domenica 18 Aprile 2021

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Modello Bovino

Bovino fa scuola

Un nuovo modello è possibile. Questa volta parliamo di turismo, sostenibile non solo nella realizzazione delle strutture per i turisti ma anche nell’approccio più generale, che sostituisce la visita “mordi e fuggi” con quella basata sull’esperienza. Come hanno fatto a Bovino, piccolo comune pugliese che per innescare nuove economie, sostenibili, e far fronte al calo demografico – nel 1951 aveva 9.452 abitanti, 3.562 al censimento del 2011 – si è ripensato in maniera radicalmente diversa, trasformandosi in un paese museo, con un occhio attento alla modernità.
Certo la storia aiuta. Bovino era già un insediamento neolitico, divenne municipium e colonia romana e sede diocesana verso il 500 d.C., per poi diventare sede episcopale cinque secoli dopo. Una storia non comune, ma nemmeno troppo se pensiamo che siamo in Italia, dove dietro ogni angolo si incontra la storia. Bovino su questa storia sta investendo da tempo, in una maniera che per il nostro Paese non è comune.
Partiamo proprio dall’offerta storico-culturale. Il monumento più evidente agli occhi di un viaggiatore è il Castello che domina il borgo e che fu edificato su una rocca romana. Posizione strategica nei secoli, visto che consentiva il controllo della valle del Cervaro, via di comunicazione fra Napoli e la Puglia. Dopo aver ospitato in passato “turisti” illustri, quali Torquato Tasso, Maria Teresa d’Austria e papa Benedetto XII, il Castello ducale gode ancora oggi di ottima salute e ospita il Museo diocesano, dove le testimonianze della storia sono custodite in moderne teche illuminate da led ad alta efficienza energetica, e la struttura ricettiva “Residenza ducale”. Il tutto realizzato con un grande rispetto dell’opera, al punto che dall’esterno nulla s’intuisce della nuova destinazione d’uso della dimora dei duchi Guevara, che hanno abitato il castello per quattro secoli.
È questo utilizzo intelligente delle risorse storiche del borgo di Bovino, moderno senza stravolgere le opere, il filo rosso che unisce tutte le attività legate alla nuova offerta turistica del paese. Oltre al diocesano, ci sono altri due musei nel borgo: quello civico, che è un viaggio dalla preistoria, con la presenza di importanti stele antropomorfe, a questo secolo e quello della civiltà contadina, che raccoglie il lato più popolare della società passata di Bovino raccontato attraverso oggetti, utensili e attrezzi utilizzati nella vita dei campi a cavallo fra il XIX e il XX secolo. A tutto ciò si aggiungono la Biblioteca diocesana, l’Archivio capitolare e quello diocesano, tutti fruibili tramite visite su appuntamento e, caso abbastanza raro, in ottimo stato di conservazione visto che i volumi che necessitavano di cure sono stati oggetto di restauri specifici. E se a tutto ciò aggiungiamo la Cattedrale, romanica con elementi gotici e bizantini, la cui facciata è dell’anno 1231, potremmo dire che la possibilità di fare il “pieno” di cultura durante un weekend lungo a Bovino c’è, ma l’offerta turistica culturale secondo il sindaco può essere ulteriormente incrementata.
«Abbiamo in progetto la realizzazione del Museo delle armi presso la sede municipale. Ora che siamo proiettati verso la strada giusta, dobbiamo proseguire», dice il sindaco Michele Dedda, imprenditore prestato alla pubblica amministrazione, in carica da una decina di anni. La “strada giusta” di cui parla il sindaco va ben oltre la già corposa offerta culturale. Bovino, infatti, ha un’ospitalità di circa cento posti letto, tutti realizzati secondo la logica dell’albergo diffuso, con la qualità al primo posto. Le strutture, come quella nel Castello ducale, sono tutte recenti e offrono servizi di prim’ordine come una spa, il tutto realizzato in maniera leggera, senza alcun impatto sulla preziosa struttura urbanistica del borgo. Una qualità che ha permesso al paese di erogare nel 2015 oltre 3.600 pernotti. Più di uno per abitante. Un risultato non banale per un paese “nascosto” fra i Monti Dauni. «Ora dobbiamo risolvere la questione delle vie d’accesso – prosegue il sindaco – Su questo fronte stiamo lavorando con gli altri 29 Comuni dei Monti Dauni per una ristrutturazione su vasta scala della rete viaria». Bovino, infatti, dista 29 km dal casello di Candela dell’autostrada Napoli-Bari e 25 da Foggia, ma la rete viaria è da rivedere.
