sabato 28 Novembre 2020

Nascono i Ri-hub: centri di formazione alla sostenibilità

GoveanCiclofficine, sartorie, corsi di riparazione di elettrodomestici e di rilegatoria di libri antichi, repair café. Sono solo alcune delle attività che stanno per partire nei 16 Ri-hub del progetto “Ecco” di Legambiente, acronimo di “Economie circolari di comunità”. Luoghi fisici come l’ex Cartiera Salaria di Roma, la Green station a Potenza e il Centro del riuso a Maruggio (Taranto), in cui scambiare competenze green, creare relazioni, rilanciare l’economia civile e circolare. Spazi in cui sviluppare vere e proprie “filiere ecosostenibili”, non solo per ridurre i rifiuti e incentivare il riuso, ma soprattutto per favorire lo sviluppo di nuove competenze. La formazione sarà rivolta a giovani e a persone che vivono in condizioni di marginalità: dai migranti agli anziani, passando per le persone con fragilità relazionale, i pazienti del Dsm, i disoccupati e i Neet (acronimo che sta per “Not in education, employment or training” e individua i giovani fra i 15 e i 29 anni che non sono occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione). «Crediamo che l’economia circolare, pensata in un’ottica civile, possa essere un modo per includere le persone in difficoltà, sia essa economica, sociale, culturale – spiega il responsabile del progetto, Lorenzo Barucca – È una sfida già raccolta dall’imprenditoria sociale e attraverso il progetto vogliamo raccontare queste esperienze e dar loro forza. L’obiettivo finale è proporre una possibile ricetta per lo sviluppo sostenibile e inclusivo del Paese».

Quattro per due

San Stino di Livenza

Il progetto “Ecco” nasce quindi per promuovere l’economia circolare e connetterla alle istanze sociali. «Si fonda su un modello creato all’interno di Legambiente – spiega Alessio Di Addezio, coordinatore dei Ri-hub – Alle classiche “quattro R” (ridurre, riparare, riusare e riciclare, ndr) dell’economia circolare se ne aggiungono altre quattro, che stanno per rigenerare (spazi e persone), ripensare (i rifiuti e le fragilità come risorsa), riabilitare (le marginalità), ripartire (dal lavoro e dalla cittadinanza attiva)». L’intento dell’associazione è chiaro: quello di rendere popolare, “pop”, l’economia circolare. Come? Facendo emergere le competenze “verdi” in quei lavori dove non si parla mai di “green” o di sostenibilità in senso ampio. Lo scopo è sdoganare il ruolo dell’economia circolare da un’idea di lobby, per renderla alla portata delle persone comuni.
Il primo step del progetto a livello nazionale è stato la mappatura territoriale per capire vocazione e potenzialità dei luoghi. «Si tratta di una mappatura di tipo geografico, volta a sovrapporre diversi livelli di analisi: sociale, economica, culturale e ambientale. Un metodo realizzato grazie al dipartimento di Geografia de La Sapienza e all’Associazione italiana insegnanti di geografia – spiega Di Addezio – Ogni Ri-hub dovrà poi organizzare dei forum territoriali di comunità per coinvolgere istituzioni, imprese, associazioni, cittadini». E quindi presto al via i Ri-lab, ovvero i corsi di ciclomeccanica, autoproduzione, riparazione mobilio, ecocatering, sulla raccolta differenziata. Ma non solo. Nei Ri-hub si farà anche volontariato di comunità, si promuoveranno atelier di riuso e riparazione, con le dimostrazioni di esperti, si avvieranno progetti nelle scuole, anche attraverso una Summer school dedicata, si avvieranno formazioni rivolte agli insegnanti con la piattaforma Sophia, insieme a una produzione di materiali che saranno inseriti su www.economiecircolari.eu (tutorial, how to, web serie). Il progetto, iniziato lo scorso novembre, durerà 18 mesi e produrrà a cascata – si spera almeno – un contagio positivo per l’economia civile dei singoli territori e nazionale.

