Nel 2018 la fame nel mondo è cresciuta

Per il terzo anno consecutivo aumentano le persone che non hanno accesso al cibo: sono 821 milioni, 13 milioni in più del 2016. Il diritto al cibo, il più violato, non è scontato neanche in Italia. La denuncia viene dalla Fao a Roma dove per la Giornata mondiale dell’alimentazione erano riuniti 300 rappresentanti di 12 milioni di contadini, pescatori e comunità indigene / Ogni minuto muoiono 5 bambini per malnutrizione / Mattarella per la giornata dell'Alimentazione: "si faccia ogni sforzo per famezero entro il 2030"/ Decalogo anti spreco alimentare

immagine di giovane pakistana

Il Diritto al cibo è un pilastro fondamentale del diritto umano alla vita ma, come hanno denunciato alla Fao oltre 300 rappresentanti di 12 milioni di contadini, pescatori, comunità indigene a Roma per la celebrazione della Giornata mondiale del cibo, 821 milioni di persone nel 2017 hanno sofferto la fame o l’insicurezza alimentare. I Governi delle Nazioni Unite, tra cui l’Italia, pur essendosi impegnati a raggiungere entro il 2030, tra gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile (SDGs), quello della “Fame zero”, in realtà non stanno rispettando questa decisione. Il 2018, infatti, risulta essere il terzo anno consecutivo in cui il numero degli affamati nel mondo è cresciuto: dal 2016, quando se ne registrarono 804 milioni, ce ne sono 13 milioni in più.

Una tendenza negativa che sembra confermata, tanto che il Meccanismo della Società civile (Civil Society Mechanism – CSM), che la rappresenta all’interno del Comitato per la sicurezza alimentare (CFS), non solo indica il diritto umano al cibo come quello più violato al mondo nel 2018, ma denuncia anche un forte peggioramento a causa della restrizione degli spazi democratici e della repressione contro chi tenta di rivendicarlo o farlo rispettare.

Anche in Italia il diritto al cibo non è scontato nel 2017, 1 milione e 778 mila famiglie (6,9% del totale), di cui fanno parte 5 milioni e 58 mila individui (l’8,4% del totale degli italiani residenti), si trovavano in condizione di povertà assoluta, secondo l’Istat. Due decimi di punto in più rispetto al 2016. Ci sono ancora 768 milioni di persone che non hanno a disposizione una fonte d’acqua potabile sicura e 185 milioni di persone costrette ad abbeverarsi alle fonti di superficie, come fiumi e laghi. Le politiche commerciali promosse in ambito dell’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO), ma anche dall’Unione Europea in tutti i suoi trattati bilaterali, in primis il trattato di liberalizzazione commerciale con il Canada (CETA), antepongono gli interessi delle grandi aziende al diritto al cibo, alla salute e alla lotta contro i cambiamenti climatici che aggrava la crisi alimentare.

A 14 anni dall’approvazione in ambito FAO delle Linee guida per il Diritto al Cibo, il CSM ha presentato a Ro-ma un Rapporto di monitoraggio della loro implementazione in tutto il mondo. Anche la società civile italiana vorrebbe portare avanti un’analisi condivisa su cosa succede nel Belpaese: per questo le associazioni italiane che partecipano ai lavori del CFS, come Action Aid, Terra Nuova, Crocevia, il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua e la Campagna Stop TTIP italia con l’associazione Fairwatch e Attac Italia, hanno invitato alcuni rappresentanti dei movimenti per il Diritto al cibo e il Diritto all’acqua pubblica per descrivere i problemi aperti e presentare alcune raccomandazioni emerse nell’ambito del Forum in corso alla FAO.

“L’Africa è una delle partite chiave – dal punto di vista della crescita della popolazione, del diritto al cibo e del-le migrazioni. Nel continente, 12 milioni di giovani ogni anno si affacciano sul mercato del lavoro e solo 900mila trovano spazio: è questa una delle cause della loro fuga dalle aree rurali a cui ricollegare gran parte del problema delle migrazioni” ha spiegato Najirou Sall, leader contadino senegalese e vice presidente della Rete delle organizzazioni contadine africane ROPPA. ““La mobilità delle persone nelle aree rurali è un fenomeno nuovo, che esiste a causa della povertà. È un problema multidimensionale, legato al gap tra città e zone rurali. Lanciamo 3 sfide ai governi per rispondere al problema delle migrazioni: favorire spazi agricoli per i giovani, finanziare azioni per i giovani nelle aree rurali e costruire politiche per il lavoro giovanile. Come riconosciuto dalla FAO, i mercati integrati nei territori a livello locale, nazionale e regionale, dove attualmente transita l’80% del cibo consumato in tutto il mondo e che hanno quindi un ruolo fondamentale per la sicurezza alimentare e la nutrizione, devono essere sostenuti.”

“Il diritto a un cibo sano, il diritto all’acqua pubblica e per tutti, la lotta ai cambiamenti climatici, il sostegno a un’economia ecologica, non estrattiva, che includa territori e persone valorizzandoli senza depredarli, rimar-ranno solo parole senza regole con standard elevati per i sistemi produttivi e commerciali. Il Governo italiano si è impegnato a bocciare il CETA, per riaprire in Europa e nel mondo una discussione su regole più giuste e stringenti, e ad approvare una legge per l’acqua pubblica attualmente in discussione in Parlamento: è ora di passare alle parole ai fatti. Il paradosso del Governo Trudeau – tra impegni e retorica in pubblico e realtà in Canada e all’estero – in questo senso è paradigmatico”, ha detto Maude Barlow, presidente del Council of Canadians, organizzazione ambientalista e dei consumatori canadese che si batte il diritto all’acqua e al cibo, per la giustizia commerciale e contro CETA, NAFTA e gli altri trattati tossici, ospite a Roma del Forum dei Movimenti per l’acqua e della Campagna Stop TTIP/CETA.

Paola De Meo, della Ong Terra Nuova, partner del progetto “Nuove narrazioni,” citando i rapporti SOFI (State of food insecurity) e SOFA (State of Food and Agriculture) presentati in questi giorni alla FAO, ha sottolineato come “le cause della fame siano da rintracciare nei cambiamenti climatici e nei conflitti, problemi alla base anche delle migrazioni. Aumenta il numero di persone che soffre la fame e quello di coloro che sono obesi o in sovrappeso. È chiaro che il sistema alimentare attuale, gestito dagli attori forti, sempre più concentrato nel-le mani dell’agroindustria è la causa del problema. Oltre a guardare fuori dai propri confini, bisogna rendersi conto che esiste un problema di accesso al cibo, di land grabbing, di accesso all’acqua, di diseguaglianze e sfruttamento del lavoro anche qui da noi.  È urgente un cambio di paradigma, verso sistemi agroecologici, contadini, comunitari, in Italia e nella cooperazione internazionale. Le politiche di cooperazione europee ed italiane di fatto si stanno allontanando sempre di più da una logica di diritti umani. Lo vediamo sul tema delle migrazioni, ma anche rispetto all’attuale approccio che vede nell’agribusiness un attore chiave di sviluppo. Bisogna ripartire dal dialogo con la società civile come un elemento chiave per la difesa dei diritti e la salute delle nostre democrazie”.

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