Trasporti a parte, è interessante l’approccio che ha l’intera comunità sulla questione dello sviluppo attraverso il turismo. Il primo aspetto è quello della qualità elevata, sia sul fronte dell’ospitalità che sul lato culturale, ai quali si unisce la gastronomia pugliese, declinata in maniera locale: difficile da descrivere a chi non l’ha gustata e oggetto di cure particolari, anche e specialmente da parte degli imprenditori locali. «Prima a Bovino non c’era nulla, sia sotto il profilo dell’ospitalità che dal punto di vista della ristorazione – dice Nicola Consiglio, che insieme alla moglie Agata gestisce l’agriturismo “Piana delle mandrie” e il ristorante in pieno centro storico “La cantina” – Ora penso che il lavoro fatto su questi due fronti sia stato fondamentale, ma non bisogna fermarsi. Promozione e servizi aggiuntivi saranno essenziali per il futuro di Bovino».
Alcuni servizi aggiuntivi in realtà già esistono, come quello delle visite guidate offerte dalla cooperativa “Il sipario”, che gestisce sia l’ospitalità al Castello ducale che il Museo diocesiano. «Dall’esperienza che abbiamo fatto è evidente che si debba puntare al turismo esperienziale – afferma Francesco Gesualdi, presidente della cooperativa – Anche perché ci consentirebbe di allungare i tempi di soggiorno e allargare i periodi di visita, che per ora sono in gran parte concentrati durante le feste». Su questa linea, in realtà, gli operatori si stanno già muovendo. Nicola Consiglio, per esempio, nel suo agriturismo offre anche l’opportunità del maneggio, la “Masseria Salecchia” ha un intenso programma didattico con laboratori riservati ai più piccoli, mentre fuori dal borgo, sul fondo della vallata, è possibile sapere tutto sull’uso del grano nella zona visitando il mulino ad acqua, perfettamente funzionante, “Lo moleno acqua del ponte”, magari assaggiando una focaccia di grano Senatore Cappelli, prodotta a metri zero.
In un futuro assai prossimo, Bovino vuole sviluppare l’offerta turistica esperienziale legata al trekking e alle mountain bike, mettendo il tutto in stretta connessione consolidando la rete fra gli operatori turistici di Bovino, che esiste già visto il ruolo di coordinamento oggi svolto dalla Pro Loco. «Su questa base stiamo lavorando per rafforzare la rete e uscire all’esterno con offerte integrate – riprende Gesualdi – Lo scorso maggio abbiamo fornito 1.400 pernotti a un’azienda per motivi di lavoro, proprio per la nostra capacità di offrire soluzioni flessibili». Questo è un plus commerciale da non sottovalutare. L’azienda, infatti, con ogni probabilità non avrebbe optato per Bovino se si fosse trovata di fronte a una decina di piccoli soggetti diversi da coordinare e magari in concorrenza fra di loro. E in questa maniera si potrebbe reggere la sfida legata a un grande salto: quello internazionale. Cosa che in realtà sta già avvenendo. Grazie ai siti di prenotazione online, infatti, parecchi turisti stranieri hanno scoperto Bovino, con alcuni statunitensi diventati ospiti fissi, mentre è di questi giorni l’interesse da parte dei tour operator americani e del Nord Europa.
Insomma, il “modello Bovino” sembra dirci che un altro approccio al turismo è possibile, visto che i “borghi più belli d’Italia” sono 258: Bovino compreso, al quinto posto della classifica nazionale stilata dalla trasmissione “Kilimangiaro” nel 2015. L’ingrediente principale sembra essere l’equilibrio, fra il livello locale e quello dei grandi numeri, fra le esigenze di sviluppo del territorio e quelle di salvaguardia dello stesso. Anche perché sempre una maggior quota di turisti è attenta alla qualità dell’offerta in termini di esperienza complessiva. E di esperienze i borghi come Bovino ne hanno, sia da raccontare che da far vivere.l

info www.prolocobovino.it

Sergio Ferrarishttps://www.sergioferraris.it/giornalista-scientifico/
Sono nato a Vercelli. vivo e lavoro a Roma e faccio il giornalista scientifico occupandomi principalmente d’ambiente. energia. scienza e tematiche sociali correlate. Sono direttore della rivista edita da Legambiente e Kyoto Club. QualEnergia. dedicata al mondo dell’energia. che ha come direttore scientifico Gianni Silvestrini. Sono stato premiato come “Reporter per la Terra 2015” da Earth Day Italia e dal Ministero dell’Ambiente.

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