Miserabili attuali

Al Teatro Eliseo di Roma la nuova edizione di “Miseria e Nobiltà”: in scena le fragilità umane senza tempo

Miseria E Nobilta
Foto di Federica Di Benedetto

”Non è questione di miseria e nobiltà, ma di miseria più miseria”, dice il personaggio di Felice Sciosciammocca, affidato alla sensibilità di Lello Arena, prima che si chiuda il sipario. Nella lettura che il regista Luciano Melchionna dà dell’opera di Eduardo Scarpetta, si misurano due diversi tipi di povertà: la meschinità di una classe ricca e decadente da una parte, e la fragilità umana, legata all’assenza o alla perdita dei beni di sussistenza, dall’altra. Nonostante qualche eccesso di letteralismo, lo spettacolo è incisivo per estetica e pensiero. Si ride, ma soprattutto si ragiona, assistendo a questa nuova edizione di Miseria e nobiltà, che allinea i miserabili della Napoli di fine Ottocento ai nuovi poveri di oggi, i vulnerabili della terra di cui fanno parte categorie sempre più vaste di esseri umani affamati e senza diritti. Nel secondo atto, si assiste a un ballo in maschera stilizzato, che combina la commedia napoletana e Brecht in una parata tragicomica di assordanti menzogne. Mentre le due famiglie di “miserabili” sono interpretate con un registro che varia dal realismo al comico, i rampolli dell’alta società di nobili e arricchiti portano in scena un tic, un automatismo che li condanna per sempre al loro ruolo di personaggi annoiati e passivi. Lello Arena è un Felice Sciosciammocca che fa prevalere il pensiero dissacratore del comico. Tonino Taiuti è capace di sorprenderci di continuo nel ruolo di Gaetano. Maria Bolignano è un’asciutta, suadente Luisella. Una nota a parte per un’attrice come Giorgia Trasselli, che ha sempre la preziosa capacità di sostenere il proprio ruolo senza mai trascurare la percezione dell’insieme. Complessivamente, un cast affiatato, che rende tangibile la chiave politica della regia di Melchionna, che tratta Miseria e nobiltà come realmente è: un grande testo drammatico che, allora come oggi, denuncia senza compromessi e con una lingua corrosiva, magnifica, le feroci ingiustizie di questo mondo. (Visto in prima nazionale al Teatro Eliseo di Roma).