Niente come prima, come sarà il mondo dopo la pandemia?

Sette incontri in diretta streaming per interrogarci sul futuro: sarà crisi o la speranza di migliorare guiderà le nostre azioni. I temi: società, economia, fede, Europa, futuro, educazione, ambiente / Le videoconversazioni: la playlist

L'immagine della coltivazione di una pianta

di FRANCO SALCUNI, direttore Green cave FestambienteSud e
FRANCESCO LOIACONO, direttore La Nuova Ecologia

Come sarà il futuro dopo la pandemia? Tutto tornerà come prima, c’è speranza di migliorare, oppure cadremo in una crisi profonda che pagheremo per anni e non sarà solo crisi economica.

Lo abbiamo chiesto agli ospiti delle video conversazioni del ciclo “#NienteComePrima. Come cambiamo con la pandemia”, nate dalla collaborazione tra Legambiente Scuola e Formazione, Green Cave di FestambienteSud e La Nuova Ecologia, per fare il punto su alcuni ambiti strategici, che possono uscire da questa esperienza pandemica, profondamente mutati.

LA SOCIETA’. Interessante la ricostruzione che Vittorio Cogliati Dezza, già presidente nazionale di Legambiente, ha fatto della situazione pre covid sulle disuguaglianze sociali: “In Italia sono 5 milioni le persone in povertà assoluta, 9,6 milioni in povertà relativa, 18,6 milioni a rischio esclusione sociale, cui si aggiungono 4 milioni di lavoratori poveri. Le persone a rischio povertà sono passate dal 2010 al 2017 dal 25% al 29%, il doppio rispetto alla fine degli anni 80 (Spagna 26%, UK 21%, Germania 19%, Francia 18%)”. Questo quadro inevitabilmente sta facendo pagare in maniera disuguale la quarantena come disuguale rischia di essere il futuro in termini di sacrifici, perché senza decise politiche di riequilibrio, che arresti lo smantellamento sistematico del welfare e dei diritti operato negli ultimi decenni per, a cominciare dalla sanità pubblica, inaugurare una fase di forti investimenti, si rischia che la situazione si aggravi ulteriormente. Senza sacrificare neanche gli investimenti sulla rivoluzione ecologica, perché il global warming oggi è una delle cause nella crescita delle disuguaglianze a livello mondiale. Si pensi che “Per effetto del cambiamento climatico – ha spiegato Vittorio Cogliati Dezza – tra il 1961 ed il 2010 nei paesi più poveri il Pil pro capite si è ridotto tra il 17% ed il 31% per effetto del riscaldamento globale”.

L’ECONOMIA. Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola, ha restituito un quadro della capacità rigenerativa della media e piccola impresa italiana, che già nell’arco delle prime tre settimane di isolamento sta dimostrando, con numerosi esempi, di essere in grado di adattarsi al cambio di scenario. Avviando, per esempio, in pochi giorni nuove linee produttive per fabbricare igienizzanti, mascherine e respiratori che tutto il mondo negli ultimi decenni ha appaltato alla Cina. Già da qualche anno però – ha illustrato Fabio Renzi – si comincia a vedere un progressivo cambiamento di scenario nella globalizzazione, con l’aumento progressivo dei ritorni a casa delle imprese che avevano esternalizzato le produzioni. Questo fenomeno di “reshoring“, osservabile in tutta Europa, ci sta portando da una globalizzazione delle produzioni su scala planetaria, a una nuova riorganizzazione dell’interdipendenza economica su segmenti geografici più contenuti, dove diverse aree del pianeta cercheranno di integrare produzione e commercio su scala regionale.

L’economia mondiale può essere trainata solo da forti spinte di innovazione, che il Green Deal è in grado di introdurre. Un’interruzione del percorso verso una economia verde – è l’avvertimento emerso dalla videochiacchierata con Renzi – aggraverebbe la crisi economica globale e la possibilità per il mondo delle aziende di inserirsi in uno scenario economico nuovo.

LA FEDE. Il forte atto simbolico di papa Francesco, il 27 marzo scorso, solo in piazza San Pietro a pregare in diretta mondiale nel pieno della pandemia, è stato il punto di partenza per capire, con don Gaetano Saracino, teologo dello Scalabrini International Migration Institute, come sta cambiando la fede e dove andrà la Chiesa cattolica nel futuro prossimo. Il papato di Francesco ha impresso una svolta nelle politiche del Vaticano sia nel senso di un decentramento dell’attenzione verso le periferie del mondo, sia in termini di apertura verso temi etici più generali, oltre l’attenzione ai temi della morale familiare: le migrazioni e l’accoglienza, la lotta alle povertà e l’ecologia integrale sono diventati temi centrali nell’insegnamento della Chiesa. È sembra difficile una inversione di tendenza, ma cambia inevitabilmente anche il modo di vivere la fede per il credente.

L’EUROPA. L’Ue rischia in questa crisi di mostrarsi distante e poco solidale, facendosi sopraffare dagli egoismi nazionali, se non risolve al suo interno una serie di spaccature che la rendono troppo lenta nei momenti in cui deve dimostrare la sua utilità anche agli scettici. Ne abbiamo parlato da Bruxelles con Mauro Albrizio, responsabile dell’ufficio europeo di Legambiente, che ha disegnato un quadro meno netto e più sfumato del dibattito interno ai paesi dell’Unione sulla direzione futura da intraprendere. Secondo Albrizio è falsa la percezione delle due Europe, quella del nord più rigorista e quella del sud che chiede più flessibilità, perché la svolta illiberale in Ungheria sta rimettendo in discussione gli equilibri interni al Partito Popolare Europeo che sta per espellere Orban, e l’ascesa dei verdi in tutto il nord Europa, ma soprattutto in Germania, ha introdotto un elemento critico e di forte messa in discussione dall’interno della politica dei falchi e dei conservatori in economia, mettendo in moto un dibattito che con la pandemia potrebbe ricevere una accelerata. Certamente chi si aspetta una risposta immediata in termini di emergenza in questa crisi rimarrà deluso, perché i meccanismi di decisione e la sua burocrazia sono lenti e non rapidi. Il ruolo dell’Ue sarà determinante sulla gestione post crisi e sulla impostazione della ripresa economica e sociale.

