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«Contro l’inquinamento elettromagnetico serve un nuovo stile di vita»

Gli studi realizzati finora potrebbero non essere abbastanza attendibili. E i limiti che consideriamo sicuri, gli stessi approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, rischiano di non tutelarci abbastanza. E’ questo l’allarme che Massimo Scalia, autore insieme a Francesca Pulcini e Massimo Sperini del volume “Campi elettromagnetici e sistemi viventi. Fascino discreto” (Andromeda Editore, 26 euro), ha lanciato dal Salone del Libro di Torino.

Durante la presentazione del volume organizzata dalla Fima, coordinata dalla blogger Gabriella Gozzo e da Vittorio Pasteris, direttore di Quotidiano Piemontese, il professor Scalia, docente di Fisica Matematica alla Sapienza di Roma e fra i padri dell’ambientalismo italiano, ha spiegato come è nata l’opera. «Si tratta del secondo volume che dedichiamo a questo tema. Un problema complesso, perché gli studi ufficiali, basati su ricerche degli anni Trenta, tendono a sottostimare effetti specifici dei campi elettromagnetici sul corpo umano. Basta pensare che uno studio dell’International Agency for Research on Cancer ha riscontrato un aumento di alcuni tipi di tumori, come il glioma e il neurinoma acustico, in chi parla con grande frequenza al cellulare. Il problema è che mancano studi epidemiologici approfonditi, soprattutto a causa della mancanza di fondi, e che i limiti stabiliti dagli organismi regolatori a mio avviso sono troppo permissivi. Il limite massimo di esposizione alle onde ad alta frequenza è di 20 v/m e la soglia di attenzione di 6 v/m, ma il livello naturale di onde elettromagnetiche è di 0,02 mV/m. Questo vuol dire che se anche abbassassimo il limite di attenzione a 0,6 v/m saremmo comunque esposti a un livello di onde tremila volte superiore a quello presente in natura».

La soluzione? Chiedere ai governi di abbassare i limiti delle emissioni. Ma si tratta di una battaglia molto difficile da portare avanti. «Ci sono sollevazioni locali, come quella dei siciliani contro il Muos di Niscemi, ma manca la sensibilità a livello nazionale. Questo perché le onde elettromagnetiche permettono a smartphone, tablet e computer di funzionare. Negli ultimi anni le compagine telefoniche hanno diminuito di loro iniziativa le emissioni, ma i consumatori non sembrano interessarsi abbastanza al problema: visto che i cellulari sono diventati indispensabili, le persone sono disposte a correre il rischio di ammalarsi pur di non dover fare delle rinunce. Nel futuro, o saremo disposti a modificare almeno in parte il nostro stile di vita, oppure i campi elettromagnetici non faranno che aumentare».

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