giovedì 16 Settembre 2021

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Netflix punta sul pianeta

Our Planet serie tv

Non ha ancora vinto un Oscar, cosa che invece è accaduta ad alcuni suoi colleghi come Louie Psihoyos (The Cove) e Luc Jacquet (La marcia dei pinguini). A dirla tutta l’unico Oscar con cui è entrato in stretto rapporto è stato lo scimpanzé protagonista del documentario Chimpanzee realizzato nel 2012. Eppure Alastair Fothergill è un regista di culto per chi ama i documentari naturalistici. Portano la sua firma opere come Profondo Blu (2003) ed Earth – La nostra terra (2006), alcuni dei film più importanti di un genere cinematografico fra i più longevi. È dall’inizio della sua storia, infatti, che il cinema è attratto dal genere naturalistico, come dimostra negli anni Dieci del secolo scorso l’attenzione del pubblico per i documentari, esotici e di terre lontane, realizzati dalla coppia Martin e Osa Johnson, o per il lavoro di Robert Flaherty e Oliver G. Pike.
Per questa ragione, quando Netflix ha annunciato la messa in onda, in oltre 190 Paesi, a partire da aprile, della serie Our Planet, otto puntate per raccontare lo spettacolo della natura e le minacce che incombono sul Pianeta, la febbre per la nuova programmazione è cresciuta, come dimostra il successo della proiezione in anteprima del trailer nel corso del Super Bowl del 3 febbraio scorso, visto da circa 100 milioni di spettatori.
Our Planet, che nella versione originale avrà la voce narrante di Sir David Attenborough, sarà l’occasione per vedere le specie più rare, gli habitat più fragili del Pianeta e per mostrare le immagini della Terra in modi mai visti prima anche grazie a uno grandissimo sforzo produttivo e all’utilizzo delle ultime tecnologie di ripresa in 4K. Un progetto che ha richiesto quattro anni di lavorazione con uno staff di oltre 600 persone, in un viaggio attraverso 50 Paesi in tutti i continenti.
«L’aspetto di maggior interesse di questa bellissima serie – spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico e coordinatore area sostenibilità del Wwf Italia, partner del progetto con Netflix – non è soltanto quello di svelarci habitat difficilmente esplorabili come l’Artico, le profondità oceaniche, i paesaggi africani o le ricchissime foreste del Sud America, ma la fotografia che ne emerge sullo stato di salute del nostro pianeta. La serie ha un valore documentale dell’impatto che l’uomo ha sul Pianeta mettendo in evidenza le tante minacce alla biodiversità, denunciando come tutti i principali ecosistemi naturali siano oggi in pericolo».
È a partire da queste ragioni che ha preso corpo la partnership tra Netflix e Wwf. La serie nasce così per essere parte di un progetto più ampio di coinvolgimento del grande pubblico, che viene sollecitato a impegnarsi in attività di tutela e salvaguardia perché, come sottolinea il regista Alastair Fothergill, occorre “comprendere la responsabilità condivisa che tutti noi abbiamo”.
Il biennio 2019-2020 sarà un periodo particolarmente delicato per il tema della biodiversità. La serie Our Planet arriva, infatti, nel momento conclusivo del Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 e per i relativi venti obiettivi.
«Siamo nella fase di bilancio della Convenzione sulla diversità biologica e per verificare il cammino fatto sino a qui – conclude Gianfranco Bologna –. Il prossimo anno a Pechino la Conferenza delle parti dovrà rivedere la nuova strategia per i prossimi dieci anni. Constatare che nonostante gli sforzi e gli impegni presi la situazione sta peggiorando mette in evidenza come sia necessaria una forte reazione e mobilitazione».l

Marino Midena
Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali. come giornalista collabora con diverse testate. lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.

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