Mozambico, si contano i danni del clicone Idai

Sempre più critica l'emergenza umanitaria nel Paese africano. Sul posto operano team d’urgenza di Medici senza frontiere, presenti anche in Malawi e Zimbabwe

Mozambico, un'immagine del disastro causato dal ciclone

In Mozambico si contano ancora i morti e gli enormi danni causati dal ciclone Idai lo scorso 18 marzo. Le équipe di Medici Senza Frontiere che stanno intervenendo per rispondere alla devastazione confermano che la situazione è sempre più allarmante. Le piogge intense continuano e nelle prossime ore o giorni, le autorità locali potrebbero essere costrette ad aprire le dighe per evitare che cedano, cosa che comporterebbe ulteriori inondazioni.

Il team d’urgenza dell’organizzazione ha raggiunto Beira – città di 500.000 persone, per l’80% andata distrutta – e si sta preparando ad affrontare i bisogni delle centinaia di migliaia di persone colpite. Le prime forniture di materiali medicali e logistici stanno arrivando con fatica nell’area da Dubai, dal Belgio e da altri centri logistici di Msf.

“In questo tipo di emergenze MSF cerca di intervenire nelle prime 12-24 ore, momento chiave per ridurre al massimo la mortalità”, ha spiegato Federica Nogarotto, direttore supporto alle operazioni di Msf. “Ora ci aspettiamo un picco di malattie respiratorie per le persone più vulnerabili, bambini, anziani e donne incinte. Dovremo raggiungere le aree più remote, rimettere in piedi i centri di salute distrutti, e fare attenzione alle allerte di colera, perché tutto il sistema acquifero è stato danneggiato e quindi l’acqua non è pulita”.

Msf ha anche avviato, da due settimane, una risposta d’emergenza in Malawi, dove sono iniziate le alluvioni prima che le tempeste si trasformassero nel ciclone Idai. Mentre in Zimbabwe ha inviato un’équipe d’emergenza nell’area montuosa della provincia di Manicaland, al confine col Mozambico.

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