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Una road map verso la green mobility

Nel 2022 i ministri della Transizione ecologica e della Mobilità sostenibile sono chiamati scrivere e negoziare con tutte le parti sociali un programma d’azione per la mobilità del prossimo futuro. Ecco le priorità su cui puntare

Ci provò il governo Renzi, quando a Palazzo Chigi si riuniva il “tavolo” delle istituzioni (ministeri, agenzie, Anci) e delle forze sociali (case auto, Confindustria, associazioni ambientaliste), coordinato dal vice segretario alla Presidenza del Consiglio Raffaele Tiscar, morto in un incidente di moto nel novembre scorso. Ma poi, caduto nel 2017 il governo Renzi, il documento “Elementi per una Road map della mobilità” venne presentato ufficialmente dal ministero dell’Ambiente e dimenticato in un cassetto.

Ora invece il Cite, il Comitato interministeriale per la Transizione ecologica (vedi su queste pagine) si è limitato a decidere di appoggiare la proposta della Commissione europea per la fine della vendita dei motori a combustione per le auto al 2035, rinviata al 2040 per i furgoni fatto salvo l’impegno del governo a promuovere anche biocarburanti e idrogeno. Una mediazione ridicola. Soprattutto un tema mal riposto: invece di definire un programma e promuovere politiche di governo e industriali coerenti, si abbandona al mercato globale e alle lodevoli iniziative locali di alcuni comuni illuminati il compito di definire il futuro occupazionale di centinaia di migliaia di lavoratori e la mobilità di 59 milioni di italiani.

Cosa stanno facendo gli altri Paesi Europei come Germania, Francia e Spagna? Anche sfruttando i fondi del Green Deal europeo, si sono dati un piano industriale negoziato con l’industria nazionale e hanno deciso politiche di incentivo di mercato per promuovere una immediata migrazione all’elettrico, favorendo – con incentivi, ma anche con obblighi e penalità – gli acquisti di mezzi elettrici da parte delle aziende, delle società di trasporto (pubbliche o di servizi a noleggio). Solo in Italia l’acquisto di auto elettriche è prevalentemente delle famiglie.

La mobilità del futuro non sarà solo elettrica, ma anche connessa, condivisa, meno proprietaria, “multimodale”. Sia il servizio di trasporto pubblico, che quello della circolazione delle merci, come la mobilità individuale, si stanno già trasformando radicalmente

Come in tutta Europa, anche in Italia un calendario di riferimento, deciso da alcuni comuni, programma il divieto alla circolazione in area urbana o nei centri storici il divieto progressivo della circolazione delle auto più inquinanti: oggi si devono fermare gli Euro 2 a benzina e gli Euro 4 diesel, nel 2025 toccherà agli Euro 3 benzina e agli Euro 5 diesel, nel 2030 gli attuali Euro 6 diesel. Un programma di questo tipo serve non solo per i cittadini, che non vedono l’ora di respirare aria pulita dopo un secolo di inquinamento, ma anche per l’industria e per il governo per definire, insieme alle parti sociali (imprese, lavoratori, consumatori e ambientalisti) una road map, un programma d’azione per la mobilità del prossimo futuro. Che non sarà solo elettrica, ma anche connessa e quindi sempre pubblica, condivisa, meno proprietaria, “multimodale”. Sia il servizio di trasporto pubblico, che quello della circolazione delle merci, come la mobilità individuale, si stanno già trasformando radicalmente. Impossibile fermare il cambiamento, come sembrano chiedere oggi Confindustria e Anfia (in rappresentanza delle imprese di componentistica), ma giusto chiedere che si aiuti tutti, anche l’industria che si vuol convertire, i lavoratori (pensiamo ai concessionari e ai benzinai, ma anche quelli della logistica con pochi diritti), a cogliere anche le opportunità del cambiamento.

Si pensi ad esempio alla nuova economia circolare delle batterie e dei sistemi di accumulo, oppure ai servizi di mobilità alla domanda (la Maas, Mobility as a service, oltre lo sharing), il necessario rilancio dei servizi su ferro (merci e pendolari), l’elettromeccanica che è sempre stata una eccellenza nazionale, come la nuova infrastrutturazione per le smart cities.

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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