Ministri da incubo

Nella squadra di governo c’è chi pensa che il global warming sia solo un complotto marxista e chi loda la Santa Inquisizione

indigeni in Brasile

Bolsonaro viene spesso definito “nazionalista” e “identitario”, ma si tratta di etichette insensate. Così viene percepito anche in Italia, sia a sinistra che a destra. “Il vento identitario soffia anche oltre i confini d’Europa!” ha scritto Lorenzo Fontana, ministro leghista per la Famiglia, al momento della sua elezione, aggiungendo: “Complimenti e buon lavoro al nuovo Presidente del Brasile Jair Bolsonaro”. Un’interpretazione analoga è emersa dal convegno “L’internazionale nera tra Europa, Stati Uniti e America Latina”, di segno politico opposto, che si è svolto a Roma lo scorso 13 giugno. In un Paese così marcatamente multietnico come il Brasile, quale sarebbe il “vento identitario” lodato dal ministro Fontana ed esecrato nel convegno romano? Se identitario è infatti colui che difende strenuamente la propria identità culturale, non si vede come questo aggettivo possa attagliarsi a un uomo che vuole sventrare una parte vitale del proprio Paese, e cioè la foresta amazzonica, a vantaggio dei latifondisti e delle multinazionali straniere, nemici giurati dell’ambiente, dei popoli indigeni e della diversità culturale. Per averne la riprova basta dare un’occhiata al governo attuale. Il ministro dell’Agricoltura, Tereza Cristina, ha fatto parte di un comitato governativo che nel 2018 ha approvato un utilizzo più flessibile dei pesticidi. Paulo Guedes, ministro dell’Economia, liberista, allievo di Milton Friedman, è il fondatore della banca d’investimenti Btg Pactual. Il titolare degli Esteri, Ernesto Araújo, è convinto che il cambiamento climatico non sia un dato oggettivo ma l’espressione di “un complotto marxista”. Questa tesi bizzarra è condivisa da Olavo de Carvalho, testa pensante dell’esecutivo Bolsonaro, secondo il quale l’Inquisizione è stata “un passo gigantesco nella lotta per i diritti umani”. Le torture? “Tutte inventate”.