Malati di surf

Secondo una ricerca pubblicata su “Environment International”, chi fa surf ha il triplo delle probabilità di avere nell’intestino batteri resistenti agli antibiotici. La colpa è dell’inquinamento delle acque reflue e agricole provenienti dagli allevamenti

foto di un ragazzo che fa surf

Gli appassionati di surf hanno tre volte più probabilità di avere nel loro intestino dei batteri resistenti agli antibiotici rispetto al resto della popolazione. A puntare il dito contro le acque inquinate da antibiotici è una ricerca pubblicata sulla rivista “Environment International”.

Nei mari di Inghilterra e Galles, ogni anno, si effettuano almeno 2,5 milioni di bagni. E lì come altrove, batteri dannosi per gli esseri umani continuano a penetrare nell’ambiente costiero attraverso l’inquinamento di acque reflue e di acque agricole trattate con letame proveniente da allevamenti in cui viene fatto ricorso all’uso di antibiotici.

Secondo lo studio dell’università di Exeter, i surfisti ingeriscono in media dieci volte più acqua marina dei nuotatori. Per questo i ricercatori hanno voluto scoprire se questo li rendesse più vulnerabili ai batteri che inquinano il mare. La ricerca, finanziata anche dal Fondo europeo di sviluppo regionale, ha messo a confronto i campioni fecali di 300 persone, metà delle quali surfavano.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità corriamo il grande rischio di entrare in un’epoca in cui gli antibiotici non saranno più efficaci per curare malattie come polmonite e tubercolosi o per prevenire le infezioni in semplici procedure come protesi articolari. Finora, le soluzioni per affrontare il problema si sono concentrate sullo scorretto uso di antibiotici. Solo di recente si è data invece priorità crescente al ruolo dell’ambiente in questo processo.