L’onda forte dell’Italia

INTERVISTA A FILIPPO SOLIBELLO. Il conduttore radiofonico ha scritto “Spam, Stop alla plastica in mare”, un libro che illustra trenta piccoli gesti per liberarci da un problema globale

Filippo Solibello - conduttore radiofonico
Filippo Solibello

La plastica è ormai il chiodo fisso di Filippo Solibello. L’autore di Spam, Stop alla plastica in mare, è testimonial in Italia di un evento musicale mondiale per curare gli oceani da questo “male”.

Prima di tutto, come è venuta a te, milanese, la voglia di occuparti di plastica in mare? Non è un tema un po’ distante da voi lumbard?
Vuoi sapere la verità? La dritta me l’avete data voi di Legambiente.

Ma dai…
Ti ricordi un annetto fa quando mi chiamasti per chiedermi una mano sul problema delle microplastiche nei cosmetici? Beh, io allora neanche sapevo cosa fossero le microplastiche. Vi ho appoggiati sulla fiducia, ma da lì ho cominciato a praticare l’argomento e ho scoperto delle cose pazzesche: per esempio tutta questa aneddotica sugli avannotti che “preferirebbero” le microplastiche al plancton, sul senso di sazietà procurato, sul cambiamento di comportamento nei confronti dei predatori per cui non sviluppano più la capacità di scappare. Insomma, ho capito che avevamo combinato un bel guaio e valeva la pena cercare di studiare il problema.

Sì, quella parte del libro è proprio inquietante, sembra di leggere Il quinto giorno. E così sei passato a studiare tutto il tema della plastica, dall’invenzione ai giorni nostri. In fondo non sono passati neanche 70 anni dalla nascita del Moplen, il polipropilene che valse al nostro connazionale Natta il premio Nobel. A proposito, te lo ricordi lo sketch di Carosello con Gino Bramieri che promuoveva il Moplen?
No. Quand’ero piccolo io Carosello era già finito… ma Gino Bramieri l’ho ritrovato su Youtube. Del resto è milanese anche lui… In quello spot diceva che la plastica era un materiale che durava tanto. E se ci pensi ha permesso all’umanità di fare un vero salto nel futuro. L’assurdità è stata quella di creare prodotti con un tempo d’utilizzo effimero da un materiale pensato per durare secoli: una cannuccia la usi per pochi minuti, i bicchieri di plastica qualche secondo.

A leggere il tuo libro si ha l’impressione che la guerra alla plastica selvaggia sia esplosa dovunque. Sembra che il mondo abbia preso coscienza di un problema e sia deciso ad affrontarlo.
Questo è vero, ma considera anche che 15 anni fa la plastica in giro per il mondo era la metà di quella che c’è adesso. Oggi si producono quasi 400 milioni di tonnellate di plastica all’anno contro i 100 milioni dell’’89. Significa che ogni 15 anni il mondo raddoppia la quantità di plastica prodotta, una crescita esponenziale e, di conseguenza, crescono anche la sensibilità e le azioni di contrasto. A me ha impressionato il manager della Coca Cola che mi raccontava come stiano adottando misure antiplastica in tutti i 218 Paesi nei quali sono presenti, 218, capisci? Tranne Cuba e la Corea del Nord significa in tutto il mondo.

In effetti “plastic free” sembra un marchio destinato a diventare virale come “sugar free” o “senza olio di palma”. Anche qui racconti cosa sta facendo il resto del mondo, ma soprattutto cosa sta succedendo nel nostro Paese. In fondo questa storia della plastica è una storia nostra: è italiano il suo inventore ma anche tante alternative, a cominciare dalle bioplastiche, sono nostri brevetti.
E siamo arrivati primi anche nelle misure di contrasto. Pensa che il famoso emendamento del “vostro” senatore Ferrante che vietava gli shopper di plastica è del 2006. Poi il divieto sarebbe entrato in vigore nel 2013, ma comunque fu utilissimo a dare spinta al settore delle bioplastiche dove siamo diventati leader di settore. Noi siamo bravissimi a criticarci, ma non sappiamo gioire dei nostri trionfi. Eppure dall’impianto legislativo alle soluzioni tecniche, alla chimica verde, queste sono le cose che dovremmo vendere al resto del mondo, a cominciare magari proprio dai Paesi del sud est asiatico dove l’inquinamento da plastica è più drammatico. Immagino che si possa creare una sorta di “via del polimero” che corra in senso opposto alla “via della seta” ed esporti lì le nostre soluzioni.

E però non è poi tutto così lineare. Tu racconti bene anche il tema della complessità e porti l’esempio di alcuni materiali plastici particolarmente performanti che consentono di prolungare la vita degli alimenti, ma che poi è molto più complicato smaltire. E così sei costretto a decidere se sia meglio lottare contro il food waste o l’indifferenziato selvaggio.
E già. Anche a me sarebbe piaciuto un mondo più facile da leggere… Qui invece bisogna entrare nella dimensione della complessità ed è veramente un “casino”. Ci sono mozzarelle dentro imballaggi realizzati con otto strati diversi di plastica che ti raddoppiano i tempi di conservazione e il conteggio sul life cycle assessment si complica sempre di più. La complessità è una dimensione della contemporaneità.

C’è un segnale che lascia ben sperare ed è il coinvolgimento dei grandi nomi del business e dello spettacolo. Tu prima citavi Coca Cola, ma ci sono anche Yacht Club Costa Smeralda, Coop, Carrefour, le catene della grande distribuzione e poi testimonial famosi. Questo tema sta diventando centrale nelle strategie di comunicazione delle grandi aziende. Insomma un fenomeno che ha smesso i panni un po’ pauperistici degli anni passati per diventare cool, di moda.
Dici bene, società ed economia sono comparti molto reattivi e decisamente più avanti rispetto alla politica. La mia impressione è che la politica non sia più un termometro dell’andamento del Paese. In questo periodo sta registrando gli istinti peggiori, quelli che magari ti fanno anche fare il pieno di voti, mentre invece la società è molto più avanti sui temi reali. È come se ci fosse un’onda talmente forte che parte dal basso e che senti che avrà ragione anche del sonno e dell’inconsapevolezza della politica. Pensa che l’evento di apertura del Salone del Mobile qui a Milano, uno dei momenti più importanti di questa città, è stato una mega installazione che si chiama Help, un’enorme scritta fatta con i tappi di plastica a significare proprio gli oceani che chiedono aiuto per difendersi dalla plastica.

A proposito di oceani, nel libro c’è anche l’idea di un mega evento musicale mondiale, una sorta di Live Aid per liberarli dalla plastica.
Sì, è l’Ocean Aid, un’idea di Steve Andrews, un cantautore gallese che mi ha convinto che è il momento di lanciare quest’appuntamento. Ne ho parlato qualche settimana fa al congresso mondiale delle radio che si è tenuto a Losanna e ho trovato un entusiasmo pazzesco. E in questo Legambiente ci deve dare una mano. Dobbiamo trovare un Comune o un territorio disponibile a ospitare l’evento, poi le radio si preoccuperanno di portare gli artisti. Sarà una figata pazzesca.

Con piacere Filippo. Con “Goletta Verde” porteremo il tema in giro per le spiagge d’Italia. E sarebbe bello che fosse proprio l’Italia a organizzare l’Ocean Aid.

Il Libro
Filippo Solibello
Spam, stop alla plastica in mare
Mondadori
pp. 216
18 euro

Spam, il libro