Marx torna in scena

Uno spettacolo drammatico e libero nelle forme. Si inaugura così il nuovo corso del Teatro di Roma

Il Capitale di Karl Marx

Non lasciamoci scoraggiare dal titolo. Il Capitale di Karl Marx potrebbe apparirci un muro insormontabile, a causa della battaglia ideologica che nel suo nome si è combattuta. Ma nelle intenzioni del regista Marco Lucchesi, l’opera economica di Karl Marx (il cui primo volume fu pubblicato quando il filosofo tedesco era ancora in vita, nel 1867) non è che una partitura di idee e visioni da attraversare mettendo in campo i corpi giovani degli attori della scuola professionale del Teatro di Roma e le voci dell’Accademia di Santa Cecilia.
Un’opera fortemente drammatica, per uno spettacolo filologicamente corretto (ha collaborato anche lo staff dell’enciclopedia Treccani) ma libero nelle forme. Pagine di pura letteratura si alternano a racconti di vita di strada, dando vita vita a un “Vangelo apocrifo in 24 scene”. Con la colonna sonora di Bob Dylan e Luis Bacalov, che rende l’operazione particolarmente vibrante. “Può il teatro affrontare il disorientamento dei giovani costretti a vivere in un’epoca dominata dalle pure leggi economiche?” è la domanda che si è fatto Marco Lucchesi, a cui hanno risposto i giovani allievi della scuola professionale del Teatro di Roma, per cui Marx era un nome o poco più, e che sembrano invece essere usciti dall’esperienza con una più salda consapevolezza dei disequilibri sociali ed economici del mondo.
Lo spettacolo, visto in finale di stagione, si inserisce pienamente nel nuovo corso del Teatro di Roma, molto più attento a sviluppare connessioni fra le varie discipline. In primo luogo fra il cinema e il teatro. Curiosamente, a inizio di stagione al teatro Argentina vedremo due lavori di genere molto diverso, entrambi ispirati a due film-culto: con Quasi niente (9-14 ottobre), Daria Deflorian e Antonio Tagliarini interrogano un’opera soglia del 1964, Deserto rosso di Antonioni, mentre subito dopo Giancarlo Sepe porta sul palcoscenico Barry Lyndon (23 ottobre-4 novembre), tenendo la pellicola di Kubrick, ma soprattutto il romanzo di Thackeray, come illuminanti “testi a fronte”.l