“L’uso di insetticidi deve essere ridotto il più possibile”

A parlare così è Paolo Fontana, naturalista, ricercatore presso la fondazione Mach di Trento, apicoltore da oltre trent’anni e autore del libro “Il piacere delle api”

Paolo Fontana apicoltore

Tutti riconoscono il ruolo insostituibile che le api svolgono per la società umana, eppure le morìe che continuiamo a registrare sono il segnale che non si fa abbastanza per tutelarle. Ne abbiamo parlato con Paolo Fontana, naturalista, ricercatore presso la fondazione Mach di Trento, apicoltore da oltre trent’anni e autore del libro Il piacere delle api, pubblicato per Wba Project.

Dottor Fontana, perché le api sono considerate un indicatore della qualità ambientale?
L’ape mellifera, cioè quella allevata dagli apicoltori, è responsabile della gran parte dell’impollinazione dei fiori, motore della biodiversità. Per farsi un’idea, basti pensare che la produzione di un chilo di miele riguarda 22 milioni di fiori: per ognuno c’è un atto di impollinazione e dunque di riproduzione. Inoltre, circa un terzo di quello che mangiamo dipende dall’attività delle api e ci sono piante che non mangiamo ma usiamo, come il cotone. È proprio per il rapporto stretto che hanno con l’uomo che le api sono anche sentinelle della qualità degli ecosistemi. A differenza degli impollinatori allo stato selvatico, infatti, sono monitorate costantemente e ci segnalano se un ambiente è sano oppure se sono presenti inquinanti.

Che cosa si intende per morìa di api e quali possono essere le cause?
Quando si osserva un calo repentino in più alveari contemporaneamente, significa che le api bottinatrici, cioè quelle che hanno il compito di reperire il nutrimento per l’alveare, hanno attraversato un ambiente avvelenato, rimanendone vittime. Ci possono essere anche casi di spopolamento legato all’affamamento, cosa che sta avvenendo per esempio questa primavera, date le condizioni climatiche avverse e la scarsa presenza di fiori. Nel caso di malattia, invece, la morte non avviene all’improvviso e l’apicoltore non registra né un calo né una crescita dell’alveare.

Quali sono le sostanze da vietare?
Gli insetticidi, lo dice il nome stesso, servono a uccidere gli insetti. Il loro uso deve essere il più possibile ridotto e deve essere fatto in modo oculato, quando necessario. Questo è ciò che prescrive il decreto legislativo 150 del 2012: devono essere applicati i principi generali della difesa integrata obbligatoria. Quella agricola è un’attività economica, ma avendo a che fare con l’ambiente è necessaria una presa di coscienza dei rischi per la salute e un impegno a tutela della biodiversità. Dunque, più che vietare una singola sostanza, la politica e le istituzioni dovrebbero accompagnare gli agricoltori in questo percorso.

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Laureata in Scienze Politiche all’Università di Trieste, con una tesi sull’Islam nell’isola di Mauritius. Scrive di immigrazione e ambiente dal 2006, collaborando con Vita non profit, La Nuova Ecologia, Repubblica.it. Nel 2010 ha curato "G2 e giovani stranieri in Italia. Politiche di inclusione e racconti", edito da Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e Vita non profit. Come fotografa, nel 2009 ha partecipato alla mostra intitolata “They won’t budge” (“Non si muoveranno”, da una canzone del cantante maliano albino Salif Keita), sugli immigrati africani in Europa, presso la New York University.