giovedì 21 Gennaio 2021

“Non c’è mai stato nella storia un momento migliore”

primo piano di Ian Goldin

Una crisi finanziaria senza precedenti, un degrado ecologico che pare irreversibile, conflitti e malattie, intolleranza, povertà e diseguaglianza. Le società umane sono attraversate da profonde ferite nell’era della globalizzazione, disorientate e in balìa di forze che non comprendono appieno. Eppure, per Ian Goldin e Chris Kutarna non c’è mai stato nella storia dell’umanità un momento migliore di questo. Nel loro libro Nuova età dell’oro. Guida a un secondo Rinascimento economico e culturale (Il Saggiatore, pp. 389, 24 euro) sostengono una tesi ardita: le turbolenze che agitano le relazioni umane, squassando ogni certezza, mettono in moto delle forze uguali e contrarie, che possono innescare un’altra «rivoluzione copernicana» e far nascere una nuova alba di solidarietà e cooperazione sulla comunità globale. Scienza e tecnologia stanno esplorando lidi inimmaginabili, tra intelligenza artificiale, robotica e genomica. Anche tenendo conto dei rischi, nessun periodo è mai stato tanto propizio per la «fioritura del genio», scrivono Goldin e Kutarna. Ex direttore della Oxford Martin school il primo, ricercatore nello stesso istituto il secondo, gli autori ripercorrono nel testo la storia di quello che individuano come l’unico momento storico paragonabile all’attuale: il Rinascimento. Dalle scoperte geografiche alla nascita della stampa a caratteri mobili, tracciano linee invisibili che collegano quell’era di slancio del pensiero umano ai giorni nostri. Sebbene l’analisi dichiari i rischi di un nuovo salto nell’iperspazio dell’innovazione, il testo sembra pervaso da un positivismo di fondo. L’incontro di Nuova Ecologia con Ian Goldin – tra le altre cose, ex consigliere di Nelson Mandela ed ex vicepresidente di Banca Mondiale – nasce proprio dalla curiosità per questa fiducia nel futuro, quando il presente incute una tale preoccupazione.

Lei ha scritto che, in base ad alcuni indicatori, quello attuale è il miglior momento storico in cui vivere. Come spiega il malcontento e l’impoverimento della classe media occidentale?

Se si osservano i numeri sull’aspettativa di vita, i redditi, la salute, l’istruzione e la riduzione della povertà, è evidente che in base a molti indicatori chiave questo è il momento migliore della storia in cui vivere. Gli indicatori ambientali e della distribuzione sono negativi: dobbiamo preoccuparci molto sia per la distruzione dell’ambiente che per la disuguaglianza, e riconoscere che le cose vanno peggio per certi aspetti rispetto al passato. Il malcontento della classe media è caratteristico delle economie più avanzate – in particolare Stati Uniti ed Europa – e riflette la disillusione per la lenta crescita del reddito, che in molti Paesi è stata negativa a seguito della crisi finanziaria. Le prospettive di arricchimento della classe media sono diminuite: mentre i ricchi hanno beneficiato di tagli fiscali e agevolazioni, gli alloggi e molti altri beni sono divenuti più costosi per la classe media, le cui prospettive si sono indebolite anche sul fronte dell’occupazione a causa dello sviluppo di innovazioni tecnologiche come l’intelligenza artificiale e i robot. Le imprese, inoltre, investono meno nelle persone e i lavori sono più precari: tutto ciò porta a un crescente malcontento.

Xenofobia e razzismo stanno rimpiazzando una visione globalista che antepone il profitto privato all’interesse pubblico. Pensa che l’opinione pubblica sia in grado di sviluppare una visione critica sulla globalizzazione economica ma solidale verso quella dei diritti?

Penso che l’opinione pubblica possa cambiare e ci sono prove che ciò può accadere. Sondaggi di opinione mostrano che i banchieri e i governi sono tra le persone meno stimate, e che la gente incolpa con ragione le vecchie autorità e le élite per la crisi finanziaria che ha distrutto milioni di posti di lavoro e fatto precipitare l’euro nella crisi. Non c’è dubbio che le persone vorrebbero un sistema più regolamentato, in cui le minacce globali, come i rischi di crisi finanziarie a cascata, le pandemie, i cambiamenti climatici o gli attacchi informatici, siano meglio controllate. Nessuno di questi rischi può essere gestito o fermato da un singolo Paese. Tutti richiedono soluzioni collaborative a livello internazionale. Per avere successo ed essere sostenibile, la globalizzazione ha bisogno di una migliore comprensione dei rischi e di una maggiore collaborazione tra Paesi per gestirli.

Le innovazioni spesso assecondano una volontà di potenza che non tiene conto degli effetti collaterali. Pensa che sia necessario recuperare il senso del limite, o ritiene che l’umanità debba essere lasciata libera di sperimentare?

