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Natura rifiorita

Dal mensile. In provincia di Cremona la passione di Franco Giordana, fratello del regista Marco Tullio e del giornalista Emanuele, ha fatto nascere un boschetto fra campi
di mais e aree urbanizzate

di ALESSANDRO DE PASCALE

In Pianura Padana, un uomo recentemente scomparso ha lasciato alla provincia di Cremona (e non solo) un’importante eredità naturalistica liberamente accessibile: un bosco di otto ettari. Parliamo di Franco Giordana, fratello maggiore del noto regista Marco Tullio e del giornalista di lungo corso Emanuele, scomparso lo scorso dicembre. Siamo a Ca’ delle Mosche, al confine tra il comune di Crema e quello di Madignano. La vista dal drone è eloquente: è l’unica zona boschiva visibile a perdita d’occhio in un raggio dove per diverse decine di km si vedono solo aree urbanizzate, monocolture (soprattutto mais) e trafficate vie di comunicazione. «Mio marito ha iniziato a lavorare al bosco nel 1996, realizzando questo suo sogno che coltivava da tempo», ricorda in occasione della nostra visita la moglie Saveria Missotti, riunita assieme a parte della famiglia nella sala da pranzo del loro antico casolare. «Aveva deciso di partire da zero, dalle ghiande», aggiunge Guido, il figlio maggiore dei tre avuti da Franco. Il progetto originale su carta che ci mostra la famiglia è degno dell’ingegnere meccanico, docente del Politecnico di Milano e appassionato di botanica quale era. «Alberi piantati formando tre grandi spirali, per non perdersi o dimenticare alcun seme da bagnare, con in aggiunta specie erbacee, diversi sentieri, uno stagno e un rilievo artificiali», indica sul disegno originale Nicoletta, la figlia minore allora adolescente. Un progetto che vinse il premio “Ford per l’ambiente”. «Quando iniziò a lavorarci a molti parve un segno di eccentricità e non di amore per le piante, che era cosa di famiglia: nessuno di noi potrebbe mai vivere senza il verde», rivela Marco Tullio, il fratello regista di Franco. L’obiettivo era renderlo un bosco didattico per le scolaresche e per diversi anni è stato così. Anche se oggi, della forma originale progettata, resta ben poco: «L’averlo poi lasciato a se stesso è stato un mix tra il non avere più la forza fisica di andarci a lavorare e il desiderare che la natura facesse il suo corso», sostiene l’altro fratello di Franco, il giornalista Emanuele. L’aspetto positivo è che il bosco di Ca’ delle Mosche si è rapidamente popolato di fauna selvatica – fagiani, volpi, nutrie, lepri, tassi – e al suo interno è stato istituito anche il divieto di caccia. «Un ripristino ambientale di quel tipo, con spazi che ritornano alla natura all’interno della mono successione agricola è estremamente importante ed essenziale, perché diventano aree sorgenti per la flora e l’avifauna dell’intera zona», conferma Federica Luoni, responsabile agricoltura della Lega italiana per la protezione degli uccelli (Lipu). «Nella Pianura Padana ci sono cali di specie, ad esempio per l’allodola o il saltinpalo, che arrivano a ben l’80% degli individui», prosegue citando il Farmland bird index (Fbi) sulle popolazioni legate agli ambienti agricoli, che dal 2000 Lipu calcola per conto del ministero delle Politiche agricole. Il problema di un’eredità come quella in questione è il «riuscire ad occuparsene», ammette Guido, figlio maggiore di Franco.

Difesa necessaria
«La direttiva europea “Natura 2000” per la conservazione della biodiversità chiede di lasciare i boschi come sono – ricorda Oscar Stefanini, presidente del circolo Alto Cremasco di Legambiente – Ma un minimo di manutenzione per rimuovere gli alberi caduti o spezzati, potare i rovi e pulirlo dalle erbacce, andrebbe fatta, così da tornare all’idea iniziale e renderlo nuovamente fruibile anche da parte delle scolaresche». Per farlo Stefanini lancia una proposta alla famiglia Giordana: «Adottarlo come Legambiente o fare un campo di volontariato di scopo, individuando chi è disponibile ad aiutarci, anche per dotarlo delle attrezzature necessarie». Un’azione, anche culturale, che potrebbe rivelarsi necessaria per difendere l’area dalla possibile apertura di una cava in parte attigua al bosco. «Nel 2017 un privato ha vinto un ricorso al Tar contro la sua esclusione dal piano della Provincia di Cremona per l’estrazione di sabbia e ghiaia ormai già vecchio di dieci anni», denuncia Matteo Piloni, consigliere regionale Pd della Regione Lombardia e membro sia della commissione Territorio e infrastrutture che di quella Agricoltura, montagna, foreste e parchi. «Anche al voto in aula esprimeremo parere contrario – assicura – come già ha fatto più volte negli anni l’amministrazione comunale di Crema, perché la nuova cava è prevista sulla base di dati vecchi non aggiornati, all’interno di un contesto che non riteniamo adeguato». La storia del boschetto di Ca’ delle Mosche, insomma, continua. l

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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