giovedì 26 Novembre 2020

Fine carta mai

Lo scorso 9 settembre si è concluso il periodo di stand stillper l’approvazione del decreto End of waste per la carta e il cartone da macero da cui ricavare cellulosa per gli utilizzi nelle cartiere. Entro novembre il ministero dell’Ambiente conta adesso che il decreto verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Un passaggio atteso da anni, che adesso può contribuire concretamente a rilanciare l’intera filiera della carta, come spiega Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta, l’Associazione imprenditoriale di categoria i cui soci coprono oltre il 90% della produzione italiana del settore.

In prospettiva cosa può rappresentare l’approvazione di questo decreto End of waste per il vostro settore?

Massimo Medugno, direttore generale Assocarta

La prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto End of waste per carta e cartone da macero darà un’indicazione più chiara su processi e materiali da ottenere durante il processo di selezione, con maggiore aderenza agli standard internazionali di mercato. In sintesi, darà maggiore certezza agli investimenti. Si tratta quindi di un passo avanti significativo dopo due anni di attesa. La situazione degli impianti potrebbe essere ulteriormente migliorata con la semplificazione del sistema del cosiddetto End of waste “caso per caso”, che si adatta alle diverse specificità che ci sono nella filiera. Un’Italia più semplice è un’Italia che riduce il “circular divide”.

Oltre questo decreto, qual è la road map da seguire per uno sviluppo della filiera nel suo complesso?

L’industria della carta e della connessa trasformazione, grazie all’origine “verde” della materia prima, è rinnovabile, riciclabile ed effettivamente riciclata. Basti pensare che registra l’80% di riciclo nell’imballaggio e il 60% a livello generale. Sui 6, 8 milioni di carta da riciclare raccolta, circa 1,6 milioni sono destinati alle esportazioni. Nuove capacità sono entrate in funzione, altre sono prossime a partire, riducendo il gap degli impianti di riciclo della carta e le importazioni di carta riciclata come prodotto finito in Italia. Il decreto legislativo 116/2020 sulla riforma della gestione dei rifiuti prevede l’innalzamento degli obiettivi all’85% per il riciclo degli imballaggi in carta al 2035. Il riciclo può e deve aumentare seguendo la tendenza a investire negli impianti di produzione di carta riciclata – contando sulla disponibilità di materia prima e sul fatto che la carta riciclata viene importata in Italia – ma anche con l’ampliamento dell’utilizzo di carta da riciclare in quegli ambiti in cui è limitata da norme di settore – come quella sul contatto alimentare – non in linea con quanto avviene in altri Paesi europei. Inoltre, la carta riciclata potrebbe sostituire gli imballaggi non sostenibili. E, a questo proposito, uno studio europeo sostiene che il 25% degli imballaggi non rinnovabili potrebbero essere sostituiti dalla carta. Nel contempo dalle raccolte differenziate della carta potremmo attenderci circa 500 mila tonnellate di carta in più. Resta un aspetto fondamentale quello del miglioramento della qualità delle raccolte e della lavorazione negli impianti di selezione e pressatura. In questo ambito, l’investimento in nuove tecnologie – anche in cartiera – potrebbe comportare un miglioramento dell’efficienza, unita all’introduzione a una più spinta digitalizzazione dei processi.

Un aiuto importante può arrivare già nel breve periodo dalle risorse in arrivo con il Recovery fund. Cosa si augura?

Il Recovery fund deve essere un’occasione per impostare delle politiche strutturali e per fare degli investimenti. Colmare l’attuale deficit impiantistico per la gestione degli scarti del riciclo e produrre biogas dalle frazioni organiche devono essere le priorità per chiudere il ciclo del riciclo. Sarà importante, in particolare, sostenere la pianificazione nazionale per la gestione dei rifiuti. L’articolo 198 bis del decreto legislativo 116/2020 prevede l’adozione di criteri generali per la redazione di piani di settore concernenti specifiche tipologie di rifiuti, incluse quelle derivanti dal riciclo e dal recupero dei rifiuti stessi, finalizzati alla riduzione, al riciclaggio, al recupero e all’ottimizzazione dei flussi stessi. Lo stesso articolo pone come obiettivo da raggiungere l’individuazione dei flussi omogenei di produzione dei rifiuti che presentano le maggiori difficoltà di smaltimento o particolari possibilità di recupero sia per le sostanze impiegate nei prodotti base sia per la quantità complessiva dei rifiuti medesimi. E, ancora, parla dei relativi fabbisogni impiantistici da soddisfare, anche per macro-aree, tenendo conto della pianificazione regionale e del progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale. Questa fase deve rappresentare una buona occasione per risolvere i problemi strutturali dell’economia circolare, dimostratasi essenziale anche durante il lockdown. Un settore che, fortunatamente, è adesso al centro del Recovery fund.

Intervista pubblicata su Rifiuti Oggi 2020

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