“L’Ue deve proteggere i suoi cittadini e l’ambiente. Può e deve cambiare”

A colloquio con l’europarlamentare olandese Bas Eickhout, 42 anni, candidato di punta per i Verdi alle prossime elezioni insieme alla tedesca Ska Keller

Bas Eickhout«L’Europa può e deve cambiare, deve proteggere i suoi cittadini, essere sociale e verde. Deve puntare con ambizione alla riduzione delle emissioni di CO2 e a un green new deal, che non solo è necessario ma anche attraente, perché crea occupazione». L’europarlamentare olandese Bas Eickhout, 42 anni, candidato di punta insieme alla tedesca Ska Keller per i Verdi alle prossime elezioni per il Parlamento europeo, ha idee chiare e un obiettivo: «Cambiare l’Unione affinché serva ai cittadini».

Cresce sempre più l’euroscetticismo e rischia di mandare in frantumi la casa comune che con mille difficoltà stiamo cercando di costruire. Che messaggio rivolge ai cittadini per contrastare l’avanzata delle forze antieuropeiste? Come si ferma l’ascesa dei partiti politici che vogliono rompere l’Europa?
L’unico modo per fermare l’ascesa degli antieuropeisti è riconoscere che l’Ue può e deve cambiare. Dobbiamo allontanarci da quelli come Salvini da una parte e Macron dall’altra, che chiedono se siamo favorevoli o contrari all’attuale Ue. La domanda da porsi è: come possiamo cambiarla per servire gli interessi della stragrande maggioranza delle persone? Invece di essere portavoce di interessi economici acquisiti, l’Ue deve intervenire laddove il mercato fallisce per proteggere le persone e l’ambiente. Invece di adottare un programma di austerità leggermente attenuato, l’Unione dovrebbe dimostrare che può costringere le multinazionali a pagare la loro giusta quota di tasse e ad aumentare gli investimenti. È così che si può ottenere sostegno al progetto europeo.

I cittadini si sentono minacciati dalla globalizzazione e stremati dalle politiche di austerità che hanno aggravato la crisi economica e sociale. Questa a sua volta si intreccia sempre più con la crisi climatica. Il risultato è una crescita a livelli mai visti della sfiducia nei confronti dei leader politici e del progetto europeo. Come si inverte la tendenza?
La fiducia può essere riguadagnata solo se i politici europei si allontanano dalla dottrina Tina (acronimo di “there is no alternative”, non c’è alternativa, la celebre frase del primo ministro conservatore inglese Margaret Thatcher che indicava nel capitalismo l’unica via per lo sviluppo, nda). La crisi finanziaria, quella dell’Eurozona e quella climatica sono state tutte gestite con dogmi economici antiquati, che favoriscono l’intervento del privato nel settore pubblico e trattano le grandi aziende con i guanti. Ai cittadini è stato detto che non c’era altro modo se non quello di essere fermi sulla spesa pubblica, ma “gentili” con le banche che fallivano e con gli inquinatori. Prendiamo ad esempio il Dieselgate. Non è stato fatto nulla per impedire alle case automobilistiche di barare con le emissioni, mentre le persone letteralmente muoiono per l’inquinamento extra che hanno creato. La gente vuole un’Unione che sia qualcosa in più che il solo mercato interno, un’Unione che protegga, che sia sociale e verde.

Come intende costruire consenso intorno al suo progetto politico?
Il consenso può essere costruito proponendo politiche giuste per assicurare ai cittadini che l’onere sia condiviso da tutti. Guardiamo alle politiche climatiche. La vicenda francese dei gilet gialli fornisce un buon esempio di approccio sbagliato da parte di un governo. Non è possibile proporre riduzioni delle tasse per i ricchi, come ha fatto Macron, e aspettarsi che le persone accettino l’aumento del prezzo del diesel, che colpisce principalmente i redditi più bassi. Ecco perché l’Ue dovrebbe combattere l’evasione fiscale e la speculazione finanziaria. La giustizia sociale è un prerequisito per le politiche climatiche.

I verdi propongono un green new deal europeo come via d’uscita dalla crisi, per costruire una casa comune solidale inclusiva, sostenibile e competitiva allo stesso tempo. È una sfida che i singoli governi, anche i più forti, non sono in grado di vincere da soli. Qual è la ricetta per creare occupazione, accrescere la competitività, affrontare la crisi climatica e migliorare la qualità della vita?
In primo luogo, penso che ci siano già Paesi che hanno dimostrato quanto sia possibile affrontare i cambiamenti climatici operando al tempo stesso bene sia economicamente che socialmente. Un esempio è quello della Svezia. Ovviamente è più facile per i Paesi seguire questa strada se l’Ue nel suo complesso è più ambiziosa sotto questo aspetto, garantendo parità di condizioni. Questo è il motivo per cui è così importante che l’Europa si dia un obiettivo di riduzione della CO2 molto più alto di quello attuale. In secondo luogo, affrontare la crisi climatica comporta dei costi, ma anche grandi benefici in termini di creazione di posti di lavoro, riduzione dell’inquinamento, città più verdi e maggior indipendenza dai regimi autoritari. Studi della Commissione europea e dell’Ocse dimostrano che le politiche climatiche ambiziose portano alla crescita del Pil. Non affrontare il global warming ha invece l’effetto contrario. Infine, l’Ue può rendere un’ambiziosa politica climatica il suo vantaggio competitivo nel mondo, esportando conoscenze, prodotti e servizi sostenibili. Guardate alla Danimarca, che sta beneficiando enormemente della sua attenzione iniziale all’energia eolica. Ora questa energia è diventata un importante prodotto di esportazione.

Può essere allora il green new deal il progetto capace di animare un nuovo sogno europeo? Possiamo immaginare la lotta ai cambiamenti climatici come la nuova missione in grado di mobilitare i cittadini, a partire dai più giovani, e ridare un senso all’impegno europeista? Quali proposte concrete possono rendere praticabile questa strada?
Penso che attualmente a smuovere cittadini e giovani europei sia l’inazione politica nei confronti dei cambiamenti climatici. Le persone vogliono azioni rapide e concrete, non obiettivi vaghi e a lungo termine. Il nostro green new deal vuole fare esattamente questo. È interessante vedere tanta attenzione ora per questo concetto, noi l’abbiamo proposto nel 2009. Ciò che lo rende così attraente è che si concentra sulla modernizzazione ecologica della nostra industria, creando allo stesso tempo occupazione.