Ma è compostabile?

Nasce “eLabel!”, la prima multietichetta ecologica a spiegare in maniera chiara l’impatto ambientale del prodotto che avremo tra le mani. Una piccola
rivoluzione per i consumatori responsabili



Come capire se è compostabile

Se di un cibo possiamo conoscere l’impatto che può avere sul nostro corpo, ovvero quanti grassi, carboidrati e calorie contiene, perché non dovremmo sapere anche l’effetto che questo stesso prodotto genererà o ha già generato sull’ambiente? È stata questa l’intuizione che ha portato alla nascita di “eLabel!”, la prima multietichetta ecologica che, con una modalità simile alla tabella dei valori nutrizionali degli alimenti, riporterà le informazioni rilevanti dal punto di vista ambientale dei prodotti di largo consumo. Tecnicamente si tratta di una “etichetta di tipo I” che risponde allo standard Iso 14024, ma “parlante”, ossia con un’esplicitazione dei contenuti.
Una rivoluzione per i consumatori responsabili. Basterà un colpo d’occhio, infatti, per rispondere a domande centrali per quanti hanno scelto di acquistare nella grande produzione ma vogliono rispettare l’ambiente che ci circonda. Quante risorse rinnovabili sono state utilizzate? Quanto sono green i fornitori? Il prodotto è compostabile? Origine, ciclo e fine vita del prodotto, quindi, saranno messi a nudo su un’etichetta che racconterà nel dettaglio l’impatto ambientale del materiale che avremo tra le mani. Naturalmente, la scheda e le categorie di impatto ambientale saranno modificate in base ai prodotti. La multietichetta di un asciugacapelli, ad esempio, sarà ben differente da quella dei sacchetti della spesa. Grazie alla multietichetta “eLabel!”, quindi, il consumatore potrà individuare i prodotti preferibili per l’ambiente, ossia quelli dotati di etichetta, comparare fra loro quei prodotti o servizi, valutarne le performance ambientali in modo immediato e operare un acquisto informato.
«La certificazione “eLabel!” per le bioplastiche e per i sacchetti biodegradabili e compostabili indica il contenuto percentuale di materie prime rinnovabili, i costituenti provenienti da filiera responsabile, l’impronta di carbonio (ossia i gas a effetto serra emessi nel ciclo di vita del prodotto, ndr) e la possibilità di recupero mediante riciclo organico». A dirlo è Francesco Degli Innocenti, direttore dell’unità Ecologia dei prodotti e comunicazione ambientale di Novamont, azienda chimica italiana attiva nel settore delle bioplastiche, la prima in Italia ad aver ottenuto la certificazione “eLabel!” per la IV generazione della sua famiglia di bioplastiche biodegradabili e compostabili Mater-bi. «Perseguiamo da sempre una strategia di sviluppo basata sull’aderenza alle norme più stringenti nella misurazione delle prestazioni ambientali – dichiara Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont – L’ottenimento di questa certificazione ci consente di garantire a partner e clienti soluzioni con cui essere competitivi sul mercato e rispondere a una domanda sempre più esigente in termini di ecosostenibilità». Al momento, in Italia l’etichetta “eLabel!” è stata conferita al granulato della Novamont, materiale plastico biodegradabile e compostabile prodotto in forma granulare, usato nell’industria plastica con le normali tecnologie di produzione e impiegato nell’ambito del packaging e dell’usa e getta (di posate, bicchieri e piatti, per esempio). Di conseguenza, lo stesso riconoscimento avranno gli shopper realizzati dai produttori che si riforniscono dall’azienda di Novara.
Una qualifica ambientale che l’unico produttore italiano di materia prima bioplastica ha ricevuto lo scorso aprile dal Kyoto Club sulla base di una verifica effettuata dall’istituto di certificazione Certiquality. Ma l’idea è che si generi un effetto a catena per esportare la multietichetta all’estero. Infatti “eLabel!”, pur essendo nata in Italia, è basata su un regolamento conforme alle normative europee, e quindi potrebbe essere applicata in tutta Europa. «L’obiettivo è quello di fornire prodotti totalmente biodegradabili – precisa Francesco Degli Innocenti – e con quote crescenti di sostanze prodotte in modo innovativo, partendo da materie prime vegetali a sostituzione delle sostanze convenzionali». Questo per creare prodotti il più possibile integrati ai cicli biologici naturali. «Vogliamo creare una vera ecologia dei prodotti – continua l’esperto – Puntare a cicli simili a quelli degli organismi naturali. Si nasce dalla natura e si ritorna alla natura. Fuori dalla metafora: si nasce da materie prime vegetali e si torna nei campi mediante il compostaggio professionale».
Di fare chiarezza, nel mondo delle etichette ecologiche, ce n’era bisogno. Al momento, infatti, due sono le tipologie più diffuse: l’Ecolabel (l’ecoetichetta europea) e l’etichetta ecologica di tipo III (l’environmental product declaration), entrambe con limiti evidenti. «Rispetto all’Ecolabel, per esempio, il prodotto che soddisfa alcuni standard ambientali ottiene l’autorizzazione a fregiarsi della margherita gialla – precisa Degli Innocenti – Tuttavia al consumatore non è visibile nessuna informazione sulle caratteristiche esaminate e sui risultati ottenuti». Si tratta solo di bollini di riconoscimento, che non permettono di capire l’effettivo impatto ambientale del prodotto. Invece, per quanto riguarda l’etichetta ecologica di tipo III, tanto richiesta dai produttori italiani che lavorano all’estero, «gli indicatori importanti come effetto serra e compostabilità sono segnalati – spiega Annalisa Corrado, coordinatrice del gruppo di lavoro sulla multietichetta al Kyoto Club – ma non viene data alcuna spiegazione sul significato dei valori assegnati».
Così, mentre nessuna delle etichette presenti sul mercato dà informazione complete, “eLabel!” propone una reale innovazione nel campo della etichettatura ecologica perché è capace di mostrare non solo le caratteristiche ambientali del prodotto ma anche una soglia minima da raggiungere per ottenere questo riconoscimento. Cosa cambierà per i consumatori? Avere a disposizione un bugiardino parlante, non solo un criptico marchio di qualificazione del prodotto. «Una piccola scheda tecnica-ambientale informativa destinata ai consumatori più attenti o a coloro che lo vogliono diventare», aggiunge Degli Innocenti.
L’azienda di Novara è stata la prima, ma si spera che la strada possa essere in discesa, visto che al Kyoto club hanno già dimostrato il loro interesse diverse realtà attive nel mondo del packaging. «Si tratta di una scommessa, per provare a guardare più al futuro che al passato – conclude Annalisa Corrado del Kyoto club – Abbiamo scelto di premiare l’eccellenza, nella speranza che faccia scuola».l

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