Murgia da esplorare

Cento chilometri in quattro giorni, dal castello di Monopoli alla città vecchia di Taranto, per promuovere la mobilità lenta, a piedi o in bicicletta. E la salvaguardia del territorio. Facendo inclusione sociale

Murgia da esplorare e scoprire

di Ilaria M. Brambilla

Dall’Adriatico allo Ionio, cento chilometri in quattro giorni, a piedi. Questo, condito da paesaggi mozzafiato e suggestioni antiche, è “Spacca Murgia”: un sistema di percorsi di turismo lento, fra cicloturismo e trekking, organizzato dal circolo di Legambiente Putignano “Verde Città”. E che in primavera, alla sua seconda edizione, ha condotto un gruppo di circa cinquanta persone da Monopoli a Taranto, attraversando la Murgia e la Valle d’Itria.
La Murgia è un territorio affascinante caratterizzato dalle tipiche “gravine”, fenditure di origine carsica scavate nel terreno dai torrenti nel corso dei millenni, e che vanno da strette fessure ad ampi canyon, nascondendo al loro interno grotte e cunicoli. Un esempio noto del paesaggio gravinico è il nucleo originario di Matera, i “Sassi”, nel tratto più occidentale dell’altopiano murgiano; la Valle d’Itria invece si trova nel tratto meridionale dell’altopiano ed è caratterizzata dalle famosissime architetture dei trulli.
I volontari del circolo “Verde Città” hanno guidato la quattro giorni di cammino che, percorrendo soprattutto strade sterrate, sentieri, antichi tratturi, è partita dal Castello Carlo V di Monopoli, affacciato sul porto vecchio, seguendo la via Traiana, i sentieri costieri accanto all’abbazia di Santo Stefano e gli scavi di Egnatia, il parco degli ulivi secolari, il centro storico di Locorotondo e quello barocco di Martina Franca, i boschi, il pendio murgiano affacciato sul golfo di Taranto e le colline ioniche, il Parco delle Gravine, Montemesola, le sponde del Mar Piccolo, il fiume Galeso, l’isola della Città vecchia di Taranto fino al ponte girevole e al castello aragonese. Un’autentica scoperta passo dopo passo, un riempirsi gli occhi di meraviglia che la lentezza del viaggio a piedi può solo accentuare.

A piedi nella storia
Spacca Murgia è una piattaforma di esplorazione territoriale, culturale e ambientale della bassa Murgia: apre e rende fruibili percorsi di trekking che sono altrettante chiavi interpretative e narrative dei paesaggi attraversati. Obiettivo dell’itinerario e della sua costruzione è stato sfidare un paradosso, ossia il fatto che vedere tante meraviglie in sequenza ravvicinata sia prerogativa dei tour organizzati e che il turismo slow sia quel viaggio che propone un numero ridotto di cose da vedere. Spacca Murgia invece sovverte questa idea per offrire la dimostrazione empirica del perché la Puglia stia risultando così magnetica, irrinunciabile agli occhi dei viaggiatori di tutto il mondo.
Il 2016 è stato l’anno dei cammini, quello in corso è invece l’anno dedicato ai borghi. E Spacca Murgia ha voluto giocare anche su questo, camminando verso e fra i borghi. L’Italia può dirsi capostipite e capofila mondiale per la presenza di percorsi ideali per il turismo lento e la Puglia è la regione che come nessun’altra si innerva di queste direttrici: la via Francigena, l’Appia, via Traiana, la ciclovia dell’Acqua e quella Adriatica. Per questo Spacca Murgia è partita da Monopoli, scendendo verso sud sulle tracce dei pellegrini, camminando sulla Francigena e attraversando la Traiana in direzione Brindisi per mettere i piedi sulle ciclabili che faticosamente provano a costruire una via unica da Trieste a Leuca. Così come, sempre inseguendo le due ruote, ha accarezzato per qualche chilometro il condotto principale di uno degli acquedotti moderni più vecchi e grandi al mondo, l’Acquedotto Pugliese, sul cui tratturo di manutenzione si sta realizzando l’unica grande ciclovia del Mezzogiorno. Infine, scesi dalle colline joniche e dalle ultime incisioni dell’arco delle gravine, ha giocato con la storia e col detto “tutte le strade portano a Roma” facendo l’ultimo tratto proprio sulla Regina Viarum, l’Appia.