Più cresce il numero delle persone educate e connesse, più dovremmo aspettarci di vedere fiorire il genio individuale. Ma non sono solo gli individui a cambiare la società. Sono i gruppi, attraverso il trasferimento e la trasformazione delle innovazioni. La cosa notevole del Rinascimento è che la fioritura del genio non era limitata alla scienza, ma incorporava anche nuovi modi di pensare l’umanità e il nostro posto nella società e nell’universo, incapsulato nell’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. L’idea che abbiamo dei confini – e della necessità di governarli tramite considerazioni etiche e una cura non solo per gli altri esseri umani, ma anche per il pianeta – non è nuova, ma è qualcosa che abbiamo perso di vista. I principi dell’economia di mercato, che ora dominano tutti i Paesi (ad eccezione della Corea del Nord), dimostrano che il denaro plasma sempre più i consumi e le scelte.

Tutto questo deve essere limitato perché più le persone sono ricche, più sono connesse, più le decisioni di ciascuna hanno un impatto su altre persone e sul pianeta. Diventando più ricchi consumiamo più risorse, e diventando più connessi aumentano i luoghi da cui proviene ciò che consumiamo. Dunque ogni scelta che facciamo – cosa mangiare, cosa indossare, dove viaggiare, quali medicine utilizzare – influisce su altre persone e sul pianeta. Questi effetti non possono essere controllati dal prezzo, ma solo attraverso la regolamentazione. E non va gestito solo il prezzo, ma anche la quantità dei beni. È razionale che tutti noi prendiamo antibiotici, ma se troppe persone li prendono crescerà l’antibiotico resistenza. Ciò che è razionale per gli individui non è razionale per la società nel suo complesso: l’unica risposta è recuperare il nostro senso del limite e renderci conto che assieme a una maggiore libertà di scelta dobbiamo avere un maggiore senso di responsabilità nel metterle un freno. Poiché non si può fare affidamento sulle persone, dovremo accettare maggiori restrizioni alle nostre scelte, in particolare per quanto riguarda le persone più ricche. Bisogna accettare un ruolo crescente della regolamentazione nazionale e internazionale.

Oggi la scienza è vista come una nuova religione. Ma si tratta pur sempre di un settore orientato da, e verso, interessi economici o politici. Dovremmo lavorare a un diverso approccio scientifico per vincere la sfida del nuovo Rinascimento?

La scienza sta facendo straordinarie scoperte. Queste innovazioni possono portare un bene immenso, migliorare la nostra vita e quella del nostro ambiente. Ma la tecnologia può essere anche immensamente cattiva. I social media possono mobilitarsi e diffondere nuove idee come il movimento #MeToo. Oppure diffondere idee false e accendere il fuoco del populismo, contribuendo, per esempio, all’elezione del presidente Trump. Il crescente potere dell’intelligenza artificiale, della genomica e di altre ricerche aumenterà la tensione tra gli usi positivi e negativi della tecnologia, perché l’intelligenza artificiale e i robot sostituiscono il lavoro e la genomica concretizza la possibilità di creare superumani o nuove pandemie da diffondere tramite droni. Il modo in cui la scienza viene utilizzata non è una nuova sfida, ma diventerà ancora più grande perché le implicazioni sono più profonde rispetto al passato, sia in termini di possibilità positive che di potenziale danno o distruzione dell’umanità. Tutto ciò richiede molta più responsabilità da parte degli scienziati nel considerare e comunicare le implicazioni del loro lavoro, affinché le società ne comprendano e discutano le implicazioni. Una causa della crisi finanziaria sono state le innovazioni incarnate dai derivati​,​ non comprese dalle autorità di regolamentazione. I governi devono migliorare molto e l’alfabetizzazione scientifica è necessaria per garantire che il potenziale positivo della scienza venga dispiegato per l’umanità e i rischi siano compresi e gestiti in modo più efficace.

Quale sarà, a suo giudizio, la prossima rivoluzione copernicana che determinerà un cambio di paradigma?

Penso che la rivoluzione sarà basata sul riconoscimento che la vera minaccia per noi esseri umani sono le nostre decisioni sbagliate. Non dando la priorità al benessere delle persone e del nostro pianeta, e permettendo che l’avidità e gli interessi nazionali dominino le nostre vite e la politica, stiamo distruggendo le prospettive future per l’umanità e gli ecosistemi di cui tutti abbiamo bisogno per sopravvivere. Quindi la rivoluzione deve essere un cambiamento nel nostro paradigma organizzativo, in cui il denaro e il possesso materiale siano visti come un mezzo importante per un fine, ma non il fine in sé, che deve essere un comportamento molto più cooperativo e premuroso. L’idea di far progredire le nostre vite individuali mentre altre vengono distrutte è sempre più in disaccordo con le evidenze scientifiche e non solo. Le prove non cambiano, quindi dobbiamo farlo noi.

Francesco Panié
Giornalista ambientale. per La Nuova Ecologia cura inchieste e approfondimenti su globalizzazione. inquinamento. clima. agricoltura e beni comuni. twitter @francesco.panie

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