Migranti, appello di Sea Watch: “Dateci un porto sicuro”

Giorgia Linardi, portavoce della ong tedesca: “Segno preoccupante il fatto che nel 21° secolo l’Unione Europea non sia in grado di condividere lo sforzo per l’accoglienza di queste persone” ICONA recensioni Le persone a bordo iniziano a rifiutare il cibo

Sea Watch, partita missione per portare aiuti

Un porto vicino, dove far sbarcare i 49 migranti salvati in mare più di due settimane fa. A lanciare l’appello alle istituzioni italiane ed europee all’agenzia Agi è la portavoce di Sea Watch Italia, Giorgia Linardi, “Il nostro appello è che siano date indicazioni al comandante della nave, di un porto sicuro e vicino, da raggiungere il prima possibile”, spiega.

“Ci chiedono in questi giorni quanto tempo ancora le persone a bordo possono resistere, in realtà la questione è quanto ancora intendiamo prolungarne la sofferenza – prosegue – Queste persone sono in mare da 17 giorni, stanno vivendo ammassate in una stanza. La gran parte dorme per terra, non c’è privacy, solo spazi condivisi costantemente. Le condizioni del mare sono variabili, e spesso soffrono per il mal di mare”. 

La situazione è sempre più critica per diverse delle persone a bordo. “Ieri abbiamo dovuto fare una trasfusione a una persona che era visibilmente disidratata perché non mangiava e non beveva da tutto il giorno – spiega la portavoce di Sea Watch – Gli stati d’umore sono altalenanti. Si passa da momenti nei quali si cerca di convincersi che si è al sicuro e si troverà una soluzione a momenti in di frustrazione e rassegnazione”.

“È uno stato psico-fisico disumano quello a cui stiamo costringendo queste persone. Soprattutto quando la soluzione sarebbe a pochissime ore – conclude Linardi – Credo che il fatto che nel 21 esimo secolo l’Unione Europea non sia in grado di fornire una indicazione di un porto sicuro e condividere lo sforzo per l’accoglienza di 32 persone a bordo di Sea Watch e 17 persone a bordo di Sea Eye sia un segno preoccupante, rispetto a quello che dovrebbe essere il nostro grado di civilizzazione, a quello che dovrebbe essere lo spessore del continente più vecchio al mondo e che ha inventato e firmato i trattati per i diritti umani che ora stiamo deliberatamente calpestando. Chiediamo che una soluzione venga trovata il prima possibile, noi non vogliamo uscire dal quadro legale applicabile al soccorso in mare, non vogliamo essere costretti ad azioni di forza, non vogliamo costringere il nostro capitano a vagare in mare senza l’indicazione di un posto sicuro dove andare. Per questo motivo stiamo aspettando al riparo nelle acque maltesi, sperando di ricevere presto una soluzione, ma siamo oltre il limite dell’umana sopportazione”.