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“Il mare è fonte di vita”. L’intervista a Nicola Sammarco, ideatore di Nicopò

La prima serie animata in cui l’entertainment incrocia i temi ambientali. Sullo sfondo Taranto, i fantasmi dell’Ilva e il sogno di cambiare la città

Dal mensile di gennaio – Nicola Sammarco è nipote di un nassaro. E la nassa, la rete-gabbia da pesca in giunco, gli è rimasta così addosso da diventare il logo della casa di produzione che ha fondato con un socio. Famiglia semplice, con un padre che l’ha instradato al disegno ma che non si sarebbe mai aspettato di vederlo diventare una star del fumetto. Nato a Taranto nel ’92, dopo una serie di super produzioni internazionali, Nicola ora sta tentando una via più autoriale lanciando “Nicopò“, una serie animata ancora in sviluppo ma che si è già fatta notare dalle major. «A dicembre – spiega Nicola – chiudiamo il teaser di lancio. Posso però dire che il progetto è seguito con interesse e da vicino da una multinazionale, di cui purtroppo non posso ancora parlare».

Mandiamo indietro le immagini. Ci racconta la sua storia dall’inizio, ovvero come è arrivato a fondare Nasse, la sua casa di produzione?
Dopo aver frequentato il liceo artistico a Taranto mi sono trasferito a Firenze per studiare cinema d’animazione. Purtroppo dopo il primo anno mi sono ritirato, nonostante avessi vinto una borsa di studio che copriva la retta non riuscivo a sostenermi a Firenze. Rientrato nella mia città ho cominciato a studiare da autodidatta e dopo qualche tempo a lavorare come layout artist per Disney company Italia. Dopo un anno di lavoro su Trilly mi hanno affidato i layout di Alla ricerca di Dory della Pixar.

E non finisce qui…
Nel 2014, forte dell’esperienza con Disney volo in California, a Hollywood, per partecipare al Ctn Expo, dove prendo i primi contatti con i grandi produttori. Inizio a lavorare come story artist per Universal Studios, a Parigi, sul film Il Grinch. Nel 2017 lavoro su Klaus a Madrid, per Netflix. E poi tante altre collaborazioni internazionali.

Poi il ritorno a Taranto. Perché?
Per l’amore che nutro per la mia città, per la mia famiglia di pescatori. Tutto questo mi ha spinto a fondare la Nasse animation studio, per dar vita a progetti più artistici, non abbandonando il mondo dell’entertainment internazionale ma per provare a muovere i miei primi passi da produttore e regista.

È bello che la vostra sia la prima serie animata ecologica ma allo stesso tempo un po’ preoccupante. Perché questo “buco” secondo lei?
La motivazione più semplice che mi viene in mente è il profitto. Le multinazionali producono in grande cercando di abbattere i costi di produzione, molto spesso con materiali prodotti in maniera poco sostenibile. Non credo ci sia altro. Realizzare in maniera ecologica prodotti destinati ai grandi mercati internazionali è certamente più costoso, ma quello che vogliamo ottenere con questo progetto è riuscire a lavorare con nuovi materiali, riciclabili e biodegradabili. Per questo è nata una collaborazione con la start up pugliese ReWow, ragazzi come noi che credono in un futuro green: hanno creato un polimero da oli esausti, una plastica biodegradabile e riciclabile.

Quanto crede abbia influenzato le sue scelte aver vissuto per anni vicino all’Ilva? L’Ilva, purtroppo, fa parte della mia famiglia da quando è nata. Mio nonno, che ha novant’anni, ha lavorato alla costruzione del siderurgico. Successivamente è diventato capo reparto del tubificio. Oggi è l’unico ancora vivo del suo reparto perché ogni sera, dopo il lavoro, lavorava con le nasse nel Mar Piccolo con i suoi fratelli e suo padre. Da quello che hanno detto i medici, l’asbestosi, dovuta al contatto con l’amianto, è stata calcificata dallo iodio che tutte le notti respirava durante quell’amato lavoro… Lavoro che ha svolto fino allo scorso anno! Adesso all’Ilva ci lavorano i miei cugini, i miei fratelli. Io l’ho sempre vista come un grande mostro ed è questo che ha spinto il mio progetto: mio nonno pescatore salvo grazie al mare, il mare fonte di vita, una serie animata che spiega ai bambini l’importanza dei nostri mari. Ha fatto tante esperienze fuori dall’Italia e immagino sia inevitabile fare confronti sulla cura dell’ambiente. Certamente c’è tanto da migliorare a Taranto, e nel nostro Paese in generale, ma si inizia a respirare un clima differente grazie alle tante piccole realtà che operano nelle città. In quelle di mare soprattutto, dove spesso e volentieri si organizzano raccolte della plastica e dei rifiuti sulle spiagge, lungo i fiumi e nei porticcioli. Abbiamo molto da imparare dalle città europee, sempre avanti rispetto all’Italia, ma la direzione che si sta prendendo in questi ultimi anni è quella giusta.

“Nicopò” sarà vista da un pubblico giovane. Che cosa si aspetta?
Il fatto che la prima serie animata ecologica al mondo nascerà a Taranto, la città dell’Ilva, per me è già un grande risultato. In generale, educare e divertire è quello che vorrei ottenere. Sarebbe un sogno vedere progetti scolastici e organizzazioni internazionali identificare il cartoon come emblema dell’ecologia dell’entertainment. Certamente non lo faccio per la gloria: è un prodotto imprenditoriale, ma mi piace pensare a me come un produttore green. Un prodotto che spero possa cambiare le sorti della mia città con nuova occupazione inerente alla filiera produttiva di giocattoli e merchandising ecologici.

Identikit dell’artista | Tarantino classe ’92, dopo gli studi al liceo artistico entra a far parte del collettivo Regno delle Arti avvicinandosi al fumetto. A Firenze, presso la Nemo Academy, si specializza nel campo dell’animazione. Ha creato i layout di “Alla ricerca di Dory” (Pixar) e lavorato da story artist per “Il Grinch” (Universal Studios) e “Klaus” (Netflix). Ha fondato la Nasse animation studio.

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Roberto Carvellihttp://www.carvelli.it
Sono nato a Roma nel 1968. Ho scritto "Perdersi a Roma. Guida insolita e sentimentale" (Iacobelli). "Letti" (Voland). "Le Persone" (Kolibris). Ho fondato e coordino www.perdersiaroma.it

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