sabato 28 Novembre 2020

Milleproroghe, corsa a ostacoli per la micromobilità

L'immagine di un monopattino elettrico

La micromobilità e lo sharing rischiano una brusca frenata. Nel Decreto Milleproroghe è infatti previsto l’arrivo di un emendamento, proposto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che prevede lo stop all’equiparazione dei monopattini alle biciclette per la circolazione su strada. Qualora l’emendamento dovesse essere approvato, si tratterebbe di un passo indietro rispetto a quanto stabilito un mese fa con la legge di bilancio. Nella pratica, significherebbe avviare una nuova fase di sperimentazione a tempo, con conseguenti forti limiti per la micromobilità elettrica e multe nel caso di violazione delle regole.

A denunciare questo possibile scenario è Legambiente. Secondo l’associazione ambientalista l’errore di fondo sta nell’affrontare la micromobilità come se fosse un problema e nell’evitare sistematicamente qualsiasi tipo di confronto con altri soggetti e interlocutori al di fuori dal ministero.

“Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli dice di non essere contraria ai monopattini e alla micromobilità elettrica, ma la bozza di emendamento dimostra ben altro limitando, di nuovo, questi mezzi che non inquinano e circolano in tutte le città europee senza problemi. In particolare le due limitazioni inserite, ossia l’obbligo di casco e l’utilizzo di sera di giubbotto o bretelle retroriflettenti, non sono previste in nessuna città europea – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini – Questa seconda decisione appare incomprensibile dato che questi mezzi hanno l’obbligo di avere fari anteriori e posteriori. Anche l’Anci si è detta contraria, anche perché la conseguenza di questi obblighi è che si bloccherebbe di fatto qualsiasi possibilità di un utilizzo in Sharing, perché diventa impossibile fornire i fruitori di casco e giubbotto visto che i monopattini non dispongono di un bauletto. Non solo: temiamo che in futuro simili obblighi vengano estesi a tutti i velocipedi. Un brutto precedente, anche per le bici”.

Ma non solo. Per Legambiente è ancora più assurdo l’approccio punitivo finora adottato, con sequestri, distruzione dei mezzi e multe che non hanno paragoni con le auto. L’esempio fatto dall’associazione ambientalista rende bene la situazione paradossale che si è venuta a creare. Se, ad esempio, un SUV a Roma attraversa l’area pedonale di piazza di Spagna rischia una multa fino a 300 euro, mentre se un mezzo di micromobilità elettrica viola le norme di circolazione rischia il sequestro, la distruzione del mezzo e fino a 800 euro di multa. Lo stesso approccio punitivo viene utilizzato anche verso le carrozzine elettriche, su cui è in corso una rilevante evoluzione e che rientrerebbero – se superano la velocità di 6 km/h – nella definizione di “veicoli atipici”. In sintesi, spiega Legambiente, per un disabile che circola con una carrozzina elettrica su strada –  per altro sono spesso obbligati a farlo perché è impossibile passare sui marciapiedi – la sanzione passerebbe da 92 euro massimo a 800 con sequestro e distruzione della carrozzina. Si tratta di almeno 10mila mezzi di questa natura, talvolta prescritti e assegnati dalle stesse ASL in diverse regioni.

E non finisce qui. Perché presto, ricorda l’associazione, le restrizioni riguarderanno anche decine di migliaia di altri mezzi di micromobilità come segway, hoverboard e monoruota, che saranno vietati ovunque, a eccezione dei Comuni dove si deciderà di fare la costosissima sperimentazione con apposita segnaletica specifica in ogni strada e per ognuno di questi mezzi.

“Il governo – conclude Zanchini –  avrebbe dovuto seguire un altro percorso, aprendo il confronto sul Disegno di Legge di revisione del Codice della Strada, attualmente in Parlamento, e con l’idea di trovare regole capaci di promuovere una vera innovazione nell’utilizzo delle strade urbane da aprire a mezzi non inquinanti. Vogliamo ricordare al Ministro delle infrastrutture De Micheli che le strade non sono delle automobili e che occorre lavorare per ridurre la velocità nelle aree urbane e al contempo non ostacolare le diverse forme di mobilità elettrica e sostenibile”.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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