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Marzo 2018

L’Italia non riesce a gestire e amministrare sapientemente il suo immenso patrimonio boschivo, cresciuto nell’ultimo quarto di secolo al ritmo di 50.000 ettari all’anno, fino a una superficie totale di 11,8 milioni di ettari. La storia di copertina di “Nuova Ecologia” di marzo, “Ci vuole un albero”, descrive uno dei paradossi italiani. Il Belpaese trascura uno scrigno di biodiversità e una miniera di risorse rinnovabili: legno per mobili, strumenti musicali, opere d’arte o per la produzione di energia, cellulosa per la carta, prodotti del sottobosco. Senza dimenticare il valore dei servizi ecosistemici generati dalle foreste italiane: 90 miliardi di euro, il 5% del Pil, generati dall’abbattimento della CO2, la mitigazione delle temperature, il mantenimento del suolo contro il dissesto idrogeologico e il miglioramento della sua fertilità. Una situazione affrontata dalla nuova legge forestale, approvata a fine gennaio dalle commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera, che deve però ancora ricevere il via libera del Consiglio dei ministri. L’obiettivo delle nuove norme, al centro di una discussione sulle modifiche necessarie per renderle davvero efficaci, è quello di superare una gestione inefficiente, oggi a macchia di leopardo, dei boschi italiani. Sembrano essere più consapevoli della ricchezza custodita dagli alberi gli affiliati alla cosca Farao-Marincola, che avevano trasformato i boschi della Sila in un possedimento mafioso, perché “la ‘ndrangheta si evolve in base ai mutamenti sociali”, come dice in un’intervista rilasciata a “Nuova Ecologia” il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

L’inchiesta “Riarmo di Stato” del mensile di Legambiente racconta un altro paradosso: il ministero dello Sviluppo economico stanzia ben 3,5 miliardi di euro per l’acquisto di armamenti militari, ovvero il 71,5% dell’intero budget dedicato alla competitività e allo sviluppo delle imprese italiane. Una quota sproporzionata per un settore che contribuisce allo 0,8% del Pil e per il quale lo Stato spende per l’anno in corso 25 miliardi di euro, il 4% in più rispetto al 2017.

“La Nuova Ecologia” torna nelle aree del Centro Italia colpite dal sisma a raccogliere le proteste e le speranze di persone e comunità che con orgoglio, passione e testardaggine continuano a vivere nei territori segnati dalle scosse di agosto e ottobre 2016. A parlare sono cinque protagonisti di una “resistenza” all’abbandono, che parte dalle radici e guarda a un futuro possibile.

Chiude la rivista un’intervista a George Monbiot, editorialista del quotidiano “The Guardian” e autore del libro “Selvaggi”, che invita a sottrarsi alla “noia ecologica” puntando su un nuovo ambientalismo positivo.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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