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Mobilità, non servono le rotatorie per alleggerire la circolazione

I rondò riducono gli incidenti e la loro gravità ma raddoppiano i rischi per i ciclisti, li fanno aumentare del 10% per i motociclisti e mettono ancora più a disagio i diversamente abili. Eppure le amministrazioni continuano a investire in questa direzione

La moda delle “rotatorie alla francese”, se applicata agli incroci nei centri urbani, con poco spazio per percorsi pedonali e ciclabili protetti, aumenta traffico e rischi per ciclisti e anziani, anziché migliorare la circolazione e la vita nei nostri Paesi. Eppure la costruzione di rotatorie è spesso il principale investimento di “rilancio” nella mobilità e trasporto in tanti comuni.

È dimostrato che le rotatorie riducono gli incidenti e la loro gravità, soprattutto per le automobili, costrette a diminuire la velocità. Nelle strade generalmente non troppo frequentate, periferiche, se disegnate in modo opportuno, allo scopo di ridurre la velocità, ma non fermare tutte le auto, sono preferibili ai semafori. Ma per i ciclisti i rischi raddoppiano e per i motociclisti aumentano del 10%, come emerso da una ricerca sugli incroci di 15 città francesi trasformati da semaforici a rondò. Per i pedoni i dati sono controversi, anche perché in gran parte dell’Europa si preferisce aggiungere percorsi protetti per i pedoni.

Anche i diversamente abili protestano contro i Comuni che tolgono i semafori e costruiscono rotatorie. A Treviso cinquanta ipovedenti sono scesi in piazza a protestare contro il Comune: “Le rotatorie – dichiarano – sono un ostacolo, perché le macchine non si fermano mai e non riusciamo ad attraversare la strada”. Gli incroci dotati di semaforo sono stati dotati negli ultimi anni di segnalatori acustici per consentire di attraversare in sicurezza, ma nelle rotatorie? Nelle Linee guida tecniche del 2019 elaborate dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti si propone di “dotare ciascun braccio stradale afferente alla rotatoria di un attraversamento pedonale, possibilmente rialzato alla stessa altezza dei marciapiedi, dotato di semaforo acustico a richiesta e di segnalazione tattile a terra, posto a distanza non superiore a una trentina di metri dal bordo della rotatoria. Ciò costringe i pedoni a percorrere qualche decina di metri in più, ma evita loro i gravi rischi di un attraversamento non protetto e in presenza di un traffico veicolare veloce”. Solo così un incrocio urbano con rotatoria può essere considerato a norma dalla legge contro le barriere architettoniche, come suggerito anche da norme tecniche in vigore in diverse regioni italiane.

Quindi, soprattutto nelle zone abitate e centrali dei paesi e delle città, i semafori si dovranno comunque lasciare, il traffico va comunque rallentato a causa dei rialzi e delle doverose precedenze, specie vicino alle scuole, quando gli studenti entrano ed escono dagli istituti a ondate, o nei punti in cui ciclisti e pendolari escono dalla stazione quando arriva un treno. Eppure sindaci e assessori nei paesi continuano a raccontare di voler togliere semafori e fare rondò per “alleggerire” o “fluidificare” la circolazione (delle automobili). Dobbiamo decidere una volta per tutte se nei centri abitati, piccoli e o grandi, si vuole dare la priorità ai cittadini, ai pedoni, ai ciclisti, oppure preferiamo strade veloci, grandi parcheggi, centri commerciali per vivere chiusi in auto.

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Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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