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Nero Messico

Dal mensile – Con cinque ecoattivisti uccisi nei primi tre mesi del 2021 il Paese latinoamericano si conferma uno dei più pericolosi per chi difende natura e comunità locali. Ancora di più se indigeno

di NICOLA NICOLETTI

Jaime Jiménez Ruiz si opponeva alla costruzione di progetti idroelettrici a Río Verde, nello Stato di Oaxaca. È stato assassinato il 31 marzo a Santiago Jamiltepec, regione indigena ricca di miniere d’oro e d’argento e di biodiversità. Con il suo omicidio sono già cinque gli attivisti uccisi in Messico nel 2021. A conferma che quello latinoamericano è uno dei Paesi più pericolosi per chi difende l’ambiente. Secondo l’ong Global Witness, più della metà degli ambientalisti uccisi appartiene a popolazioni indigene.

Negli ultimi sette anni sono inoltre scomparse 85 persone. Già, perché c’è chi viene ucciso – come Fidel Heras Cruz nella comunità La Esperanza o Raymundo Robles Riaño, il cui omicidio è stato denunciato dall’organizzazione Servicios para la educación alternativa (Educa) – e chi scompare. Miguel Vasquez è sparito nei mesi scorsi nello Stato di Veracruz, a Tlapacoyan, un paradiso di foreste, biodiversità e tradizioni indigene da preservare. «Difendere il suolo e le risorse ambientali è difficile in un Paese depredato delle sue risorse naturali se mancano le finanze per farlo – denuncia la giornalista ambientale Thelma Gómez Durán – In Messico, già prima della pandemia, il budget destinato al settore ambientale è stato ridotto e il ministero dell’Ambiente è quello che ha subito i maggiori tagli». La riduzione del budget ha causato un vero e proprio smantellamento delle istituzioni ambientali. «Le agenzie non riescono a svolgere le loro funzioni, compresa la sorveglianza per combattere i crimini ambientali», conferma Leticia Merino, coordinatrice del Seminario universitario su società, ambiente e istituzioni,

Chi nonostante tutto difende l’ambiente, troppo spesso ci rimette la vita. Dagli altopiani del nord, dove i narcos fanno sparire chi intralcia i loro affari, alle umide foreste del Chiapas, sul confine sud. E dire che tre anni fa, all’insediamento del presidente della Repubblica Andrés Manuel Lopez Obrador, la difesa dell’ambiente era stata messa in agenda.

José Luis Álvarez Flores è morto a Tabasco nel giugno 2019. Si dedicava alla difesa delle scimmie saraguato, gli “urlatori della giungla”. Lo stesso anno, nello Stato di Morelos, Paul Vizcarra è stato ammazzato perché osava difendere i diritti delle famiglie dei pepenadores, i riciclatori di rifiuti nelle discariche di Cuernavaca, donne e uomini capaci di differenziare e vendere oggetti ancora utili. Nel 2014 Vizcarra aveva ricevuto il Premio nazionale per meriti ecologici proprio per la gestione integrale dei rifiuti. Sempre nello Stato di Morelos è stato ucciso Samir Flores, che si opponeva al progetto della centrale termoelettrica di Huexca, ora in costruzione.

«Siamo preoccupati per la distruzione della giungla e dell’impatto che il treno avrà sull’ambiente. Rischiamo di perdere l’essenza di queste comunità, ciò che rende unica e magica la nostra terra», avverte Bello Rendón, segretario particolare dell’Istituto per lo sviluppo dei popoli Maya e delle comunità indigene. Si riferisce al progetto “Treno Maya” per collegare le principali aree turistiche del sud del Messico, fortemente voluto dal presidente Lopez Obrador. Indigeni e organizzazioni ambientaliste hanno intrapreso una battaglia legale per fermarlo. La violenza non placa la voglia di difendere l’ambiente, soprattutto fra i giovani.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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