Non ci resta che Glasgow

L’editoriale di gennaio del direttore Francesco Loiacono. “Pochi giorni prima della Cop26 negli Usa si andrà al voto. L’ombra di Trump sui negoziati”

foto di Loiacono.jpgIl 2020 è arrivato e possiamo dire che l’Italia ha rispettato gli obiettivi del famoso 20-20-20, quelli sulla riduzione delle emissioni, sull’aumento delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ma non è vera gloria, perché come spiega Sergio Ferraris a pagina 18, il nostro Paese ha giovato di un “tesoretto di tecnologie”, eredità della sua cronica scarsità di energia. Adesso che l’emergenza climatica impone un serio balzo in avanti, l’Italia è titubante nella transizione verso un futuro a zero emissioni. Il taglio dei sussidi alle fonti fossili è infatti ancora un miraggio e rallenta lo sviluppo delle rinnovabili e delle politiche climatiche, come certifica il 26° posto nella classifica mondiale stilata da Germanwatch, Can e New climate institute nel loro rapporto annuale. La necessaria inversione di rotta non è neanche in discussione, visto che il Piano nazionale energia e clima pianifica una riduzione delle emissioni al 2030 di un modesto 37% a fronte del 55 votato dall’Europarlamento.

Oltre a ridurre le nostre emissioni, fra i buoni propositi per l’anno appena cominciato dovremmo mettere anche quello di consumare meno, soprattutto se si tratta di prodotti che derivano dal taglio indiscriminato degli alberi. Un recente studio delle università di Padova, Torino e Milano, citato nell’inchiesta a pagina 30, dice che l’Italia è il sesto Paese al mondo importatore di “deforestazione incorporata” nei prodotti. Come consumatori siamo dunque i “mandanti” della devastazione di ettari di boschi. E non solo in Amazzonia, dove continuano le esecuzioni dei “guardiani della foresta”. Eppure le popolazioni indigene non proteggono solo il loro territorio ma il clima globale, come racconta nell’intervista concessa a Silvia Zamboni (pag. 38) Caetano Scannavino, fondatore della ong Alegria e Saude, accusata da Bolsonaro di appiccare i roghi per ricevere donazioni.

Dopo il flop del vertice Onu di Madrid sui cambiamenti climatici, il 2020 è l’anno cruciale per salvare il pianeta e chi lo abita dall’emergenza climatica. A novembre è in programma la Cop26 a Glasgow, pochi giorni prima si terranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. La presenza o l’assenza del climanegazionista Donald Trump in Scozia peserà sul raggiungimento di un accordo realmente efficace.
Intanto, non ci resta che fare la nostra parte come cittadini e consumatori responsabili.