venerdì 15 Gennaio 2021

L’onda verde europea

foto di gruppo dei "Verdi" tedeschi

Dal 17,5% di voti che in Baviera, lo scorso ottobre, ha fatto dei Grünen il secondo partito (a Monaco, però, sono la prima forza) alle elezioni in Assia, trainati anche dallo scandalo del “dieselgate”, dove i Verdi tedeschi hanno fatto il bis con un sonoro 19,8%, diventando anche qui il secondo partito più votato. Tonfo, invece, per le formazioni storiche: in Baviera la Csu dei cristiano-sociali è crollata dal 47,7 al 37,2%, in Assia la Cdu di Angela Merkel è precipitata al 27% (-11%), mentre i socialdemocratici (Spd) in Baviera sono scesi al 9,7% (-10,9%) e in Assia al 19,8 (-10,9%).

Ma che cosa spiega questa rivoluzione elettorale che vede di nuovo i Grünen come Hoffnungträger (portatori di speranza)? «Innanzitutto siamo forti nei contenuti programmatici – spiega la leader bavarese Katharina Schulze – La gente vuole che la politica risolva i problemi, e se pensa alla crisi climatica e alla tutela dell’ambiente sa che le risposte giuste le abbiamo noi. Inoltre, mentre gli altri partiti oscillano tra essere filoeuropei e antieuropei, per l’accoglienza dei rifugiati o contrari, la nostra posizione è chiara: siamo per il rispetto della dignità umana, per un’Europa forte, per la difesa dei valori democratici. E per la parità uomo-donna. Infine, il forte radicamento a livello regionale e comunale alimenta i nostri consensi nazionali». Oggi i Grünen governano, in coalizione con la Spd, a Berlino, Amburgo, Brema, con Spd e liberali ad Hannover, con Cdu e Spd a Francoforte. Tra i nove Land su sedici che li vedono al governo c’è il Baden-Württemberg, il più industrializzato del Paese, di cui è presidente dal 2011 il verde Winfried Kretschmann, mentre il neo presidente del partito, Robert Habeck, è stato ministro in Schleswig-Holstein. Nei sondaggi nazionali i Grünen viaggiano al 20%: in pole per il prossimo governo federale? «Siamo sempre pronti a governare. E per le coalizioni procediamo pragmaticamente in base ai programmi, senza escludere a priori alcun partito, tranne uno – chiarisce Schulze – quello di estrema destra Alternative für Deutschland».

L’“onda verde” non è un fenomeno solo tedesco. A ottobre gli ambientalisti si sono affermati in Lussemburgo (15%) e in Belgio (16,8% a Bruxelles, 18,4% ad Anversa). In Olanda, alle elezioni politiche del 2017, hanno raccolto il 9,1% (+6,8%), in Finlandia sono quotati al 12,5%. I verdi governano in Lussemburgo, Svezia, Lettonia e Grecia, e sulla base di accordi programmatici garantiscono l’appoggio esterno agli esecutivi socialisti di Spagna e Portogallo. Sindaci verdi guidano Valencia, Grenoble, Innsbruck e Amsterdam; ecoassessori siedono nelle giunte di Parigi, Madrid, Barcellona. I verdi stanno risalendo anche in Regno Unito, Irlanda e Francia.

E in Italia riprenderanno quota? Il partito verde europeo è al lavoro per costruire una lista ecologista da presentare alle prossime elezioni europee di maggio, mettendo insieme Federazione dei verdi, Green Italia, Possibile, i sindaci di Italia in Comune, Futura e altre sensibilità ecologiste, dice la co-presidente del Partito verde europeo, Monica Frassoni. Quattro, secondo lei, i temi che accomunano i verdi in Europa: «Rappresentazione dei cambiamenti climatici come minaccia ma anche come opportunità di trasformazione positiva dell’economia nell’ottica di un Green new deal; prospettiva europea come spazio irrinunciabile di democrazia e di sovranità da rafforzare; Stato di diritto e giustizia sociale come fattori di stabilità e sicurezza; protagonismo politico delle donne a tutti i livelli».

Silvia Zamboni
Silvia Zamboni. laureata in filosofia. è giornalista esperta in sostenibilità ambientale. transizione energetica low carbon. economia circolare. agricoltura biologica. sharing economy. Collabora con varie testate e Radio 3 Rai www.silviazamboni.it

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