Mezzi pubblici gratis in Germania contro lo smog. E in Italia?

Da noi non si sale in autobus o metropolitana perché costa troppo, ma perché non ci sono o non ci sono abbastanza. Per uscire dall’emergenza dovremmo copiare quanto si fa in Europa ICONA recensioni Anav: "Bus gratis ricetta sbagliata"

foto di passeggeri sulla metropolitana di Milano

Mezzi pubblici gratis nelle grandi città tedesche inquinate, questa è una delle misure radicali a cui si sta pensando per arginare la procedura di infrazione minacciata dalla Commissione per superati limiti della qualità dell’aria che provoca in tutta Europa 400 mila decessi prematuri all’anno. Diciamo subito che non lo proponiamo per l’Italia, per le nostre città inquinate: perché da noi non si sale in autobus o metropolitana perché costa troppo, ma perché non ci sono o non ci sono abbastanza.

Ma, scusate se poco adatto a noi, almeno la Germania, senza un governo in carica, discute di misure radicali per rispondere subito all’emergenza smog. Noi, con i nostri 60 mila decessi prematuri per inquinamento, più o meno quanti attribuiti ai tedeschi, siamo in campagna elettorale e discutiamo solo di “insicurezza percepita” causata dall’immigrazione. Per noi la procedura di infrazione sembra non essere un problema: blocchiamo occasionalmente i diesel Euro4 (a Milano e qualche altra città) ed Euro5 (a Torino) e il nostro Ministro dell’Ambiente risponde all’Europa che è abbastanza. Le regioni e i comuni governati dal centro-destra, quando si degnano di firmare ordinanze (19 o 20 gradi in casa, spegnere i camini, limitare gli Euro1…), poi si guardano bene da mandare qualche vigile a controllare. Vergognoso. Tanto più in campagna elettorale.

Una considerazione. Quel poco che si fa è molto utile per i nostri polmoni e qualità della vita. Le quote di vendita delle nuove auto diesel sono crollate nel 2017 in tutto il continente dal 59% al 44%. In Italia abbiamo invece toccato il picco, raggiungendo il 58% delle vendite. Ma dopo i blocchi alla circolazione dei diesel Euro4 e Euro5 a Milano e a Torino (iniziati il 19 ottobre2017), il +8,5% di vendite (genn-sett 2017 sugli stessi mesi 2016), a ottobre +0,9% (su stesso mese 2016), novembre -0,1%, dicembre -7,5%, gennaio +3,5% (dati Unrae).
E che fare allora più del poco e utile che già si fa? Che fare per evitare la multa e di finire inquinati e tartassati? Ecco, anche ben copiando da quel che si fa in Europa.

1) Intanto estensione a tutte le città d’Italia delle misure stagionali previste dal Protocollo della Pianura Padana, con in più obbligo al sindaco ordinanza e adattare al proprio territorio le misure, pena intervento sostitutivo di regione e/o Prefetto: divieto fuochi all’aperto, biomasse in camini e stufe tradizionali, agricoltura, in tutti i comuni che superano le soglie. Bloccare davvero i diesel Euro4 (per la stagione) ed Euro5 (in emergenza). Quelli stessi che 10 anni fa erano da noi incentivate (la famosa rottamazione)!

2) quindi basta rottamazioni, ma uscita dal diesel (e dai motori a combustione interna) nelle città (oltre 30 o 50 mila abitanti), solo ibride ed elettriche, come questa tempistica: 2020 non entrano nei centri storici (come già preannunciato da Firenze), 2023 per le flotte (auto comunali di servizio, aziende, taxi, sharing, furgoni consegna merci…), 2025 tutto il territorio urbano. Milano acquisterà solo autobus elettrici dal 2025: potrebbe iniziare prima, a Milano già l’88% del trasporto pubblico è elettrico.

3) nelle provincie che superano le soglie di qualità aria e dopo il 1° giorno di superamento, limiti di velocità in autostrada 100 all’ora (come in Francia e Austria, in Svizzera anche 80 all’ora), anche d’estate (ozono). In Italia i limiti di velocità sembrano un diritto inalienabile: eppure è noto come abbassando la velocità da 130 chilometri all’ora a 100 un’autovettura diesel Euro 5 emette il 39% in meno di ossidi di azoto e il 22% in meno di anidride carbonica.

4) divieto riscaldamento a gasolio, senza alcuna possibilità di proroga, obbligo di una quota di miglioramento di efficienza, di rinnovabile (solare) e/o zero emissioni (pompe di calore), ogni sostituzione caldaia.

5) e, infine, avvio delle altre misure “strutturali” ben elencate dei rapporti “Mal’aria” di Legambiente, come l’adozione di pratiche agricole più sostenibili per la rigenerazione urbana e una mobilità sostenibile, cominciando da un primo eco-quartiere a zero emissioni in ogni città dal 2025.

E sui mezzi pubblici gratis, perché no? Nelle nostre città inquinate, ad eccezione forse di Milano, l’offerta di TPL non è in grado di soddisfare i bisogni e, anche a Milano, nelle ore di punta su autobus e metropolitane non ci si entra più. Non solo, abbiamo il timore che renderli gratis serva solo per indebolire l’offerta, gli investimenti, i piani di sviluppo: il Ministro Delrio è riuscito ad invertire la tendenza, si comincia a rinnovare autobus e aprire cantieri di metropolitane. Ma se le risorse pubbliche vengono dirottate a tappare il buco delle mancate entrate dei biglietti, temiamo che si torni ai tagli dei governi precedenti (crisi e pre crisi). E poi, diciamo la verità, se siamo il paese con il maggior tasso di motorizzazione (38 milioni di auto, 50 milioni di mezzi a combustione, includendo moto e camion, più motori che patenti di guida) non è perché il mezzo pubblico costa troppo. È già sovvenzionato direttamente, gli abbonamenti sono da quest’anno detraibili. Ma è perché la proprietà del veicolo (bollo) è troppo bassa, non paga neppure l’occupazione del suolo pubblico. E, soprattutto, perché l’offerta di mezzi pubblici è troppo debole in gran parte d’Italia: poche infrastrutture (tram invece di autostrade), pochi mezzi (treni moderni, autobus elettrici) e soprattutto un servizio che è incapace di richieste di comodità e modernità (puntuale, sicuro, flessibile, interconnesso, capace di intermodalità).

Berlusconi propone l’abolizione del bollo per la prima macchina (120 euro annuo a famiglia): demagogico e sbagliato. Noi proponiamo il raddoppio, per pagare la transizione ad un mobilità intermodale ed elettrica. Quando sarà tutta elettrica, possibile nel 2030, il gettito fiscale sui trasporti si potrà dimezzare (da 72 a 36 miliardi all’anno): quasi mille euro all’anno in meno a famiglia.

Andrea Poggio, mobilità sostenibile, Legambiente

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