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Il cosiddetto dieselgate Volkswagen è una ferita profonda non solo per la Germania, ma per l’Europa intera: un danno ambientale, civile ed economico. Allo stesso tempo può costituire uno spartiacque fra un vecchio modo di guardare e difendere l’ambiente e un sistema più avanzato ed efficace di controlli, che impedisca truffe ai danni della salute dei cittadini e faccia da volano per innovazione e qualità sostenibile. Colpisce che la truffa sia stata scoperta all’inizio da una organizzazione no profit, per poi essere confermata dalla molto attendibile Epa, l’agenzia statunitense per l’ambiente. Gli americani hanno dei limiti molto rigorosi sulle emissioni di ossidi di azoto su cui sono stati registrati gli sforamenti. In Europa, invece, vi è una maggiore attenzione su CO2 e polveri sottili. Le pm10, le polveri sottilissime, sono da sempre uno dei punti deboli dei motori diesel e un fattore di rischio.

Secondo i dati dell’Oms del 2014, le pm contribuiscono ampiamente ai 600mila morti causati ogni anno dall’inquinamento atmosferico in Europa, provocando danni per 1.500 miliardi di euro. In Italia i decessi sono valutati in 33mila l’anno e teniamo conto che tutte le nostre città sono ai limiti o fuorilegge rispetto ai parametri delle polveri sottili. Ebbene, quel software malefico che falsificava i dati fra prove in laboratorio e resa su strada è stato applicato dappertutto. La casa tedesca si è impegnata a richiamare 11 milioni di autovetture e si prepara ad affrontare multe internazionali da decine di milioni, richieste di risarcimenti e azioni penali ormai scattate in tutti i paesi occidentali. Una situazione davvero grave per un marchio considerato il più avanzato dal punto di vista ecologico.

Emerge la necessità di imprimere una svolta nelle regole sul controllo ambientale a tutto campo in Europa e nel nostro paese. Il meccanismo di monitoraggio ambientale è troppo frammentato. Nella Ue non vi è nessun organismo centrale che svolga questi compiti e abbia poteri di intervento. È necessario, quindi, passare a un nuovo sistema di controlli istituendo un’Agenzia indipendente europea che si occupi di verificare i livelli di inquinamento ambientale, con poteri e strumenti efficaci di intervento a tutto campo, dalle emissioni delle autovetture a quelle industriali. Sulla stile della statunitense Epa. Anche in Italia c’è da mettere ordine, in generale, nel campo dei controlli ambientali. Per rafforzarli, garantirne l’efficacia e renderli omogenei in tutto il paese, oltre un anno e mezzo fa la Camera ha approvato il testo unificato sulle agenzie ambientali. Un testo nato a partire da una mia proposta di legge e da quelle analoghe dei colleghi Bratti e De Rosa, da tempo all’esame del Senato ma che è importante approvare al più presto.

Ermete Realacci
Presidente onorario di Legambiente

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