“My tutela”, l’app anti stalker

Archivia in modalità forense sms, telefonate, email, chat, immagini e video. Trasformandole in fonti di prova

My tutela

Di stalking si può morire. Troppi i casi di donne oppresse da minacce, pedinamenti, molestie, telefonate o messaggi reiterati rimaste vittime del proprio persecutore. Fra le vicende più eclatanti, quella di Sara Di Pietrantonio: la studentessa data alle fiamme il 29 maggio 2016 a Roma dall’ex fidanzato, ossessionato dalla fine della loro relazione. Lo scorso aprile la Cassazione ha riconosciuto all’imputato anche il reato di stalking, dimostrato grazie all’analisi della memoria del telefono della ragazza, recuperata dai consulenti della procura di Roma, Marco Calonzi e Marco Testi, fra mille difficoltà per la mancanza del pin d’accesso. Lo stesso smarthphone che l’omicida aveva cercato di far sparire, di cui conosceva le password e attraverso il quale, tramite un’app di geolocalizzazione, spiava gli spostamenti della vittima.
«Se non fossimo riusciti a sbloccarlo quel cellulare sarebbe rimasto un testimone inascoltabile – ricorda Marco Calonzi – Ci siamo chiesti quante Sara potrebbero esserci ancora». È nata così “My Tutela”, un’app in grado di trasformare gli smartphone da strumenti di controllo e offesa a sistemi in grado di tutelare le vittime di stalking, ma anche di bullismo, grooming (adescamento di minori online), mobbing e violenza psicologica. Realizzata con Susanna Testi, collaboratrice con un fondo di investimento in startup innovative negli Usa, consente di archiviare in modalità forense sms, telefonate, email, chat, Whatsapp, immagini, video, registrazioni ambientali, screenshot di post sui social, tramutandole in fonti di prova. «Una volta installata, basta inserire il numero di telefono e l’email del persecutore – spiega Calonzi – Per mezzo di un algoritmo l’app creerà una copia dei dati, applicandovi una sorta di firma digitale, a garanzia che gli originali non vengano alterati. I dati sono poi criptati e salvati nel cloud in server a prova di hacker per proteggerli in caso di perdita, danneggiamento o distruzione del telefono». Se necessario, è possibile stampare un report con validità forense insieme al modulo della denuncia da presentare. Un risparmio di denaro per le persone svantaggiate, ma soprattutto di tempo rispetto alle procedure standard.
L’app è stata presentata a Bari, in collaborazione con l’associazione Medea, parte di una rete di centri antiviolenza attivi nel Centro-Sud. Inoltre è stata sperimentata in alcune scuole di Pescara nell’ambito di programmi contro il cyberbullismo. Finora sono stati oltre 1.500 i download per la versione Android, circa 500 invece gli utenti attivi nel cloud. Entro la fine dell’anno è previsto l’impiego di un sistema in grado di riconoscere la tipologia di abuso che l’utente sta subendo e di inviargli in tempo reale un alert per invitarlo a rivolgersi a un legale o alle forze dell’ordine. l

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