Morìa api, sequestrati terreni in Friuli Venezia Giulia

L'operazione del 5 marzo è stata portata avanti dal Corpo forestale regionale con l'inibizione per l'anno 2019 alla coltivazione di mais conciato con qualsiasi principio attivo tossico per questi insetti. Legambiente: "Applicare la legge sugli ecoreati e seguire l’esempio della Francia”

pesticid

Aggiornato il 7 marzo alle 15:25
Aggiornato il 7 marzo alle 14:34
Aggiornato il 6 marzo alle 15:36

Il 5 marzo sono stati sequestrati una serie di terreni in vari comuni della provincia di Udine da parte del Corpo forestale regionale con l’inibizione per l’anno 2019 alla coltivazione di mais conciato con qualsiasi principio attivo tossico per le api. I provvedimenti sono stati emessi dai gip del tribunale di Udine su richiesta della Procura nell’ambito di un’inchiesta condotta dal pm Viviana Del Tedesco che ipotizza il reato di inquinamento ambientale per l’uso nella semina di mais di un fitofarmaco – consentito dalla legge – impiegato però in maniera difforme dalle prescrizioni di sicurezza. L’indagine si è sviluppata dopo la segnalazione da parte degli apicoltori di fenomeni di spopolamento e moria delle api da miele.

Sono 152 le persone indagate dalla Procura di Udine alle quali viene contestato al momento l’ipotesi di reato di inquinamento ambientale. È ancora in corso l’operazione di sequestro dei terreni in esecuzione di tre decreti di sequestro preventivo emessi dai gip del Tribunale di Udine. Con una nota la Procura ha comunicato che “i provvedimenti riguardano 236 terreni agricoli”.

Fortunatamente – commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – è possibile, oggi, intervenire in casi come questo, grazie alla Legge sugli ecoreati, la 68/2015, ipotizzando come lo ha fatto la procura di Udine il reato di inquinamento ambientale per l’impiego di un fitofarmaco in maniera difforme dalle prescrizioni da osservare”.

L’inchiesta friulana non parla di neonicotinoidi adoperati illegalmente, da tempo noti alle cronache come responsabili della moria delle api, ma di un altro insetticida, il Methiocarb, contenuto nel Mesurol 500 FS prodotto da Bayer, di elevata tossicità nonostante sia legale.  “Il problema del rischio di avvelenamento delle api è ben più ampio dell’area geografica dove l’inchiesta, la prima a livello italiano, ha preso le mosse. Questa tipo di inchiesta può essere un esempio da ripetere a livello internazionale.  – spiega Daniela Sciarra del settore Agricoltura di Legambiente  – Le indagini sono state avviate dalla Procura della Repubblica di Udine nel 2017, a seguito di numerosi casi di moria delle api già registrati nel 2016, e ha creato a livello nazionale ed europeo un precedente importante. La prima ipotesi delle indagini è per disastro ambientale legata all’uso illegale di alcuni neonicotinodi e alle modalità di impiego di pesticidi rispetto alle prescrizioni da seguire. La seconda fase delle indagini ha interessato il modo di utilizzo di un insetticida il Methiocarb.
I tempi, i modi, la tipologia e la quantità dei principi attivi impiegati in campo possono avere ripercussioni sulla salute dell’ambiente e andrebbero considerate nei processi autorizzativi per ogni singola sostanza attiva”.

“La sopravvivenza delle api è strettamente connessa alla nostra – prosegue Stefano Ciafani – Lo ha capito bene il milione e mezzo di cittadini della Baviera che ha firmato per chiedere un referendum in difesa delle api. Uno dei rischi rilevanti dell’uso dei fitofarmaci è la loro dispersione nell’aria, nel suolo e nell’acqua con effetti ai quali ancora oggi non si dà il giusto peso, nonostante numerosi studi scientifici abbiano dimostrato le conseguenze che l’uso non sostenibile dei pesticidi produce sulla biodiversità e sul suolo. Per questo riteniamo indispensabile che il Piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei pesticidi preveda obiettivi quantificabili e tempi rapidi per ridurre i rischi e gli impatti dei prodotto fitosanitari sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità. Sarebbe, inoltre, di fondamentale importanza – aggiunge il presidente di Legambiente – che nelle zone in cui sono adoperate queste sostanze per il trattamento nei campi, presentando un rischio per la conservazione degli ecosistemi e in primis della sopravvivenza delle api, venissero replicate le modalità adottate nell’attuale inchiesta della procura di Udine dal pm Viviana Del Tedesco, che già lo scorso anno le aveva applicate per contestare un uso illecito di neonicotinoidi, anche allora in campi di mais”.

Non è certo una novità, infatti, che le api siano particolarmente sensibili ai fitofarmaci. Già nel 2015 sottolineavamo l’ingente moria di api che negli anni precedenti aveva portato a puntare l’indice contro i neonicotinoidi, gli antiparassitari usati per la concia delle sementi di mais, di cui era già allora sospeso l’utilizzo in Italia. L’Unione Europea ha vietato a partire da gennaio 2019, per la tutela degli impollinatori, l’uso di 3 neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam. Ancora sono però da mettere al bando in Italia il thiacloprid e l’acetamiprid, come fatto dalla Francia.

Senza il lavoro delle api, le coltivazioni agrarie non avrebbero modo di diffondersi e la nostra stessa sopravvivenza sarebbe in pericolo, visto che buona parte del cibo che consumiamo dipende, direttamente o indirettamente, dall’opera di impollinazione. Si è calcolato che circa il 70 per cento delle piante commestibili abitualmente consumate dall’uomo dipendano dall’azione impollinatrice degli insetti pronubi tra i quali l’ape è in assoluto il più efficiente.

La salvaguardia degli impollinatori oltre a tutelare la biodiversità, ci mette al riparo dalla perdita dell’84% dei coltivi europei che beneficiano dell’impollinazione operata da insetti. Senza impollinatori si stima che ci sarebbe una perdita di 14.2 miliardi di euro all’anno in Europa, pari al 10% del valore economico di tutta la produzione agricola per l’alimentazione umana. Oltre all’impollinazione, le api da miele forniscono 234.000 tonnellate di miele ogni anno, rendendo l’Europa il secondo produttore mondiale di miele dopo la Cina (rispettivamente producendo il 12% e il 28% del miele mondiale). Sono infatti presenti 16 milioni di alveari censiti per un totale di circa 600.000 apicoltori e 50.000 apicoltori solo in Italia, di cui circa il 10% sono professionisti.

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