Tutto trascendendo, anche quelle che Harari chiama le narrazioni in crisi: la liberale, la comunista, la fascista. Alla fine lo storytelling che sembra avere a che fare con il nostro futuro sembra quello degli algoritmi. Una dittatura? Forse un po’. “Le rivoluzioni portate dalle tecnologie biologiche e informatiche – spiega – ci consentiranno di esercitare il controllo sul nostro mondo interiore e ci metteranno nelle condizioni di ingegnerizzare e produrre la vita”. E ancora: “L’economia comportamentale ha permesso agli scienziati di hackerare gli esseri umani”. E, nel lungo periodo, nessun lavoro rimarrà del tutto esente dall’automazione così come, nel 2050, grazie ai sensori biometrici e agli algoritmi del Big data si potranno predire le malattie. Quindi, in ogni caso meglio essere amici della storia e consapevoli della scienza per non morire di obsoleti “non so” o miopi “preferirei di no”. Il futuro, lo spiega Harari, incombe e parla la lingua del progresso scientifico. Quindi non ci resta che il compito di creare una narrazione aggiornata per il mondo.
Con serietà e logica, ma sapendo che “la stupidità umana – come sottolinea – è una delle forze più decisive nella storia ma spesso la sottovalutiamo”. D’altro canto si sa: “Gli esseri umani sono abituati a pensare alla vita come un dramma decisionale”.l

Roberto Carvellihttp://www.carvelli.it
Sono nato a Roma nel 1968. Ho scritto "Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale" (Iacobelli). "Letti" (Voland). "Le Persone" (Kolibris). Ho fondato e coordino www.perdersiaroma.it

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