lunedì 18 Gennaio 2021

Governo stanato dai No Triv: la moratoria non è in vigore

Governo Stanato La Moratoria Non è In Vigore
 
Con il decreto semplificazioni il governo si era vantato di aver sospeso i permessi di ricerca idrocarburi per 18 mesi, fino all’11 agosto 2020, data ultima prevista per l’approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai). Tuttavia, senza un provvedimento amministrativo del Ministero dello Sviluppo Economico che renda effettive le disposizioni, la sospensione annunciata non entrerebbe in vigore e le compagnie potrebbero continuare a fare ricerca nello Ionio, sotto Santa Maria di Leuca nel Salento, nelle aree di ‘Monte Cavallo’ (tra Salerno e Potenza), ‘La Cerasa’ e ‘Pignola’ (in Basilicata), secondo le autorizzazioni rilasciate dallo stesso ministero a dicembre.
Lo afferma il Coordinamento nazionale No Triv, le cui denunce finiscono in una interrogazione della deputata di LeU Rossella Muroni. Il testo precisa che “nonostante ai comuni di queste tre aree sia recentemente arrivata una nota a firma del direttore generale del Ministero dell’Ambiente, Giuseppe Lo Presti, in cui si comunica che è sospesa la valutazione di impatto ambientale circa i permessi di ricerca già accordati, il coordinamento No Triv sostiene che ciò non sia sufficiente affinché le autorizzazioni siano automaticamente sospese“.
Alle richieste di chiarimento dei No Triv aveva risposto il Ministero con una nota che recitava: “L’art. 11-ter del DL Semplificazioni dispone direttamente la sospensione dei procedimenti e delle concessioni in essere relativi a permessi di prospezione e ricerca di idrocarburi, senza demandare a successivi atti amministrativi l’attuazione del dettato normativo”. 
Ma secondo il costituzionalista Enzo Di Salvatore, attivista No Triv e autore dei quesiti referendari del 2016 sulle trivelle, la legge non è sufficiente, e senza il provvedimento amministrativo del Mise non c’è alcuna sospensione.
Se ha ragione il Coordinamento nazionale No Triv, perché il governo non ha concluso l’iter necessario a far entrare in vigore la sospensione? L’idea avanzata dagli attivisti è che l’emanazione di tale provvedimento potrebbe essere stata evitata per scongiurare i possibili ricorsi da parte delle compagnie che, in caso di vittoria, potrebbero costringere lo Stato a pagare ingenti somme a titolo di risarcimento. La legge in sé infatti non è impugnabile davanti ad un tribunale amministrativo, mentre lo è un atto amministrativo che la concretizza.
C’è un precedente a rafforzare la teoria dei No Triv: Dopo la legge di stabilità approvata nel dicembre 2015, che vietava il rilascio di nuovi titoli entro le 12 miglia marine, nel febbraio 2016 la Rockhopper Exploration ricevette un rigetto tramite atto amministrativo (pubblicato sul Bollettino degli idrocarburi del Mise) della sua richiesta di continuare ad estrarre petrolio dalla piattaforma Ombrina Mare. Impugnando quel provvedimento, ricorse in sede di arbitrato internazionale contro lo stato Italiano. Qualora l’iter – irto di conflitti di interessi e opacità – andasse a buon fine, potrebbe portare nelle casse della compagnia oltre 300 milioni di euro in risarcimenti.
A questo punto, il Ministero sembra in un vicolo cieco: o rispetta la parola data, dando ragione agli attivisti, o fa una marcia indietro clamorosa su un tema che ha portato a votare 13 milioni di persone non più di tre anni fa.
Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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