venerdì 24 Settembre 2021

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Narrazioni catartiche

L'intervista a Wu Ming

Secondo numerosi studi, nel corso dei prossimi ottant’anni l’acqua del​l’Adriatico potrebbe alzarsi fra i 90 e i 140 cm. Se così fosse, l’entroterra verrebbe sommerso per circa 30 km. Finirebbero sott’acqua quindi Venezia, altre località rivierasche dalla Venezia Giulia alla Romagna, buona parte del basso ferrarese e del Polesine. Città e paesi abbandonati, centinaia di migliaia di profughi, enorme perdita di suolo agricolo, riserve naturali, biodiversità, acqua potabile. La mappa del nostro Paese ne uscirebbe ridisegnata, diversissima da com’è oggi. È da qui che parte Blues per le terre nuove, l’ultimo progetto di Wu Ming 1, al secolo Roberto Bui. Un lavoro già avviato, «da tempo sto facendo ricerche e sopralluoghi», ma destinato a durare diversi anni. «Ci saranno tappe d’avvicinamento, camminate, workshop, laboratori di scrittura collettiva».

Che lavoro ha in mente?
Blues per le terre nuove si inserisce nel filone dei nostri lavori “geografici”, dal Ciclo dei Sentieri a Un viaggio che non promettiamo breve, passando per Point Lenana.​ Coniugare camminate e lavoro d’archivio per interrogare il paesaggio, raccontare il territorio e le sue trasformazioni o devastazioni, decostruire i confini visibili e trovare quelli nascosti, ​estrarre storie dai luoghi. Il nuovo progetto per me sarà anche un “viaggio sentimentale”, un ritorno a casa, perché riguarda il basso ferrarese e il delta del Po, la zona dove sono nato e cresciuto, un territorio fragile e pieno di contraddizioni, che sta vivendo in modi estremi ma pochissimo raccontati le avvisaglie del cambiamento climatico, che ormai non sono nemmeno più avvisaglie.

Perché quell’aggettivo “nuove”?
Perché esistono da pochissimo. Noi tendiamo a dare per scontati il territorio e la sua forma, cioè il paesaggio, ma il basso ferrarese era in gran parte sott’acqua fino a pochissimo tempo fa. La grande bonifica ferrarese è iniziata sul finire degli anni Settanta del XIX secolo ed è finita soltanto nel 1972. Ancora negli anni Sessanta, il capoluogo del mio comune di nascita, Ostellato, dava su una vasta distesa d’acqua salsa (fenomeno geologico consistente nella fuoriuscita dal terreno di fango, acqua salata, misti a gas di varia natura, in particolare idrocarburi, a bassa temperatura, ndr), il Mezzano, che oggi è una distesa di terra: è dove si era nascosto il criminale Norbert Feher​, “Igor il Russo”. A oriente di Ferrara c’era prevalentemente acqua, era il mondo delle “valli”, che da noi vuol dire paludi, sia di acqua dolce che di acqua salata. Era un mondo sommerso e ora, con l’innalzamento dell’Adriatico, potrebbe tornare sommerso in pochi decenni.

Come si spiega la rimozione del tema riscaldamento globale dal dibattito pubblico?
Appiattendo ogni visione sul breve termine dei “ritorni” e dei profitti, il capitalismo è un sistema che ha divorato ogni idea di futuro​. Soprattutto di futuro anteriore, a lunga gittata. Esiste solo un futuro spicciolo, di cortissimo respiro. La conseguenza è che, almeno in Occidente, tutto quanto – la politica, la cultura – si riduce al piccolo cabotaggio, alla scarsità d’immaginazione, non si immagina che il tran tran in cui viviamo possa finire bruscamente, o meglio, lo si immagina in astratto, ci sono narrazioni post catastrofiche, ma anziché servire da racconti d’ammonimento, cautionary tales, non fanno che indurre piccole, micragnose “catarsi”, o forse è meglio parlare di “esorcismi”, per espellere i cattivi pensieri e continuare come prima.

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