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Nel cuore del Myanmar

Dal mensile. Il progetto “Epic”, finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, aiuta le comunità che vivono sul lago Inle. Investendo sull’accoglienza di qualità

C’era una volta una principessa… È così che iniziano le fiabe che popolano l’immaginario occidentale e così comincia una delle leggende del popolo Pa-O, che vive sulle sponde del lago Inle, in Myanmar. In questo caso, però, la principessa è un drago e dal suo amore per un comune mortale nasceranno i capostipiti di questo popolo. Le donne Pa-O ancora oggi indossano un copricapo che ricorda la principessa drago e si dice sia meglio non contrariarle.
Questa e molte altre leggende appartenenti alle etnie che vivono accanto a questo splendido lago nello Shan State, al centro del Paese, sono state raccolte dal progetto “Epic” – Economic promotion of Inle communities throught cultural and heritage valorization – finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, con capofila Icei. Fra i partner, Legambiente, il Comune di Milano, Aitr, Arcò, Inle speaks e Dear Myanmar, che ha mappato il patrimonio materiale e immateriale delle comunità che vi risiedono. Lo scopo di questa mappatura era di individuare gli attrattori turistici della destinazione, andando oltre quelli già noti e meta di turismo interno e internazionale, che però si concentrano nella parte nord del bacino. Il lago Inle è infatti la quarta destinazione turistica per numero di arrivi del Myanmar, ma spesso i turisti fanno visite brevi, uno o due giorni al massimo, concentrate su mete specifiche, causando pressione ambientale e sociale in un territorio ricco di risorse ma fragile.
Il lavoro di questi anni si è concentrato sulle comunità a sud del lago, con le quali si è lavorato all’individuazione degli attrattori turistici, alla loro messa a sistema per la creazione di un pacchetto e alla formazione degli abitanti dei villaggi che materialmente gestiscono le proposte turistiche. Quanto fatto rappresenta un arricchimento fondamentale che può essere speso oltre l’attività turistica in senso stretto: i partecipanti hanno acquisito competenze economiche, informatiche, di lingua inglese, di igiene nella preparazione degli alimenti e di creazione di prodotti artigianali. Ma soprattutto sono state coinvolte le donne dei villaggi, gettando le basi per l’ingresso di ulteriori fonti di reddito nelle famiglie.
Il progetto ha riguardato principalmente i villaggi di Samkar, Khon Thar e Thar Ya Khone, con la creazione di prodotti flessibili per durata e composizione delle attività. Si può fare un tour alla scoperta del patrimonio culturale materiale e immateriale, partecipare a un pranzo tradizionale in famiglia, uscire in canoa sul lago per vedere un villaggio sommerso o in zattera per visitare un antico acquedotto e ascoltare la leggenda della sua costruzione. A questo si aggiunge la Multi ethnic food experience, con assaggi di piatti tipici delle tre etnie che vivono sul lago, realizzabile preferibilmente per gruppi. Il progetto ha previsto anche la creazione di un lodge con ristorante, costruito secondo le tecniche locali, per ospitare i turisti e consentire un’esperienza ancora più immersiva.
Tutte le proposte sono già attive e acquistabili presso i piccoli tour operator locali della cittadina di Nyaung Shwe, punto di arrivo per tutti i turisti interessati a visitare il lago Inle, e saranno visibili anche sul sito samkarlakecbt.com. È stata inoltre realizzata una app, “Explore Samkar-Inle”, già scaricabile per Andorid e Ios, una guida facile e interattiva che permette di scoprire il patrimonio naturale e culturale delle dodici comunità del lago con pochi click.

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