Mobilità a emissioni zero, una realtà nelle città

Legambiente pensa che la mobilità elettrica è una parte di quella a zero emissioni. Di cui l’auto elettrica è solo una fetta che, nelle città italiane, già rappresenta una quota significativa degli spostamenti ICONA recensioniL’Italia delle città MEZ

foto di una "pompa" per ricaricare le auto elettriche

Oggi Legambiente e MotusE-E hanno presentato a Firenze, alla Fiera ExpoMove, il report “Città MEZ” cioè la mobilità a zero emissioni già praticata nei 104 capoluoghi italiani. Dobbiamo trovare nuovi modi di raccontare i cambiamenti in corso nella mobilita’, per far capire quanto sia conveniente cam- biare le nostre città attraverso la chiave della sostenibilità. Non siamo assolutamente all’anno zero, sono infatti tante le città in cui crescono coloro che si muovono in bici, a piedi, con il trasporto pubblico e con veicoli elettrici. Ma questa chiave, della mobilità a Emissioni Zero e inquinamento, ora deve diventare la bussola con cui guardare a questi diversi cambiamenti e dargli una prospettiva. Con questo dossier abbiamo provato a far capire come gia’ oggi la mobilità “muscolare” ed elettrica, non rappresenta una quota marginale della mobilità dei cittadini. Soprattutto nelle aree urbane, soprattutto nelle grandi città più densamente popolate d’Italia. Si dirà, dov’è la novità? E’ dall’epoca dei tram, prima del secolo dell’automobile a combustione. Le novità sono almeno tre. Primo, nelle città ci si muove sempre di più; secondo, più ci si muove, meno si usa l’auto di proprietà; infine, ci si muove sempre più in modo smart, connesso e intermodale. L’Osservatorio Mobilità degli italiani (Legambiente e Lorien) ci informa che a Milano la maggioranza, residenti e city user (55- 60%, contro il 28% nazionale), si sposta più di 4 volte al giorno ed usa nell’arco della settimana più di 6 modalità di viaggio differenti (metro, bus, treno urbano, bici, tram, scooter o monopattino, di proprietà o in condivisione, noleggio e anche l’auto privata). E’ la mobilità come servizio (MaaS). Milano in vent’anni ha perso 100mila auto e guadagnato 100mila abitanti. Il tasso di motorizzazione in quasi tutte le città d’Italia cala o cresce meno della media, della provincia. Milano non è un caso isolato, né città ideale. La mappatura delle città che proponiamo ci dice che ancora è inquinata, congestionata, poco sostenibile, ma anche “tira” la volata di una vera e propria rivoluzione silenziosa della mobilità, insieme a Bologna, Torino, Napoli, Genova, Firenze per le grandi città, Trento, Bolzano, Ravenna, Pesaro, Ferrara, Parma tra i capoluoghi di provincia che riescono a combinare ciclabilità con una buona offerta di trasporto pubblico. E inizia qualche primo servizio efficace di sharing mobility fuori dai grandi centri. La mobilità elettrica nelle sue diverse forme è già oggi competitiva nelle aree urbane ed è arrivato il momento di una scelta di campo per aiutare la sua diffusione in tutte le forme in condivisione (auto, mo- torini, bici, monopattini, ecc.) e nel trasporto pubblico. Il motore a combustione può e deve scomparire in Italia a partire dalle città. E se dal mondo l’uscita dal fossile è stata stabilita al 2050, se non prima per rispettare l’accordo di Parigi (1,5 gradi), nelle città, nelle città moderne, il motore a combustione va spento tra il 2030 e il 2035. Infine le politiche comunali e nazionali. E’ ormai scritto nella legge (D.M. 04.08.2017) che i piani del traffico sono condizionati ai piani di mobilità sostenibile (PUMS), gli unici con la forza di pianificazione (compresa variazione urbanistica) e di dotazione finanziaria, compreso accesso a finanziamenti statali per opere infrastrutturali e ai progetti europei. Averlo scritto nella legge non basta. Deve divenire consuetudine di governo e superare resistenze e incertezze non risolte dalla norma. Eccone due. Secondo di sindaci europei che hanno intrapreso i percorsi di PUMS (Carta di Brema 2016) “…un uso più efficiente dello spazio come punto di partenza per un trasporto urbano efficiente”. Per il PUMS di Milano “lo spazio pubblico è bene comune”, non parcheggio di carri privati quindi, ma ad uso dei cittadini per spostamenti, relazione, mercato, ricreazione, turismo, persino verde e gioco, come da sempre le strade e le piazze delle città. Così Parigi ha deciso di dimezzare lo spazio destinato a parcheggi e careggiate. I piani hanno una durata decennale. Ma se tra 10 anni non potranno più circolare veicoli fossili inquinanti, i piani della mobilità, come tutta la pianificazione locale, sono dei veri e propri piani di transizione alla Mobilità a Emissioni Zero. Sappiamo che è così, ma non può essere una deduzione lasciata ai sindaci: è una politica, anche per la mobilità urbana, che deve imprimere il governo nazionale. E con questo dossier cominciamo a tracciare una mappa di come il nostro Paese si sta già muovendo in questa direzione.