Pesca, il mare Adriatico è il più sfruttato al mondo

Di 47 specie ittiche di interesse economico, solo 6 non risultano sovrasfruttate. Per fermare l’emergenza l’Ue propone un piano per tutelarne le zone più vulnerabili

foto di una rete da pesca in mareNon si arrestano le pratiche di sfruttamento del mare Adriatico. Il nostro mare è infatti quello maggiormente sfruttato al mono dalla pesca a strascico. Un’emergenza in linea con quanto accade negli altri mari del nostro Paese. Secondo uno studio del 2018 condotto da un team internazionale di ricerca che ha analizzato 22 miliardi di dati sull’attività mondiale di pesca, l’Italia si piazza infatti al quarto posto tra le flotte pescherecce che esercitano lo sforzo di pesca maggiore, calcolato in giorni a mare. A differenza di Cina, Spagna, Taiwan, Giappone e Sud Corea, Paesi che pescano estensivamente in tutti i mari del pianeta, la flotta italiana è invece essenzialmente concentrata nel Mediterraneo e, in particolare, proprio nell’Adriatico che, in proporzione alla sua grandezza, è il bacino più sfruttato  al mondo. A confermarlo è un dato su tutti: di 47 specie ittiche di interesse economico, solo 6 non risultano sovrasfruttate.

Per far fronte a questo sfruttamento selvaggio, il 5 novembre l’Ue ha proposto alla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Cgpm), riunita ad Atene fino all’8 novembre, un piano di gestione per recuperare le risorse ittiche in forte declino. Un programma di interventi da cui emerge la chiara intenzione di Bruxelles di intervenire per tutelare anche le zone più vulnerabili dell’Adriatico.

II piano prevede l’istituzione di zone di ripopolamento in basso Adriatico (Fish recovery areas, Fra), dove MedReAct e l’AdriaticRecovery Project hanno chiesto di  istituire una fra nelle acque internazionali del canale di Otranto in cui si trovano importanti zone di riproduzione e accrescimento di specie come i gamberi di profondità, nasello, gattuccio nonché specie rare e vulnerabili come il corallo bamboo o i coralli bianchi di profondità. Questa azione consentirebbe non solo di salvaguardare la biodiversità dell’Adriatico ma anche gli interessi economici dei pescatori che, a fronte di una limitazione iniziale, vedrebbero ricostituite nel lungo periodo le risorse ittiche.

C’è un esempio virtuoso a far ben sperare nella riuscita di questa operazione e riguarda l’area della Fossa di Pomo, tra l’Italia e la Croazia. Qui, a poco più di due anni dall’istituzione di un’area vietata allo strascico già si notano, a detta  di ricercatori e degli stessi pescatori, significativi segnali di ripopolamento. “Considerati i risultati positivi raggiunti in quest’area – ha dichiarato Domitilla Senni di MedReAct – l’istituzione di Fra deve essere replicata anche in altre aree vulnerabili dell’Adriatico, prima fra tutte quella del Canale di Otranto, tra la Puglia e l’Albania. Otranto Ci auguriamo dunque che la proposta per un piano di gestione delle risorse demersali dell’Adriatico  venga adottata dalla CGPM  e con essa le misure per l’istituzione di  una FRA nel Canale di Otranto , per   promuovere  il recupero di stock ittici e il futuro della pesca sostenibile”.