È il momento delle scelte per un’idea di futuro

Le chiavi del clima e dell’economia circolare possono permettere di guardare al territorio italiano e alle sue città in una prospettiva capace di risolvere problemi storici

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Si sta parlando di tutto in questa campagna elettorale tranne che delle questioni davvero importanti che dovranno essere affrontate nella prossima legislatura. Ci troviamo infatti in una fase delicata per l’economia e la società italiana, che meriterebbe una discussione all’altezza di sfide la cui risposta non passa per promesse impossibili, urla o slogan contro l’immigrazione. Oggi più che mai servirebbe un confronto sull’idea di futuro che vogliamo costruire e sul ruolo che il nostro Paese vorrà svolgere in un mondo in profondo cambiamento, dove le questioni ambientali saranno sempre più centrali. Legambiente ha deciso di prendere di petto queste sfide con un documento di idee, proposte e un confronto pubblico che organizzeremo a Roma il 15 febbraio sui temi e le priorità che sarà imprescindibile affrontare nella prossima legislatura.

A partire dal clima, perché abbiamo bisogno di una accelerazione fortissima degli interventi se vogliamo invertire la curva delle emissioni e stare dentro gli obiettivi fissati con l’Accordo di Parigi. Non possiamo accontentarci, anche perché avremmo tutto da guadagnarne da una decarbonizzazione dell’economia che riduce le importazioni di fonti fossili. E proprio le chiavi del clima e dell’economia circolare possono oggi permettere di guardare al territorio italiano e alle sue città in una prospettiva capace di risolvere problemi storici e di creare opportunità di riqualificazione e rilancio. Parleremo delle crescenti diseguaglianze nella società e tra i territori perché proprio l’innovazione ambientale è una chiave per affrontarle. Perché le risorse esistono nel grande bilancio dello Stato, per uscire da vincoli di bilancio e mentali nei confronti di scelte ambiziose e lungimiranti che si continuano a rinviare. Le proposte di Legambiente puntano a ridisegnare una fiscalità che oggi premia le rendite a danno del paesaggio e degli ecosistemi (cave, autostrade, estrazioni petrolifere, ecc.) e che domani invece potrebbe spingere l’innovazione e la qualità in agricoltura, in edilizia, nei territori.

Dobbiamo porre queste sfide in campagna elettorale e raccontarle ai cittadini. Perché chi potrebbe essere contrario a politiche che aiutano le famiglie nello scegliere il trasporto pubblico o i prodotti biologici da filiera certificata italiana? A parte i grandi gruppi energetici, chi potrebbe opporsi a una norma che permetta nei distretti produttivi o nei condomini di scambiare energia prodotta da rinnovabili? E si tratta di cambiare, ma è arrivato il momento di farlo in un Paese che ha larga parte del territorio a rischio idrogeologico, ed ha un paesaggio di grande bellezza, che però continua a rinviare la demolizione di edifici abusivi perfino sulla costa e che troppo lentamente interviene per rendere sicuri i territori da alluvioni e inondazioni o per la riqualificazione antisismica ed energetica delle scuole. Altro che accontentarci, la sfida è di proporre un’idea di futuro e delle scelte concrete di cambiamento che oggi passano per i nostri temi.