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Noi siamo cultura

Mentre la crisi sembra finalmente allentare la sua presa sul paese, è  ancora più importante avere un’idea di futuro, capire quale posto vogliamo che l’Italia occupi in un mondo che cambia. Più che in passato, l’Italia deve fare l’Italia. Mettere mano a problemi da tempo aperti: non solo il debito pubblico, ma le disuguaglianze sociali, la mancanza di lavoro, l’illegalità, una burocrazia spesso opprimente, il Sud che perde contatto. E deve puntare al tempo stesso decisamente sui talenti che il mondo le riconosce: la bellezza, il saper fare, il paesaggio; valorizzare l’intreccio molto italiano fra imprese competitive, territori e coesione sociale, spingere l’acceleratore, sulla ricerca, sull’innovazione, sulla green economy. E sulla cultura. Che “ci dà da mangiare”.  

Al sistema produttivo culturale italiano si devono, come emerge dai dati del rapporto Io sono cultura di Symbola e Unioncamere, circa 84 miliardi di valore aggiunto, che grazie alla capacità della cultura di attivare altra economia arrivano a 226,9 miliardi. Cultura e creatività, poi, alimentano la competitività: 6 aziende su 10 fra chi ha investito in creatività, ad esempio, fanno anche innovazione, mentre fra gli altri a innovare sono solo 2 su 10. E su questa strada la cultura incontra una delle forme più importanti, necessarie e pervasive di innovazione: la green economy. Come ha segnalato di recente il presidente Mattarella, la green economy oggi è un pezzo importante della competitività del paese. Ad essa sono collegati 101 miliardi di euro di valore aggiunto (il 10% dell’economia nazionale) nello scorso anno, e 234mila assunzioni (il 61% della domanda di lavoro), con i green jobs protagonisti dell’innovazione col 70% di tutte le assunzioni in R&S delle nostre aziende.

Bellezza, cultura, innovazione e green economy ci consegnano le chiavi della contemporaneità e delle sfide del futuro perché assecondano la voglia crescente di sostenibilità e di made in Italy dei consumatori globali, e danno risposte ai grandi cambiamenti negli stili di vita e nei modelli di produzione: dall’economia della condivisione alle rinnovabili e alla generazione diffusa – da cui già oggi arriva il 40% dell’elettricità nazionale – alimentando esperienze produttive che aprono la via all’economia circolare. Tutti temi, questi, che rimandano a un nuovo paradigma economico, decisamente più a misura d’uomo. E che rappresentano, anche grazie ad Expo, un segnale importante che dal nostro paese muove alla volta della Cop21 di dicembre, a Parigi. In cui l’Italia, se fa l’Italia, può giocare un ruolo da protagonista.

Ermete Realacci
Presidente onorario di Legambiente

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