Da Nord a Sud
Ad Alpignano, nell’area metropolitana di Torino, da anni il circolo di Legambiente gestisce la Cascina Govean, un centro di educazione ambientale, seguendo anche la manutenzione del parco urbano Bellagarda e del bosco del Ghiaro. Con “Ecco” la Cascina ha scelto due specifiche filiere, quella dell’ecoturismo, già avviata al suo interno da anni, e quella della riparazione. «A primavera vogliamo inaugurare i corsi di riparazione per gli elettrodomestici – spiega il referente Fabrizio Bo – Sarà possibile grazie alla partnership con Rigeneration, il progetto di Astelav, distributore di ricambi per lavatrici, che è già riuscito a intercettare i Raee delle lavatrici, a rigenerarle e a rimetterle in vendita. Con il Sermig, l’arsenale della pace di Torino, Rigeneration ha aperto due punti di vendita nella città sabauda, assumendo chi ha perso il lavoro nel settore e migranti». A fine gennaio c’è poi stato il lancio dei pranzi in Cascina. «Ogni settimana privilegeremo un prodotto del paniere della provincia di Torino – continua Fabrizio – e baseremo la nostra attività su progetti di recupero del cibo». L’ecoristorazione si fonda su semplici regole: tutto quello che si acquista è a km zero da produttori locali, le tovaglie sono lavate internamente con detersivi ecologici, l’acqua ai tavoli è con gli spillatori, il personale fa parte di progetti di inclusione grazie al centro di accoglienza di Alpignano, il rapporto con il cliente non è mai mordi-e-fuggi ma si basa sul racconto del luogo e sulla relazione. Infine, naturalmente, c’è una particolare attenzione nella gestione dei rifiuti e nella differenziata. Le iniziative sono tante ma la meta più vicina è “Fa’ la cosa giusta”, a Milano dal 6 all’8 marzo. «Lì presenteremo un corso di ecolocandiere – spiega Fabrizio – cioè una formazione per il management dell’ecoturismo: una formula destinata a coloro che si occupano delle strutture extra alberghiere con un’attenzione all’ecologia, alla relazione con il territorio e a quella con il cliente».
Di tutt’altro tipo il Ri-hub di Maruggio, in provincia di Taranto. Qui il circolo di Legambiente gestisce in collaborazione con il Comune un centro del riuso. Nato a giugno 2017, la sua formula è semplice: donare e prelevare oggetti, senza scambio di moneta. «Si può donare tutti i giorni e si può fare un prelievo settimanale. È possibile prendere la macchinina da 50 centesimi o la cucina componibile, senza alcuna differenza. L’unico indicatore è il peso – spiega il referente Gianfranco Cipriani – Il ragionamento fatto è che rimettendo rifiuti in circolo si escludono dallo smaltimento e per il Comune è un guadagno. L’aspetto sociale è quello più importante: il centro è frequentato da una moltitudine di persone in condizioni di disagio». Con il progetto “Ecco” arriva il salto di qualità: «Vorremmo avviare una piccola officina di comunità all’interno del centro per le riparazioni o per le donazioni di prodotti rotti. Nelle ore di apertura chiunque potrà venire con un ferro da stiro rotto e ripararlo» conclude Gianfranco.

Risorse di scarto
Il circolo di Legambiente “L’Arboreto” è nato pochi mesi fa nel quartiere Pilastro, a Bologna, un’area di edilizia popolare creata per gli operai e oggi divenuta quartiere-dormitorio, soprattutto per i migranti. Qui il circolo ha avuto l’assegnazione di un casale dentro il parco. «Il nostro filone d’intervento come Ri-hub è l’ecofesta – spiega il referente Teresa Panzarella – Come primo passo offriremo una stoviglioteca per eventi pubblici, un servizio di noleggio delle stoviglie. Le daremo in affitto per poi andarle a riprendere per lavarle. Vorremmo poi proporre un laboratorio di cucina sul riuso degli avanzi di cucina rivolto alle donne migranti. E poi, ancora: laboratori con gli artigiani e di autoproduzione, corsi di bicicletta per donne straniere, la ciclofficina, volantini multilingue sull’importanza della raccolta differenziata…». I progetti sono moltissimi, anche se Teresa sa che non sarà facile inserirsi nel quartiere, «bisogna prima farsi conoscere, apprezzare, questa sarà la nostra principale sfida».
Dalla conoscenza del territorio parte Kessili De Bernardinis del Ri-hub di Grottammare, nelle Marche, nato nell’ex caserma dei vigili urbani. «Nella nostra regione ci sono tante aziende che fanno vestiti e scarpe: faremo tesoro dei vestiti usati e degli scarti tessili – racconta Kessili – La nostra intenzione è di rivolgerci come utenza soprattutto alle donne». Con l’azienda èEtico, sartoria marchigiana che produce capi di abbigliamento in maniera ecosostenibile, il Ri-hub farà formazione per persone con fragilità sociali e economiche. «Si comincerà con un corso di taglio e cucito – riprende Kessili – Intanto iniziamo a dare una base, poi per il resto, la creazione dei modelli, il disegno e la trasformazione, vogliamo coinvolgere le scuole, come l’Ipsia, l’Istituto professionale per l’industria e l’artigianato di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto». Un altro aspetto del Ri-hub sarà la biblioteca: «Ci concentreremo sulla rilegatura dei libri e su faremo formazione, riprendendo le antiche tradizioni del luogo sulla rilegatoria dei libri antichi. Ad oggi stiamo ancora nella fase della mappatura per capire a chi riferirci fra le associazioni del luogo che si occupano di sociale», conclude.
Sempre al tessile, ma non solo, sarà destinato il Ri-hub di Palermo nei Cantieri culturali della Zisa, un luogo in continua trasformazione. Basti pensare che alla fine dell’800 le officine Ducrot erano un mobilificio europeo, in cui i mobili erano disegnati dall’architetto Ernesto Basile, icona dello stile Liberty. Oggi, dopo varie riconversioni e la dismissione degli anni ’70, c’è una lenta riprogettazione e rigenerazione. I Cantieri culturali della Zisa vantano un’area di 500 metri quadrati circa, una parte a coworking, uno spazio espositivo e congressuale, un’altra a centro di documentazione ambientale, il Green lab. «Quest’ultimo è uno spazio di sostenibilità ambientale – dice il referente territoriale Tommaso Castronuovo – L’idea è di destinare alcuni spazi al recupero e riuso del tessile e al repair caffè, con riparazione di piccoli elettrodomestici, proprio accanto a un centro di educazione ambientale. Fino a oggi questo spazio è stato soltanto un centro di documentazione, ma grazie a queste nuove iniziative si arricchirà, diventando un Ri-hub». La moltiplicazione delle competenze continua, in tutta Italia.

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