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Nel fiume Po una riserva che cresce

fiume Po
Fiume Po nel ferrarese (Foto di Michele Lapini)

La proclamazione della Riserva Mab Po Grande, che comprende il tratto medio padano del fiume Po, dal pavese al rodigino, è avvenuta lo scorso giugno alla conferenza Unesco di Parigi. Mab è acronimo di “Man and the biosphere”, programma creato dall’Unesco per promuovere le “Riserve della biosfera”, con diversi gradi di protezione: core (integrale), buffer e transition, sulla base scientifica di un rapporto equilibrato fra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile. La richiesta deve arrivare dai territori.
Il Po vantava già tre aree Mab: Monviso, Colline Po nel torinese, Delta del Po, a cui si può integrare il Ticino – Val Grande Verbano. Ora si aggiunge il Po Grande, con 89 comuni in 8 province (Pavia, Lodi, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Rovigo). In questo tratto il fiume ha un’estensione golenale, fra gli argini, che varia da 1,8 a 3,5 km.
«L’idea del Mab è nata a fine 2014» dicono Massimo Gibertoni del circolo Legambiente “Aironi del Po” e Francesco Puma dell’associazione “Amici del Po”. Da lì un convegno a Colorno (Pr), promosso da Legambiente Emilia-Romagna e dall’università di Parma, dove sono arrivate le prime adesioni dei Comuni rivieraschi. Si è creato così un tavolo di lavoro con l’apporto decisivo, fra gli altri, di Daniele Persico, sindaco di San Daniele Po (Cr), Ivano Pavesi, vicesindaco di Guastalla (Re), e Fabrizio Nosari, Consorzio Comuni Oltrepo mantovano. Il progetto dal basso è decollato presto. «Dobbiamo ringraziare molto il ministero dell’Ambiente – spiega Pavesi – che ha creduto subito nell’idea, dando le indicazioni e le relazioni giuste, poi con la funzione assunta dall’Autorità di Bacino del Po, di coordinamento del tutto. Il progetto è stato svolto a investimento zero, partendo dall’intesa fra i Comuni sul territorio, superando i confini di Regioni diverse».
Il riconoscimento Mab Unesco, spiega Francesco Puma, «è sul patrimonio esistente, che giudica come le comunità hanno mantenuto il territorio e la capacità di gestione, nella quale troviamo il concetto di sostenibilità». Per Fabrizio Nosari, «dobbiamo educare alla conoscenza del territorio, illustrare che cosa c’è dietro l’acqua, farlo scoprire alle nuove generazioni, così come a chi abita in città a 30 km dal fiume e non è mai andato in barca sul Po: un’esperienza che affascina». Si possono «creare reti e percorsi di rocche, castelli e musei sul Po – rilancia Massimo Gibertoni di Legambiente – un percorso uniforme, così come esiste il tour dei castelli della Loira».

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