Maltempo, Italia in ginocchio: l’appello di Legambiente al Governo

Sono i cambiamenti climatici ad amplificare gli effetti di frane e alluvioni. Giorgio Zampetti, direttore generale dell’associazione: “Necessario un fondo di almeno 200 milioni di euro all’anno da destinare ai Piani Clima” / Taranto, il crollo dell’acquedotto del Triglio / Emergenza nell’Altopiano di Asiago: la testimonianza/ Un Paese a rischio idrogeologico / Le foreste italiane devastate dal vento

Immagine dei danni causati dal maltempo in Trentino

Da giorni un’ondata di maltempo sta mettendo in ginocchio diverse aree dell’Italia. Frane, esondazioni e trombe d’aria hanno interessato molti territori, dal Veneto alla Sicilia, dalla Liguria al Lazio fino all’isola di Ischia. A ciò si è aggiunta la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, del Veneto e del Friuli e le intemperie atmosferiche che si sono abbattute sulla provincia di Palermo dove si contano al momento dodici morti.

Di fronte a queste catastrofi, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme a un’intensa attività di prevenzione. Sono infatti i cambiamenti climatici ad amplificare gli effetti di frane e alluvioni che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la vita e la salute dei cittadini. Questi interventi vengono invocati da tempo dall’associazione ambientalista, e che ora più che mai sono necessari per non lasciare da sole le singole amministrazioni a fronteggiare impatti di questa dimensione. 

“In queste ore – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – il primo pensiero va purtroppo alle vittime e ai dispersi e ribadiamo la piena disponibilità e supporto ai tanti soccorritori impegnati in queste ore sui territori colpiti. Le diverse emergenze scattate in questi giorni non possono, però, non richiamare ad una riflessione sul rischio idrogeologico e le conseguenze del cambiamento climatico sempre più evidenti sul nostro territorio, in cui questi fattori spesso sono stati ignorati o sottovalutati e la prevenzione stenta a partire. Nonostante siano state messe in campo nuove politiche per la riduzione del rischio sul territorio, con l’obiettivo di recuperare anni di ritardi negli interventi, purtroppo ancora oggi non se ne vedono i risultati. La dimensione dei problemi che vediamo nei territori legati alla fragilità idrogeologica del Paese, ad una pianificazione e ad una espansione urbanistica che spesso non ne tiene conto e a un clima che sta cambiando, è tale da obbligare a un cambio di strategia e di velocità degli interventi. Si deve passare da un approccio che segue emergenze e disastri a una lettura complessiva del territorio italiano attraverso un Piano nazionale di adattamento e a interventi coerenti e coordinati. Per questo chiediamo al Governo di approvare tale piano nazionale, a cui devono seguire piani su scala regionale e territoriale, strumenti trasversali di cui tener conto anche in tutte le altre pianificazioni, in modo da aiutare così anche i Comuni, che devono individuare rischi e interventi prioritari di prevenzione”.

“Per mettere in campo tutto questo – continua Zampetti – servono risorse adeguate e continuative. Per questo abbiamo proposto già a partire dalla prossima finanziaria di prevedere un fondo di almeno 200 milioni di euro all’anno, per l’erogazione di finanziamenti da destinare ai Piani Clima da parte dei Comuni, e a progetti di adattamento ai cambiamenti climatici , oltre le risorse necessarie per interventi di manutenzione, riqualificazione e riduzione del rischio, a partire dagli spazi pubblici e di allerta dei cittadini. Ma di tutto questo purtroppo nella nuova proposta di finanziaria non ve ne è traccia”.