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Marine litter presenta il conto

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L’impatto economico dei rifiuti nei mari di tutto il mondo è di otto miliardi di euro l’anno. È la stima del rapporto 2016 “Marine litter vital graphics” dell’Unep (United Nations environment programme) e Grid-Arendal. Per la sola pulizia di tutte le spiagge dell’Unione Europea la spesa è di 411,75 milioni di euro, mentre l’impatto sul settore della pesca in Europa è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro. Non se la passano bene neanche i mari italiani, dove ogni kmq si trovano ben 58 rifiuti: nel mar Tirreno ben 62. Il 96% di questi rifiuti è costituito da plastica: al primo posto le buste (16%), a seguire teli (10%), reti e lenze (4%), frammenti di polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi e coperchi (3%), stoviglie (2%), assorbenti igienici (2%) e cassette di polistirolo intere o in frammenti (2%). Le principali fonti dei rifiuti galleggianti sono la cattiva gestione dei rifiuti urbani e dei reflui civili oltre che l’abbandono consapevole (29%) e le attività produttive, tra cui pesca, agricoltura, industria (20%). Il 46% dei rifiuti da attività produttive deriva dal settore della pesca (reti, lenze, cassette di polistirolo intere e frammentate). Sono i dati dello studio condotto l’estate scorsa da Legambiente ed Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Un’analisi della tipologia delle plastiche campionate durante le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e anche di Goletta dei laghi 2016.
I risultati saranno presentati da Legambiente ed Enea al Parlamento europeo durante un focus sul marine litter nel Mar Mediterraneo introdotto dall’onorevole Simona Bonafè. “Neanche i laghi sono esenti dal problema delle microplastiche, ritrovate in tutti i campionamenti eseguiti spiega Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – Il risultato emerso dal monitoraggio di Goletta dei Laghi 2016, che prende in considerazione cinque laghi italiani, il primo a livello nazionale, ci conferma purtroppo quanto già osservato per gli studi effettuati in mare. Il problema dei rifiuti dispersi in mare e lungo le coste sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, come dimostrano i dati che raccogliamo ogni anno con Goletta Verde. Purtroppo, la cattiva gestione dei rifiuti a monte resta la principale causa del fenomeno e la plastica costituisce il 97% dei rifiuti galleggianti in mare. Al tempo stesso i nostri dati evidenziano come buona parte dei rifiuti che troviamo negli ambienti costieri e marini potrebbero essere riciclati. Elemento da tenere in considerazione nel determinare le azioni per la gestione del problema. È indispensabile prevenire il problema attuando campagne di sensibilizzazione e lavorando sull’innovazione di processo e di prodotto e sull’avvio di una filiera virtuosa del riciclo”.

Per questo motivo, come verrà ricordato nell’incontro di oggi davanti ai parlamentari europei, da Marrakech, durante la  ventiduesima conferenza internazionale sul clima, Legambiente ha lanciato l’appello, cui hanno aderito Kyoto Club e Alleanza‎ per un Mediterraneo sostenibile, con l’obiettivo di estendere la messa al bando  delle buste di plastica non biodegradabili e compostabili con spessore inferiore ai 100 micron già in vigore in Italia, anche ai paesi dove il bando si limita ai 50 micron come Francia e Marocco (che lo ha introdotto proprio quest’anno tra le decisioni di politica ambientale in vista della conferenza internazionale sul clima – a tutti i Paesi del Mediterraneo (http://international.legambiente.it/uncategorized/stop-plastic-bags-in-the-mediterranean-area ) essendo sempre più evidente che un basso spessore non rende realmente riutilizzabili a lunga vita gli shopper.

L’impegno di Legambiente insieme a Kyoto Club e Alleanza per un Mediterraneo sostenibile non si esaurisce quindi con la richiesta di messa al bando delle buste di plastica non biodegradabili e compostabili. Nel mirino degli ambientalisti anche le microparticelle di plastica utilizzate nei cosmetici e i cotton fioc non biodegradabili e compostabili, per cui a Marrakech insieme al bando, è partita la proposta della definizione di un piano per ridurre e riciclare la plastica in tutti i settori e una campagna  internazionale per incrementare la raccolta differenziata.

“Il pacchetto della economia circolare e i nuovi importanti obiettivi fissati nell’ultimo passaggio in Commissione ambiente giocano un ruolo importantissimo anche nella riduzione del marinelitter – ricorda Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club e promotore della legge italiana sul bando ai sacchetti non compostabili – Se si mettessero in campo delle politiche di prevenzione ad hoc infatti, si avrebbero risultati importanti, a partire dalla riduzione dei rifiuti in mare. Ad esempio, con l’adozione degli obiettivi Ue, una seria politica di prevenzione e riduzione dei rifiuti, a partire dalla plastica, l’utilizzo di un unico standard di valutazione, l’aumento del riciclaggio dei rifiuti e del packaging, la riduzione e l’eliminazione delle discariche, si avrebbe la massima riduzione del marine litter (-35,45%) e un ricavo sui costi di 168,45 milioni di euro all’anno. Nello specifico, se si aumentasse la percentuale di riciclo dei rifiuti, ci sarebbe una riduzione di quelli marini del 7,4% e un ricavo sui costi di 35,16 milioni di euro all’anno. L’aumento del riciclo del packaging (tra l’80% e il 90%) permetterebbe di diminuire il marine litter del 18,41% e il ricavo dai costi aumenterebbe a 87,48 milioni di euro all’anno.”

 

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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