martedì 26 Gennaio 2021

I mercati di Roma stanno morendo

foto di acquisti al mercato

Basta entrare durante la settimana in uno dei 127 mercati rionali di Roma per capire che oggi le abitudini alimentari sono radicalmente cambiate. Sempre meno persone, per lo più in età avanzata, si aggirano tra i pochi banchi aperti, dietro i quali i venditori hanno un perso l’abitudine di scaldare l’atmosfera con le loro voci. Il 70% degli acquisti alimentari oggi avviene nei punti vendita della grande distribuzione organizzata (Gdo), la cui forza ha progressivamente ridotto lo spazio delle alternative. I mercati rimangono, tuttavia, l’unico canale distributivo di una certa portata ancora in grado di offrire ai consumatori prodotti freschi e di filiera corta: il problema è che, schiacciati da una regolamentazione confusa e inefficiente e messi all’angolo della concorrenza, stanno progressivamente spegnendosi.

È questa la fotografia scattata dall’associazione Terra! nel rapporto “Magna Roma – perché nel Comune agricolo più grande d’Italia i mercati rionali stanno morendo”, un focus sul sistema alimentare della capitale d’Italia che mette in luce le intense relazioni storiche, oggi sempre più labili, tra campagna e città. “Magna Roma” rivela le criticità che affliggono i mercati di quartiere, punto di snodo sempre più in crisi delle produzioni agricole territoriali.

La superficie agricola romana supera i 43 mila ettari, un terzo dei 128 mila su cui si estende l’intero Comune. Circa 800 aziende agricole sono attive entro i suoi confini, ma solo 120 agricoltori vendono direttamente al mercato. Una cifra che non supera il 5% del totale degli operatori, sebbene – per legge – i produttori diretti potrebbero occupare fino al 40% dell’organico complessivo. Perché Roma non valorizza i mercati come punto di approdo dell’agricoltura locale?

Su circa 5.000 banchi, quasi 1.000 risultano chiusi, mentre alcune strutture restano deserte e in stato di abbandono. Manca un controllo puntuale sulle licenze scadute e l’amministrazione non apre un bando dal 2013 per la riassegnazione dei box chiusi. Eppure i mercati potrebbero diventare il cuore di quella strategia alimentare urbana che tante metropoli in tutto il mondo hanno adottato, ma che oggi ancora manca nella capitale italiana.

Stando alle stime dell’Onu, nel 2050 il 66% della popolazione mondiale vivrà nelle città, e le politiche alimentari devono necessariamente strutturarsi per far fronte a questa forte concentrazione dei consumi. Per garantire a tutti cibo fresco, di qualità e prodotto localmente, è importante valorizzare le reti dei mercati rionali: un’impresa possibile, ma solo se le amministrazioni saranno in grado di intercettare i mutamenti nelle pratiche di consumo, le richieste dei consumatori e le necessità dei venditori. Il rapporto di Terra!, da questo punto di vista, suggerisce alcune soluzioni.

I nodi burocratici  – scrive in una nota l’associazione – si possono sciogliere con poche semplici mosse, a partire dal decentramento delle competenze sulla gestione dei bandi: oggi sono in capo al Comune, ma comportano un intasamento degli uffici e un rallentamento delle procedure. Se affidate ai Municipi, con i fondi adeguati, potrebbero migliorare l’efficienza e favorire il ricambio degli operatori. Per cambiare l’approccio serve una modifica al testo unico sul commercio della Regione Lazio, che attende ancora l’approvazione del Consiglio. La bozza attuale prevede che sia ancora il Comune a gestire le gare, con il rischio di un allungamento insostenibile dei tempi, ma il presidente Nicola Zingaretti ha assicurato che la questione posta da Terra! è tra le priorità di un’eventuale prossima giunta.
Occorre – aggiunge Terra! – incoraggiare l’accesso al mercato degli agricoltori, che possono avere un “effetto traino” per queste realtà. A questo proposito, andrebbe rispolverato uno strumento di promozione poco costoso ed efficace: l’Albo dei produttori agricoli in vendita diretta, lanciato nel 2004 dall’Azienda romana mercati ma poi chiuso in un cassetto.

Allo stesso modo, è necessario implementare nuovi strumenti di tracciabilità dei prodotti. È sempre più importante per il consumatore sapere cosa mangia, e da questo punto di vista i commercianti devono fare un passo avanti rispettando appieno i regolamenti europei sull’etichettatura.

Infine, l’amministrazione capitolina, di concerto con le altre istituzioni locali e le università – conclude l’associazione – dovrebbe avviare un lavoro aperto e inclusivo volto a strutturare una vera e propria food policy per Roma metropolitana. La base su cui lavorare esiste: la “Carta della filiera corta”, promossa dall’Assessorato alle attività produttive e Città metropolitana, risale al 2015. Non può restare lettera morta.

Francesco Panié
Giornalista ambientale. per La Nuova Ecologia cura inchieste e approfondimenti su globalizzazione. inquinamento. clima. agricoltura e beni comuni. twitter @francesco.panie

Articoli correlati

Biometano, ecco le risposte che cerchi

È al centro della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia contro le bufale ambientali. Non c'è spazio per i dubbi

Emilia-Romagna a biogas, una regione circolare

Transizione verso le rinnovabili, ottimizzazione della differenziata e riduzione degli spandimenti fuori legge. Sono i vantaggi degli impianti a biometano

Tutte le verità sul biometano

Siamo il quarto Paese al mondo per numero di impianti di produzione di biogas e biometano dalla frazione organica dei rifiuti e dagli scarti agroalimentari. Ma l’opinione pubblica è diffidente, anche perché informata poco e male

Seguici sui nostri Social

16,645FansLike
21,231FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Biometano, ecco le risposte che cerchi

È al centro della campagna Unfakenews di Legambiente e Nuova Ecologia contro le bufale ambientali. Non c'è spazio per i dubbi

Emilia-Romagna a biogas, una regione circolare

Transizione verso le rinnovabili, ottimizzazione della differenziata e riduzione degli spandimenti fuori legge. Sono i vantaggi degli impianti a biometano

Life Delfi, cresce la rete di soccorso dei mammiferi marini in difficoltà

Nel primo anno di attività il progetto europeo ha permesso di formare e attivare i futuri rescue team che interverranno in mare o sulle coste per salvare cetacei spiaggiati o rimasti impigliati nelle reti da pesca

“Il primo follower” per una rivoluzione ambientale

Un libro-manuale per ecologisti, che verrà stampato grazie a crowdfunding. Quattro livelli di azione, di crescente difficoltà, che ciascuno di noi può applicare immediatamente

Rifiuti processo Resit: Cassazione conferma 18 anni a Cipriano Chianese, inventore ecomafie

Legambiente: “Soddisfazione per la conferma delle condanne. Continueremo nostro lavoro di denuncia e impegno per la rinascita della Terra dei fuochi”