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Roma, i bus turistici tornano nella zona a traffico limitato

Lo ha deciso il Tar del Lazio con la sospensione del divieto di circolazione. Le associazioni: “Sono mezzi vecchi e inquinanti. Rifiutiamo fermamente proposte di riapertura, con aumento di emissioni che sono già costate alla collettività procedure di infrazione da parte della Comunità Europea”

 

Secondo il Tar del Lazio, a Roma i bus turistici possono tornare nella Zona a traffico limitato. Numerose associazioni, tra cui Legambiente, si dichiarano contrarie.

Le Associazioni Salvaiciclisti Roma – Sic Roma, Bike4City, Rete Vivinstrada, Cittadini per l’aria onlus, Kyoto Club, Roma Smart City, FIAB Roma Ruota Libera, FIAB Roma, BiciLiberaTutti, Comitato Mura Latine, Bike to school, BRINGYOURBIKE, Greenpeace Italia, Casetta Rossa, Legambiente, Associazione Genitori Giardinieri, Vediromainbici – UISP, Milano Bicycle Coalition, Presidente Consulta cittadina sicurezza stradale, mobilità dolce, sostenibile di Roma Capitale, FridayforfutureRoma e Progetto Celio si oppongono fermamente alla sospensione fino al 31.03.2022 del divieto di circolazione ai bus turistici Euro 3 ed Euro 4 nella Zona a Traffico Limitato (ZTL) di Roma Capitale voluto dal Tar del Lazio. A quanto si apprende dagli organi di stampa, questa decisione del Tar sarebbe dovuta al silenzio dell’Amministrazione di Roma Capitale seguito alla richiesta degli operatori del settore dei bus turistici di sospensione urgente della Deliberazione di Assemblea Capitolina 55/2018. Il comportamento omissivo tenuto dal Comune di Roma Capitale determinerà un pregiudizio alla salute e alla sicurezza dei propri cittadini e degli stessi turisti. I pullman, di cui si chiede il transito, sono mezzi datati che riversano nell’atmosfera quantità di particelle inquinanti (NO2, PM10, PM2.5) responsabili di malattie respiratorie, tumori e morti ogni anno.  

Le associazioni ricordano che i pullman che attraversavano il centro di Roma hanno travolto e ucciso tra gli altri il Vice Prefetto De Francesco e  Luigi Santo Gervasi nel 2018 o Caterina Pangrazi di 22 anni nel 2019. Come si può pensare, insistono le associazioni, che mezzi che strutturalmente possiedono angoli ciechi tali da rendere impossibile all’autista la visione di persone vicine possano essere compatibili con zone frequentate da pedoni e persone in bicicletta e monopattini? Che ne è della salvaguardia di chi in strada è vulnerabile?


A prescindere dalla delibera comunale, già da anni, e ben prima della pandemia, aziende lungimiranti si sarebbero dovute adeguare, sia alla legislazione europea in merito alle emissioni che alle prescrizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (i cui limiti, a tutela della salute pubblica, di recente sono stati drasticamente ridotti). È inaccettabile che, per inseguire il maggior profitto possibile, il costo, sociale ed economico, dell’inerzia di tali aziende sia scaricato sui cittadini romani, sui turisti e sui loro stessi lavoratori, a cui va tutta la nostra solidarietà, cercando di riproporre, come in un film già visto molte volte, un presunto conflitto tra salute e lavoro. I cittadini romani non possono più permettersi un modello che pretende di portare, con mezzi simili, i turisti fino al centro di zone altamente fragili e patrimonio Unesco, congestionando ulteriormente e paralizzando la Capitale, sia dentro che fuori la ZTL.


Le associazioni si rifiutano fermamente, riservandosi di agire in tutte le sedi opportune, proposte di riapertura delle Zone a Traffico Limitato ai bus turistici, con aumento di emissioni che, già in passato, sono costate alla collettività procedure di infrazione da parte della Comunità Europea. Si auspicano inoltre che la nuova Amministrazione non solo mantenga il divieto di ingresso di bus nella zona a traffico limitato, ma stimoli la Regione Lazio all’aggiornamento del Piano della Qualità dell’aria secondo le nuove linee guida dell’Oms, seguendo le indicazioni del Programma Nazionale di Controllo dell’inquinamento atmosferico e confermando il divieto della circolazione dei veicoli diesel dal centro entro 2024.

Si rivolgono anche alle Organizzazioni Sindacali, e ai lavoratori di queste aziende, affinché le spingano a chiedere l’individuazione di hub intermodali, fuori dal Raccordo, e a che esse si riconvertano, abbandonando i combustibili fossili, verso modelli sostenibili per i propri dipendenti e per la collettività.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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