In Mozambico i primi casi di colera dopo il ciclone

La malattia si sta diffondendo nella città di Beira. Oltre un milione le persone che hanno perso tutto a causa delle inondazioni. Sul posto gli operatori di Medici Senza Frontiere ICONA recensioniIn Mozambico, Malawi e Zimbabwe più di 3 mln di persone necessitano di assistenza umanitaria

Mozambico, l'immagine di sfollati a causa del ciclone

Sono stati confermati i primi casi di colera nella città di Beira, la città del Mozambico colpita nelle scorse settimane dal ciclone Idai. A dichiararlo ufficialmente è stato il governo di Maputo. Nell’area, a supporto del ministero della Salute locale, sono impegnati gli operatori di Medici Senza Frontiere. “Data l’enorme quantità di acqua che ha attraversato la città di Beira durante il ciclone e il volume dei danni che ha causato, non sorprende che emergano malattie trasmesse dall’acqua come il colera”, ha spiegato Gabriele Santi, vice coordinatore di Msf per l’emergenza a Beira. “MSF sta già supportando il ministero della Salute per curare i casi sospetti di colera in tre strutture sanitarie della città e finora abbiamo trattato più di 200 pazienti al giorno. Stiamo lavorando per supportare un sempre maggior numero di unità di trattamento del colera e riabilitare un centro di trattamento più grande, e stiamo valutando con il ministero della Salute la possibilità di supportare un’ampia vaccinazione contro il colera nell’area”.

“Il ciclone ha sostanzialmente distrutto la rete idrica della città, limitando l’accesso all’acqua potabile. Molte persone sono costrette a bere acqua da pozzi contaminati, o addirittura l’acqua stagnante ai lati delle strade. Nelle strutture sanitarie supportate da MSF sono arrivate centinaia di pazienti colpiti da diarrea acquosa acuta in pochi giorni, ai quali forniamo trattamenti di reidratazione orale salvavita”, ha aggiunto l’italiana Anja Borojevic, esperta di potabilizzazione dell’acqua Msf impegnata nell’emergenza.

Attualmente sono più di un milione le persone che stanno cercando a fatica di ricostruire la propria vita nelle regioni inondate del Mozambico. Moltissime di queste hanno urgente bisogno di assistenza anche per le necessità di base per sopravvivere. Per far fronte a questa catastrofe Msf ha avviato una risposta massiva, con oltre 60 operatori internazionali e 4 cargo aerei con forniture d’emergenza arrivati sul posto. Nell’emergenza è coinvolto anche lo staff della ong già presente nel Paese per i progetti HIV, e altro personale è stato assunto localmente per affrontare la situazione. I team – composti da medici, paramedici, infermieri, promotori della salute e consulenti – stanno visitando le aree più povere di Beira e alcuni dei 37 centri di transito dove sono radunate le famiglie rimaste senza casa e i sopravvissuti provenienti dalle aree inondate fuori Beira. Finora le cliniche mobili hanno curato principalmente casi di diarrea, infezioni del tratto respiratorio e della pelle, ferite infette o lesioni subite dalle persone ricostruivano le loro case. I casi più gravi vengono trasferiti nella struttura sanitaria più vicina. Msf ha comunicato che estenderà le proprie attività oltre la città di Beira, verso le aree più colpite dell’entroterra e a sud della città, nelle province di Manica e Sofala, comprese le città di Buzi e Dondo che hanno subito gravi danni.