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Napoli, maxi operazione contro i datterari: 18 arresti

123 indagati, 245 capi di imputazione, 3mila euro di danno per metro quadrato, oltre 6 chilometri di costa devastata. Sono i numeri della vasta operazione portata a termine  dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Capitaneria di Porto

123 indagati, 245 capi di imputazione, 3mila euro di danno per metro quadrato, oltre 6 chilometri di costa devastata. Sono i numeri, impressionanti, della vasta operazione contro i datterari portata a termine questa mattina dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Capitaneria di Porto. Oltre 3 anni di indagini, appostamenti, intercettazioni, sequestri. L’organizzazione criminale, che fa base a Castellammare di Stabia, è stata pedinata e messa sotto torchio. Per decenni ha devastato i fondali della penisola sorrentina e della costiera amalfitana per prelevare il dattero di mare, un mollusco bivalve che cresce nella roccia e del quale è vietato il prelievo proprio per evitare danni irreparabile come la desertificazione dei fondali. Divieto che non ha fermato  i datterari, pronti a tutto, pur di ottenere il prezioso e proibito mollusco, venduto al mercato nero anche a 100 euro al chilo per un giro di affari quantificato in circa 100mila euro al mese.

Le indagini hanno consentito di accertare e documentare il disastro ambientale causato dal luglio 2016 al novembre 2020, in diverse zone di pregio della costiera

La Guardia Costiera – Capitaneria di Porto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica, ha proceduto in mattinata all’arresto di 18 persone, delle quali 7 destinatarie della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere e 11 poste agli arresti domiciliari.  Altri 2 imputati sono stati sottoposti alla misura coercitiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre una terza persona è ancora ricercata. I reati contestati sono: disastro ambientale, ricettazione e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati concernenti la pesca illegale dei datteri di mare. L’operazione è stata eseguita con il supporto fornito dal personale di diversi comandi territoriali del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.
Sequestrati anche  5 box destinati al deposito e allo stoccaggio dei datteri di mare, 8 autovetture, 4 motocicli, 19 mute subacquee, 25 bombole per l’immersione subacquea, 16 retini da pesca, 6 paia di pinne da sub, altre 35 attrezzature subacquee varie (martelli e pinze estrattrici per la raccolta del dattero di mare), 40 telefoni cellulari, 15 sim card, la somma di denaro di oltre 18.000 euro in contanti, 2 PC portatili, 1 tablet.
I reati per cui si procede, oltre a quelli per i quali sono state emesse le misure cautelari personali, sono quelli di danneggiamento aggravato, distruzione di un habitat all’interno di un sito protetto, distruzione di bellezze naturali e commercio di sostanze alimentari nocive.
Le indagini, condotte dalla Guardia Costiera, anche mediante intercettazioni e interventi in mare, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno consentito di accertare l’esistenza di una vera e propria stabile organizzazione criminale, della quale facevano parte i 21 soggetti destinatari delle misure coercitive, operante dal luglio 2016 nei comuni di Castellammare di Stabia, Vico Equense, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense. Il gruppo criminale, come si legge nella nota della Procura ” era dedito in maniera professionale e sistematica, con ripartizione di compiti e di ruoli e predisposizione di mezzi e di persone, alla raccolta e alla messa in commercio illegali sia dei datteri di mare (lithophaga – lithophaga), la raccolta, la detenzione, la vendita e il consumo dei quali sono vietati sin dal 1998, che delle vongole veraci di Rovigliano (venerupis decussata), contaminate batteriologicamente e chimicamente e quindi pericolose per la salute dei consumatori, in quanto raccolte in uno specchio di mare prospiciente la foce del fiume Sarno, catalogato come Zona Proibita a causa della presenza di sostanze altamente inquinanti tra cui idrocarburi e metalli pesanti, nella quale è vietata la raccolta e l’allevamento dei molluschi bivalvi”
Le indagini hanno consentito di accertare e documentare il disastro ambientale causato dal luglio 2016 al novembre 2020, in diverse zone di pregio della costiera. Rocce frantumate con martelli a doppia Punta per estrarre i datteri. Interessati larghi tratti anche dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella che ha già dichiarato, con il Presidente Lucio Cacace, l’intenzione di costituirsi parte civile.
L’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità sono state appurate con la collaborazione di un team di esperti di zoologia, ecologia e geologia ambientale di cui si sono avvalse le indagini.
In particolare, gli accertamenti effettuati dalla Stazione Zoologica Anton DOHRN  hanno dimostrato che “la rimozione dello strato superficiale della roccia, necessaria per il prelievo del mollusco bivalve, ha comportato la distruzione completa della comunità di organismi bentonici che ivi insistono e la diminuzione della complessità strutturale del substrato, determinando importanti squilibri ambientali, che portano ad alterazioni “irreversibili” dell’ecosistema marino con la completa desertificazione di aree ad elevata biodiversità e la perdita di importanti servizi eco-sistemici, i cui effetti sono ancora visibili dopo oltre 20/25 anni anche nei casi in cui vi sia stata la completa cessazione di tale pratica illegale.”
È emerso che tutte le zone oggetto della campagna di monitoraggio subacqueo del 2017 presentano un “valore di danno elevato”, in quanto ampie porzioni di costa appaiono completamente desertificate dall’azione predatoria dei “datterari”, che ha interessato anche gli strati più profondi della costa sul limite inferiore di distribuzione della specie, sino alla profondità massima ove il dattero di mare cresce nella roccia, pari a circa 15/20 metri.
Il CNR IAMC (Istituto per l’Ambiente Marino Costiero di Napoli), con riferimento agli effetti dell’estrazione meccanica del dattero di mare sugli ambienti bentonici e sul bene geologico, ha evidenziato come “l’azione meccanica dell’asportazione del mollusco bivalve comporti la distruzione di tutti gli organismi bentonici (flora e fauna) e la sottrazione irreversibile di materiale litoide fino ad una profondità sulla parte rocciosa di 1-15 cm rispetto alla originaria superficie, per un’area di qualche metro quadrato interessato di volta in volta dall’azione predatoria. Da tale azione deriva, tra l’altro, l’alterazione dei fondali che ricevono il materiale litoide sciolto proveniente dall’azione meccanica di frantumazione delle pareti rocciose, alterando così i caratteri ecologici dei fondali, con conseguente alterazione degli ambienti marini ed impatto sulla produttività dell’intero sistema bentonico (flora e fauna).”
Per il CNR “gli effetti di tale pratica possono essere riassunti in quattro punti fondamentali: 1) distruzione dell’habitat di scogliera; 2) desertificazione del paesaggio sommerso; 3) danni al bene geologico; 4) possibile impatto sulla dinamica dei fondali.”
L’approfondimento scientifico condotto dall’Università Parthenope, istituto di Ecologia Marina, a seguito di una seconda campagna di monitoraggio subacqueo effettuata nel 2019 nelle stesse zone d’immersione dei tratti di costa della Penisola Sorrentina, ha accertato la presenza in media di 1.500 fori per ogni mq.
Il costo del restauro dell’habitat preesistente è pari a circa 3.000,00 euro/mq.
Numeri impressionanti per un’operazione che, insieme a quella portata a termine alcuni mesi fa dalla Procura di Napoli e dalla Guardia di Finanza, potrebbe decretare la fine di un fenomeno che ha causato enormi danni ambientali. Almeno è questa la speranza delle associazioni ambientaliste, come Legambiente, WWF e altre, già costituitesi parte civile nel procedimento della Procura partenopea, e di enti come l’Area Marina Protetta di Punta Campanella che ha subito danni incalcolabili in questi decenni.

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