Manifesto di Assisi, per un’economia a misura d’uomo

Al Sacro Convento di Assisi la presentazione dell’atteso documento. L’orizzonte è una società realmente sostenibile, capace di produrre in modo meno impattante e attenta all’ambiente e al clima / FIRMA IL MANIFESTO

Manifesto Assisi clima

Questa mattina al Sacro Convento di Assisi è stato presentato il Manifesto di Assisi. Un documento molto atteso, il cui obiettivo è gettare le basi per un’economia e una società più a misura d’uomo e, al contempo fornire risposte concrete a livello nazionale sul tema della crisi climatica. Tra i suoi promotori ci sono il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, il custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, il direttore della rivista San Francesco, padre Enzo Fortunato, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, l’amministratore delegato Enel, Francesco Starace, e l’amministratore delegato di Novamont, Catia Bastioli.

Al Manifesto sono già arrivate oltre 200 adesioni dal mondo istituzionale, da quello economico e politico, da quello religioso e della cultura. Alla presentazione partecipano il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e il presidente Pontificia Accademia delle scienze sociali, Stefano Zamagni.

I contenuti del Manifesto di Assisi

Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro – si legge nel Manifesto di Assisi – È una sfida di enorme portata che richiede il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali. Il contributo di tutti i mondi economici e produttivi e soprattutto la partecipazione dei cittadini. Importante è stato ed è in questa direzione il ruolo dell’enciclica Laudato Sì di Papa Francesco. Siamo convinti che, in presenza di politiche serie e lungimiranti, sia possibile azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050. Questa sfida può rinnovare la missione dell’Europa dandole forza e centralità. E può vedere un’Italia in prima fila”. “Già oggi in molti settori, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi, dal design alla ricerca, siamo protagonisti nel campo dell’economia circolare e sostenibile. Siamo, ad esempio, primi in Europa come percentuale di riciclo dei rifiuti prodotti – prosegue il documento – La nostra green economy rende più competitive le nostre imprese e produce posti di lavoro affondando le radici, spesso secolari, in un modo di produrre legato alla qualità, alla bellezza, all’efficienza, alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori. Fa della coesione sociale un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia. Larga parte della nostra economia dipende da questo”. “I nostri problemi sono grandi e antichi: non solo il debito pubblico ma le diseguaglianze sociali e territoriali, l’illegalità e l’economia in nero, una burocrazia spesso inefficiente e soffocante, l’incertezza per il presente e il futuro che alimenta paure – continua il testo – Ma l’Italia è anche in grado di mettere in campo risorse ed esperienze che spesso non siamo in grado di valorizzare. Noi siamo convinti che non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia”. “La sfida della crisi climatica può essere l’occasione per mettere in movimento il nostro Paese in nome di un futuro comune e migliore – conclude il Manifesto -. Noi, in ogni caso, nei limiti delle nostre possibilità, lavoreremo in questa direzione, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Un’Italia che fa l’Italia, a partire dalle nostre tradizioni migliori, è essenziale per questa sfida e può dare un importante contributo per provare a costruire un mondo, civile, gentile”.

Ferrante, Kyoto Club: “Una società free-carbon entro i prossimi 30 anni”

“È a partire dalla sfida che ci impone la crisi climatica della costruzione di una società free-carbon entro i prossimi trent’anni che si può costruire un futuro più desiderabile e una economia fondata sulla coesione sociale che torni a offrire opportunità di lavoro e di benessere – scrive su TuttoGreen de La Stampa Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club e fondatore di Green Italia – Sono molti i segnali che vengono dall’economia reale che ci dicono che quella è l’unica strada da seguire, che alternative non ce ne sono: dobbiamo passare da un sistema “lineare”, basato su produzione (sfruttando i fossili), consumo e scarto a un’economia circolare fondata sull’uso efficiente di tutte le risorse. Possiamo farlo. L’innovazione tecnologica ci mette a disposizione opportunità che fino a poco tempo fa erano solo futuribili”.

Realacci, Symbola: “Nuova alleanza tra economia, cultura e ricerca”

“Quello del 24 gennaio ad Assisi – dichiarano Ermete Realacci e padre Enzo Fortunato – è un appuntamento a misura d’uomo. Il Manifesto di Assisi è una nuova alleanza che tesse una rete tra economia, cultura e ricerca con il contributo delle migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, religiose e culturali del Paese. Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società ‘abitabile’ e green. Per questo più capaci di futuro”.