Tutti in azione
Un’esperienza unica, insomma, che non è solo turistica poiché rientra in un progetto più ampio di salvaguardia dei luoghi attraversati. Spacca Murgia fa infatti parte del progetto “Green city”, che ha come capofila Legambiente Putignano ed è finanziato all’interno del programma “Giovani per il sociale” del dipartimento per la Gioventù della presidenza del Consiglio dei ministri. Il progetto è rivolto ai Comuni corrispondenti al piano di zona, ossia l’ambito territoriale dei servizi sociali: Putignano, Castellana, Noci, Alberobello e Locorotondo. L’obiettivo è risanare, riqualificare, tutelare e promuovere il paesaggio rurale del cuore della Murgia, grazie a tecnologie e approcci innovativi applicati a esperienze di inclusione sociale.
«Prevediamo una serie di azioni coordinate di monitoraggio ambientale, che coinvolgono persone provenienti da situazioni di disagio o svantaggio ed è rivolto in particolare agli under 35 – spiega Giovanni Pugliese, responsabile di “Green city” e membro del direttivo del circolo di Legambiente “Verde Città” – L’idea è di unire la mobilità lenta e sostenibile del trekking o del cicloturismo, che spesso utilizzano app per il tracciamento dei percorsi, con il monitoraggio e la segnalazione di scarichi e micro scarichi abusivi di rifiuti, che grazie agli smartphone possono essere geolocalizzati». Ma non sono solo i turisti a fare monitoraggio, anzi. «Il sistema vuole coinvolgere in modo attivo ed educativo la comunità locale – aggiunge Pugliese – Si utilizza in modo virtuoso ciò che già accade, lo si indirizza verso un interesse collettivo e nel farlo si formano gli stessi membri della comunità, creando competenze da spendere in attività direttamente coerenti con questo progetto o in opportunità lavorative». In particolare, una delle azioni principali è il corso di formazione per guardie ambientali volontarie, la cui prima edizione è partita il 5 maggio scorso e ha coinvolto quaranta iscritti: giovani soprattutto provenienti da situazioni marginali o di difficoltà fisico-psichica, potranno così occuparsi, in relazione alle proprie abilità, della salvaguardia del proprio territorio.

Monitoraggio attivo
Lungo il percorso a piedi, nelle strade di campagna, in mezzo agli ulivi secolari, nei boschi freschi, nei tratti fioriti a macchia mediterranea si trovano con preoccupante frequenza mucchi di oggetti diversi abbandonati al loro destino. Arredi, ceramiche, elettrodomestici, ma soprattutto migliaia di bossoli esplosi lasciati dai cacciatori. Infine, una volta giunti sul Mar Piccolo di Taranto, centinaia di bottiglie di plastica restituite dal mare e arenate sulla spiaggia. I numeri del ciclo dei rifiuti nei territori attraversati da Spacca Murgia, d’altronde, chiamano a raccolta chi ha a cuore l’ambiente e il futuro. A Monopoli la percentuale di differenziata per il 2017 è del 15,6%, a Cisternino 30,5%, a Locorotondo 56,4%, a Martina Franca 11,6%, a Montemesola 37,5%, a Taranto 16,7% (per quest’ultima il dato disponibile è del 2016). A questi dati si aggiungano il fallimento lo scorso anno di una società che gestiva i rifiuti di 30 comuni e il sistema delle discariche al collasso. Inoltre la Puglia si è piazzata al terzo posto per gli ecoreati, dopo Sicilia e Campania, nella classifica stilata da Legambiente nel “Rapporto Ecomafia 2017”. In particolare nel ciclo illegale dei rifiuti, la regione sale al secondo posto. Fatti che spingono sempre più persone ad attivarsi per la difesa del territorio. Anche i privati si stanno muovendo per la salvaguardia ambientale. Nel tratto finale del percorso di Spacca Murgia, il gruppo non a caso ha attraversato la cosiddetta “Gravina del Marchese” (vedi box), sita nel comune di Montemesola (Ta) e attualmente all’interno dei terreni di proprietà di una grande azienda agricola locale. «Quando siamo arrivati qui, per prima cosa abbiamo raccolto oltre cinquemila bossoli di cartucce da caccia e riempito un paio di container di rifiuti generici – racconta il titolare Nicola Giuliano – Abbiamo risistemato la vecchia cava nell’area superiore, mentre ora stiamo finendo di recuperare i muretti e secco e prossimamente lavoreremo alla parte inferiore dei terreni, quelli in cui sono presenti le testimonianze degli insediamenti rupestri e delle diverse civiltà che le hanno abitate. Il nostro progetto è rendere visitabile la gravina: in collaborazione con la Regione Puglia vogliamo realizzare un bosco di 140 ettari che partirà da Taranto per collegare Statte, Montemesola e Crispiano, passando per le gravine. E che sarà aperto e percorribile a piedi o in bici dagli escursionisti, siano abitanti del luogo, ragazzi delle scuole o turisti».
La sinergia virtuosa fra istituzioni, imprese e cittadinanza è però fondamentale per far vivere i progetti di cura e salvaguardia ambientale. “Green City” punta infatti a generare accordi con le amministrazioni locali e con le aziende che si occupano di gestione e raccolta dei rifiuti. Formazione e sensibilizzazione sono insomma gli ingredienti per avere un territorio più pulito e rafforzare il rispetto per una terra generosa.l