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Villa Gordiani, il parco Tor Tre Teste, il parco degli Acquedotti. E poi il parco 17 aprile 1944 e i giardini di via Carlo Felice. Aree verdi di Roma che ad un primo sguardo sembrerebbero non avere nulla in comune. «Sono tutti parchi periferici o quasi – spiega Lorenzo Barucca presidente dell’associazione di promozione sociale Tavola Rotonda – Zone verdi molto vissute dalle persone che abitano il quartiere ma poco conosciute dal resto della popolazione. Abbiamo voluto renderle tappe della Magnalonga per restituir loro la giusta centralità all’interno della nostra città e per farle conoscere a più persone possibili». Così la Magnalonga in bicicletta quest’anno alla sua nona edizione, promossa dal Circolo Legambiente mondi possibili, dall’associazione di promozione sociale Tavola Rotonda e da Fiab Roma Naturamici ha l’aspirazione di essere «un vero e proprio rammento fisico in aree periferiche e punti poco conosciuti, un rammendo fatto da un cordone di biciclette».

La manifestazione itinerante dedicata a mobilità sostenibile ed enogastronomia coinvolge, ogni anno, un migliaio di persone tra partecipanti, volontari, visitatori e partner. Il percorso dell’iniziativa è diviso in tappe, appunto, durante le quali i 500 partecipanti sostano per degustare prodotti a km0 e biologici, allietati da spettacoli teatrali o musicali e da dimostrazioni sportive. «Ogni anno si cambia itinerario – spiega Francesca Baliva la coordinatrice di Magnalonga – e ad oggi abbiamo inventato, compreso quello di quest’anno, otto percorsi differenti di conoscenza del territorio. Una mappa interessante per la città di Roma, che tocca luoghi sconosciuti ma belli: dal rudere nascosto al parco. In molti casi andiamo a toccare delle vertenze aperte, ad esempio quest’anno andiamo a Villa Gordiani: il circolo Legambiente Città Futura ci racconterà quanta ricchezza archeologica c’è che non viene valorizzata».

Quest’anno Magnalonga ha scelto come cuore della manifestazione i percorsi di inclusione e integrazione sociale destinati ai rifugiati, ai disabili, ai disagiati mentali, a chi è emarginato a qualsiasi livello. In questa direzione va la collaborazione con Makì, il gruppo di cucina autogestito dai richiedenti asilo e dai rifugiati dell’associazione Laboratorio 53 : ci saranno anche i loro piatti tra le degustazioni. Sempre con l’obiettivo dell’inclusione è il percorso formativo sui green Jobs ideato e realizzato in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale della Asl Roma 1 e l’Associazione di promozione sociale Tavola Rotonda, destinato anche a persone con disagio mentale. «E poi ancora: in questa edizione abbiamo avviato anche una proficua collaborazione con Itinerarte  – continua Baliva – che con lo spettacolo Il signore a rotelle racconta la condizione di una persona disabile. Abbiamo poi stipulato un protocollo con la Caritas di Roma che fa accoglienza diffusa. Molti richiedenti asilo, persone spesso istruite che non hanno un lavoro, ci hanno chiesto di fare volontariato con il nostro circolo Legambiente Mondi Possibili. Hanno seguito il nostro corso di ciclomeccanica e alla Magnalonga saranno volontari ciclomeccanici e si occuperanno della distribuzione del cibo. Infine non bisogna dimenticare la partnership con l’Aiesec la più grande organizzazione internazionale completamente gestita da studenti. È presente in 128 paesi in tutto il mondo e conta più di 86.000 membri». Un’occasione per dare alla Magnalonga anche un respiro internazionale. Perché locale è globale. Anche e soprattutto in bicicletta.

 

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