 

IL FUTURO. La conversazione con Sebastiano Venneri, sociologo e responsabile innovazione territoriale e turismo per Legambiente, è stata letteralmente avveniristica. Si è parlato di come sarà il futuro, anche raccogliendo le suggestioni di storici del futuro come Jacques Attali e Yuval Noah Harari. La crisi pandemica ha dimostrato la centralità della dimensione tecnologica della nostra vita. Senza internet il mondo si sarebbe fermato e gli esperimenti di controllo dei tracciamenti sociali che si stanno facendo un po’ ovunque nel mondo, ma soprattutto in Corea del Nord, fa pensare che un futuro segnato dalla tecnologia sarà accelerato da questa esperienza: scenari descritti qualche anno fa da film visionari come Minority Report si stanno avverando, rendendo la discussione sulla privacy qualcosa di obsoleto. Sono fortissimi anche gli investimenti sull’integrazione tra tecnologia e corpo umano e sull’allungamento della vita, che probabilmente creerà una casta di superuomini, quelli che Harari chiama uomini dei, che vivranno il doppio degli altri. Il cambiamento nel campo produttivo, verso una industria sempre più automatizzata, renderà sempre meno centrale il ruolo dei lavoratori, con conseguente smantellamento delle politiche di welfare, funzionale nel passato ad avere una classe di lavoratori sani, forti ed efficienti per il ciclo produttivo. Il rischio, insomma, è che si acuiscano le disuguaglianze sociali, ma anche quelle evolutive tra una classe dominante e quella dominata. L’antidoto sta nel controllo democratico di quello che avviene.

L’EDUCAZIONE. La scuola, le università, ma anche il mondo della formazione informale stanno riorganizzando la didattica in modalità a distanza per far pronte al bisogno formativo dei 9 milioni di studenti italiani (sono un miliardo e 600 nel mondo) che sono in isolamento a casa. Uno sforzo enorme e generoso per docenti ed educatori, ma anche una occasione per riflettere e discutere del futuro dell’educazione, che a questo punto si rimette in movimento. Ne abbiamo parlato con Vanessa Pallucchi, presidente di Legambiente Scuola e Formazione e vice presidente nazionale di Legambiente, che presenta un quadro in chiaro scuro, con un mondo della formazione che affronta la crisi pandemica dopo una storia pluridecennale di tagli sistematici all’istruzione, con una conseguente media d’età della classe docente molto alta, con un investimento insufficiente sulla formazione e l’innovazione. Da questo anno scolastico non possiamo aspettarci risultati valutabili del lavoro di formazione a distanza spesso fatto con mezzi di fortuna, ma è importantissimo quello che sta avvenendo, perché il mondo scolastico sta curando il contatto con gli alunni aiutando a “metariflettere” su quello che sta avvenendo. Se si riuscisse ad utilizzare i saperi disciplinari per aiutare bambini a ragazzi a decodificare le informazioni che ricevono dai media, sarebbe comunque un grande risultato. Però ragazzi e adulti stanno imparando tanto in questo momento storico: si pensi allo sforzo che tutti facciamo per perfezionale l’utilizzo del digitale e a come la dimensione della vita in casa e in famiglia rappresenti una palestra di apprendimento non formale di saperi e abilità buoni nella gestione della vita quotidiana. Nel futuro più formazione per i formatori, una maggiore cura del patrimonio edilizio scolastico e una revisione della mappa dei saperi per affrontare incertezza e innovazione sono temi inderogabili per la riforma del settore dell’istruzione.

L’AMBIENTE. Che fine faranno le politiche ambientali dopo la pandemia? Ne abbiamo discusso con Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Il rischio che la pandemia riscriva l’agenda delle cose da fare a livello globale e nazionale è forte. I segnali ci sono sia nel dibattito internazionale che interno. Rassicuranti le prime dichiarazioni della presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen, sul futuro del Green deal europeo. In una crisi sanitaria globale come questa non si può dimenticare che se non si affronta rapidamente il problema del global warming avremo ben altre crisi da gestire, sia sanitarie, che meteorologiche, sia economiche che sociali. In queste settimane di quarantena importante è lo sforzo che sta facendo, accanto ai sanitari, ai docenti e alla protezione civile, anche il terzo settore, sempre presente nel quotidiano del paese ma soprattutto nei momenti di emergenza. Non dimentichiamo che usciamo da anni di attacco mediatico alle Ong, con il tentativo di far passare per criminale la solidarietà. Nella gestione della crisi occorre arginare il pericolo che la criminalità prenda spazio approfittando del bisogno delle famiglie e delle imprese. Per questo sono fondamentali le forme di sostegno al reddito e la vicinanza dell’Europa. Legambiente è sempre stata europerista – ha spiegato Stefano Ciafani –perché senza le regole europee e la minaccia delle sanzioni, in Italia molte svolte ambientaliste non ci sarebbero state. Ma l’Europa deve dimostrare di essere vicino ai cittadini in un momento di difficoltà. Quanto alla direzione delle politiche mondiali per l’ambiente saranno determinanti le elezioni americane di novembre che potranno influenzare l’esito della prossima Cop26 sul clima, prevista a novembre a Glasgow ma rinviata ormai al 2021.

 

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